Imene, tra verità e falsità: tutto quello che una donna deve sapere

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Cos'è, dove si trova, com'è fatto: una guida per sfatare tutti i miti che aleggiano sull'imene.  

Cos'è, dove si trova, com'è fatto: una guida per sfatare tutti i miti che aleggiano sull'imene.  
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L'imene è probabilmente una dei primi argomenti legati al sesso con i quali si inizia a parlare con le amiche di nascosto: quando ancora ci si vergogna a fare certe domande e la rete diventa l'interlocutore principale al quale rivolgerle. Sono diversi i falsi miti diffusi su questa parte del corpo femminile, che sarebbe bene sfatare una volta per tutte. In questa guida potrai trovare le informazioni che cerchi su cos'è l'imene, a cosa serve, dove si trova e qualche importante chiarimento circa il suo legame con la verginità.

Cos'è l'imene?

La parola imene deriva dal greco hymén e significa letteralmente “membrana” oppure “pelle”: nella pratica, l'imene è proprio un piccolo lembo di tessuto, molto simile a quello delle piccole labbra. Nella parte esterna è formato da uno strato di pelle estremamente sottile, mentre nella parte interna è ricoperto da una mucosa, che ricorda quella della vagina. Si tratta, dunque, di una piega di tessuto epiteliale, sulla quale sono presenti tantissimi vasi sanguigni e terminazioni nervose: per questo motivo, basta una lieve lacerazione per provocare la perdita di alcune gocce di sangue.
Dove si trova l'imene? È collocato nella parte che separa il vestibolo delle vulva, che è lo spazio compreso fra le piccole labbra, dal canale vaginale. Può essere più o meno elastico e più o meno esteso: nei casi in cui le sue dimensioni siano eccessive, è necessario effettuare un piccolo intervento, chiamato imenectomia, per permettere al sangue mestruale di defluire all'esterno.

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Le forme dell'imene

Così come la forma della vulva femminile cambia da donna a donna, anche l'imene può avere forme, colori e dimensioni differenti. Può, inoltre, essere più o meno resistente, al punto da subire lacerazioni durante il primo rapporto sessuale, oppure no. La sensibilità e il colore dipendono dalla presenza di vasi sanguigni, che è variabile. La forma può essere di diverso tipo, ovvero:

  • anulare;
  • semianulare;
  • labiato;
  • bilabiato;
  • cribroso;
  • fimbriato e così via.

In genere è dotato di uno o più fori, ma può anche esserne privo: in questo caso si parla di imene imperforato. Ci sono anche donne che nascono senza l'imene. In alcuni Stati del Nord Europa, l'imene viene chiamato “corona vaginale” o “ghirlanda vaginale” in riferimento alla sua forma e alla sua posizione.

Come si rompe l'imene e come capire se si è rotto

A cosa serve l'imene? La sua funzione specifica all'interno dell'organismo non è ancora stata specificata: le ipotesi più diffuse sono quelle che gli attribuiscono un'utilità di tipo anatomico, in quanto segnala la diversità embriologica esistente tra la vulva e la vagina (che spesso vengono erroneamente confuse). Quello della rottura dell'imene è uno dei luoghi comuni più diffusi sull'argomento: essendo una membrana che riveste la vagina, non può essere rotta nel momento in cui la si penetra. Né da un pene, né da un dito, e neanche da un assorbente interno.

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Rottura dell'imene e sanguinamento: cosa c'è di vero 

Abbiamo detto che l'imene è un ripiegamento di tessuto che può risultare particolarmente fragile: pertanto può accadere che quando si inserisce per la prima volta qualcosa in vagina, che sia un dito durante la masturbazione o un pene durante un rapporto sessuale, subisca qualche piccola lacerazione, dalla quale dipende il sanguinamento.

Ricostruzione dell'imene: tutto sull'imenoplastica

Il binomio imene-verginità è dunque il mero retaggio di una cultura che ha giudicato, condannato e condizionato la vita sessuale delle donne, il cui candore e sigillo di purezza sessuale vengono fatti coincidere, erroneamente, con le condizioni di integrità dell'imene. Un modo per non far perdere vigore alle strutture del patriarcato, che reggono ancora oggi in tanti Paesi nei quali le donne sono costrette a sottoporsi al test della verginità per dimostrare di essere ancora illibate.

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Sono proprio loro che spesso ricorrono all'imenoplastica, ovvero alla ricostruzione chirurgica dell'imene: per motivi culturali e religiosi bisogna arrivare caste al matrimonio e così, sostenute dal passaparola di persone fidate, si sottopongono a un intervento che, alla luce di quanto esposto fin qui, rappresenta uno dei più grandi paradossi di sempre. Ricostruire qualcosa che non si è mai rotto, che non ha niente a che fare con la perdita della verginità, per mostrare qualcosa che non ha niente a che vedere con una membrana, a prescindere da come si sceglie di chiamarla.

Foto apertura:Rui Santos-123RF

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