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Mary Quant: storia dell’inventrice della minigonna

La rivoluzione della minigonna: storia di Mary Quant, il talento sovversivo che emancipò le donne a partire dalla lunghezza delle gonne.

La rivoluzione della minigonna: storia di Mary Quant, il talento sovversivo che emancipò le donne a partire dalla lunghezza delle gonne.

Questa storia comincia così, come un’operazione nostalgia: “Erano i meravigliosi anni della Swinging London…”. Ed effettivamente, la storia di Mary Quant è una di quelle congiunture astrali da manuale:  la persona giusta, nel posto giusto, al momento giusto.

Mary Quant: icona di sovversione

La storia di Mary Quant

Foto: LaPresse

All’anagrafe Barbara Mary Quant, il suo nome è sinonimo di minigonna. Nata nel sobborgo londinese di Blackheat nel 1934, le sue origini sono quelle di una tranquilla famiglia della middle class. L’attitudine anticonformista di Mary si manifesta negli anni dell’adolescenza, quando la futura stilista lascia il nido e si trasferisce nella città che, più di tutte, poteva accogliere il suo stile di vita libero e creativo: Londra. È qui che incontra e sposa Alexander Plunket Green, giovane altrettanto bohémien, di nobile discendenza. Proprio grazie al patrimonio ereditato da lui, intorno alla metà degli anni ‘60 Mary Quant - la cui formazione artistica porta a uno sbocco nel mondo della moda - riesce ad aprire la sua prima boutique: Bazaar, a Chelsea. La storia della minigonna è ufficialmente iniziata.

Many Quant: l’origine della minigonna

Mini-skirt (questo il nome inglese della minigonna) nasce dall’idea di proporre un indumento meno lungo, e quindi più pratico, rispetto alle gonne e agli abiti delle generazioni precedenti.

Per quanto riguarda il nome, sembra che la stilista prese ispirazione dall’omonima automobile, che proprio in quegli anni furoreggiava.

Tutti pazzi per Mary Quant

La Gran Bretagna in generale, e Londra in particolare, hanno rappresentato la Mecca, il catalizzatore della voglia di cambiamento provata dalla generazione di giovani degli anni ‘60. La musica, lo stile, la moda rappresentavano il mezzo per esprimere una rottura e una ribellione vissute con gioia e spensieratezza. Proviamo a metterci nei panni (letteralmente) di una ragazza nella Swinging London: la gonna corta era perfetta per “darci un taglio”: con la generazione dei propri genitori e con un Paese vecchio e conformista.

Un successo inarrestabile

In questo contesto, il successo di Mary Quant non può che essere inarrestabile: al Baazar si aggiunge un negozio in Brompton Road, mentre si gettano le basi per la fondazione del Ginger Group, che rende possibile esportare la rivoluzione delle minigonne anche negli Stati Uniti.

Negli stessi anni, la stilista Mary Quant diventa un’imprenditrice a tutti gli effetti, esprimendo il suo stile con l’entrata nel business dei cosmetici e in quello delle calzature. Stivali bianchi di vernice e minigonna: un abbinamento destinato a diventare il simbolo, nell’immaginario collettivo, dell’estetica tipicamente Mod degli anni ‘60.

La disputa con André Courrèges 

Arrivare secondi non piace a nessuno. Negli stessi anni di Mary Quant (più precisamente, nel 1964), lo stilista francese d’alta moda André Courrèges introduceva abiti corti dalle linee a trapezio. Non sappiamo con certezza chi, tra i due contendenti, abbia tagliato per primo il traguardo (e la gonna) sulla linea temporale. Non abbiamo dubbi, però, su quale nome sia stato consacrato nella (cat)walk of fame della moda per aver reso celebre un capo a dir poco rivoluzionario.

Per chiudere la disputa, citiamo una massima di Mary Quant stessa: «Le vere creatrici della mini sono le ragazze, le stesse che si vedono per la strada».

