Chhouk, l’elefante con una protesi a causa dei bracconieri

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Conosciamo la storia di Chhouk, l’elefante asiatico costretto a vivere con una protesi a causa dei bracconieri. 

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Era il 2007 quando a Mondulkuri, in Cambogia, una pattuglia del Wwf trovò Chhouk, un cucciolo di elefante asiatico con una terribile ferita alla zampa anteriore sinistra, causata da una trappola. Debilitato per l'infezione e malnutrito, il cucciolo di meno di 2 anni era destinato ad una morte certa, ma i soccorritori riuscirono a salvargli la vita, affidandolo alle cure della Wildlife Alliance, un’associazione specializzata nel salvataggio e nel recupero di animali selvatici.

La protesi di Chhouk

Per permettere al pachiderma di sopravvivere, è stato necessario amputargli la zampa fin sotto il ginocchio e rimpiazzare l'arto amputato con una protesi appositamente costruita dalla Scuola cambogiana di protesi e ortesi (CSPO). La protesi ha permesso a Chhouk di riprendere una quasi normale seppure in cattività: qualsiasi animale con solo tre zampe in natura non riuscirebbe a sopravvivere. La protesi di Chhouk necessita di costante manutenzione e di sostituzioni periodiche per meglio adattarsi alla crescita dell’animale: in tutti questi anni l’elefante ha ricevuto più di una dozzina di protesi diverse.

La fauna selvatica minacciata dalle trappole

Foto:Fabio Formaggio-123RF

Chhouk è l'unico elefante in Cambogia con un arto prostetico ed è riuscito ad arrivare all’età di 15 anni. Chhouk oggi è diventato un simbolo della Wildlife Alliance ma si tratta solo di uno delle tante migliaia di animali che nel Sud-Est asiatico finiscono ogni anno nelle trappole dei bracconieri. Il Wwf stima la presenza di 12,3 milioni di trappole disseminate dai bracconieri nelle aree protette di Cambogia, Laos e Vietnam per catturare fauna selvatica da rivendere nel mercato nero delle carni proibite o nei wet market.

Queste trappole che colpiscono più di 700 specie di mammiferi come elefanti, tigri, cinghiali, zibetti delle palme e pangolini, sono piuttosto rudimentali e sono costituite da fili o cavi di ferro che provocano gravi mutilazioni agli animali che agonizzano per giorni o settimane intere prima di morire. I volontari animalisti riescono a rimuovere migliaia di trappole ogni anno, basti pensare che in quasi 10 anni ne sono state distrutte 100mila solamente in 2 riserve naturali, tuttavia molte non vengono trovate e rimangono attive, causando sofferenza a un numero elevato di animali selvatici.

Foto apertura:  Donovan Van Staden-123RF

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