La strage di delfini a Taiji

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Nelle baia di Taiji in Giappone, ogni anno, vengono uccisi o catturati centinaia di delfini, come ha testimoniato il documentario “The Cove”.  

La baia di Taiji è un luogo divenuto tristemente famoso in tutto il mondo a seguito del documentario “The Cove” del 2009, diretto da Louie Psihoyos, e che racconta la caccia di delfini che si svolge ogni anno da settembre ad aprile.

The Cove, il documentario

Il documentario, vincitore dell’Oscar e di molti altri premi, è stato registrato in segreto per cinque anni a Taiji e testimonia la cattura e l'uccisione dei delfini.

Il film ha contribuito così a svelare un’atroce realtà, provocando lo sdegno in tutto il mondo: la baia di Taiji diventa rossa a causa del sangue versato dalle centinaia di delfini uccise per rifornire l’industria alimentare.

Gli esemplari che riescono a salvarsi dalla mattanza vengono catturati e venduti ad acquari, parchi acquatici, delfinari e privati.

Una pratica crudele

Purtroppo questi mammiferi marini muoiono lentamente e in modo doloroso perché il metodo di uccisione consiste nel colpire più volta, con un’asta metallica, la parte posteriore del collo dei delfini al fine di lesionare il midollo spinale.

Inoltre per prevenire la perdita di sangue viene inserito un tappo di legno nella ferita aperta: ciononostante, l’acqua della baia si riempie di sangue diventando rossa.

Le proteste e le azioni legali

La diffusione di “The cove” è stata vietata in Giappone ma ciò non è bastato a fermare le proteste portate avanti soprattutto da organizzazioni ambientaliste come la londinese Action for dolphins e l’ong giapponese Life investigation agency.

Queste organizzazioni infatti hanno intrapreso con il paese del Sol levante una sfida legale senza precedenti nell’intento di fermare la caccia dei delfini.

La battaglia potrebbe essere vinta sfruttando un cavillo legale: in Giappone infatti i delfini sono, a torto, considerati pesci ed è per questo che le leggi che proteggono i mammiferi non vengono applicate.

I delfini infatti sono cetacei, quindi mammiferi, e non pesci e basandosi su questo errore di valutazione si potrebbe obbligare la baia di Taiji, città della prefettura occidentale di Wakayama, a non commettere più la mattanza.

Foto: LaPresse

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