Il ruolo chiave di Mary Quant nell’emancipazione femminile

Mary Quant e l'emancipazione femminile

Foto: LaPresse

Non è mica detto che, per fare una rivoluzione, si debba prendere la Bastiglia e a far rotolare un po’ di teste coronate. A volte può bastare un gesto in apparenza semplice, come quello di accorciare la gonna. Christian Dior detestava le gonne sopra al ginocchio perché trovava antiestetica questa parte del corpo. Mary Quant, invece, l’ha in un certo senso utilizzata come chiave di volta per l’emancipazione femminile.

Sarebbe infatti riduttivo tenere in considerazione solo il punto di vista estetico, e pensare che accorciare la gonna abbia avuto impatto soltanto in termini di stile. Piuttosto, la minigonna ha rappresentato negli anni ‘60 un abbigliamento pratico ed economico. Un “semplice” pezzo di stoffa ha saputo, quindi, rappresentare sul corpo delle donne l’emblema di un cambiamento epocale della società.

Mary Quant e la Regina Elisabetta II

I meriti della stilista inglese hanno avuto ampio riscontro dalla più alta carica dello Stato. Nel 1966, The Queen conferisce a Mary Quant l’onorificenza di Cavaliere della Corona Britannica (un anno prima, per la cronaca, l’avevano ricevuta i Beatles). Sempre per mano della Regina Elisabetta arriva nel 2015 il riconoscimento del titolo di Dame, cioè di Dama della Regina.

La minigonna in passerella

Due capi sono particolarmente adatti per enfatizzare il tipico stacco di coscia da record delle modelle. Se per i costumi sgambatissimi - uno dei due capisaldi su cui si fondava la serie TV di culto Baywatch (l’altro, ovviamente, era il silicone) - dobbiamo aspettare gli anni ‘90, la minigonna si è affermata nei favolosi Sessanta proprio grazie a Mary Quant.

Twiggy

Per dirla con un inglesismo: “There is more than meets the eye”. Nel caso di Twiggy, sarebbe ingiusto affermare che il suo mito sia attribuibile “soltanto” alla silhouette skinny, o agli inconfondibili pixie cut e trucco occhi con ciglia a ciuffetti. Se la modella inglese è diventata un’icona di stile, è anche grazie alla minigonna (e viceversa). Twiggy incarnava appieno le caratteristiche e i valori dei giovanissimi anni ‘60, ai quali l’inventrice della minigonna si era ispirata per creare un nuovo capo, che fosse proprio l’espressione di quello Zeitgeist generazionale.

In questo senso, potremmo definire quello tra Mary Quant e Twiggy come un “sodalizio” artistico assolutamente perfetto.

Dalle modelle alla First Lady: tutte le donne della minigonna

Negli anni, l’evoluzione della minigonna ha portato a lunghezze sempre più corte e a tagli meno geometrici. Attraverso il compromesso tra comfort, femminilità e libertà di movimento, la gonna corta è arrivata a conquistare ogni tipologia di donna: inclusa una delle icone di stile più imitate di sempre, Jacqueline Kennedy Onassis.

Da Twiggy a Kate Middleton, da Sarah Jessica Parker a Chiara Ferragni, ciascuna di noi ha ceduto al fascino delle minigonna e c’è una minigonna per ciascuna di noi. Questo è il segreto di un capo sempre attuale.

Mary Quant oggi

Tra traguardi e onorificenze, nella sua lunga vita (oggi Mary Quant è un’arzilla ultraottantenne), la stilista inglese ha inanellato una lunga serie di soddisfazioni. Oltre ad aver scritto in maniera metaforica un importante capitolo della storia della moda, non si è risparmiata nemmeno dal punto di vista letterale (o meglio, letterario). A una prima biografia hanno fatto seguito altri libri, dedicati in gran parte - ovviamente - al tema della moda.

Quella dell’inventrice della minigonna, insomma, è davvero la storia di un successo difficilmente Quant-ificabile.

Foto apertura: LaPresse