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Gender is over: lo speciale

Un viaggio che ci porta alla scoperta di un mondo ancora poco conosciuto. ''Gender is over'' nasce per raccontare le storie di chi, nato in un corpo che non riconosce, decide di cambiare sesso per (ri)trovare la propria innata identità. Ma anche per approfondire le diverse questioni legate al gender gap, fortemente condizionato dalla cultura. Uno speciale nato quindi per far chiarezza sull'identità di genere e sulla sua rappresentazione nella società odierna.

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L’educazione dei figli maschi

Bianca Pitzorno non si è mai sposata perché non ha mai trovato «un uomo che smettesse di essere maschio». In molte le danno ragione, ma il problema potrebbe essere più profondo e da risolvere in due, anche per il bene dei bambini.

Bianca Pitzorno non si è mai sposata perché non ha mai trovato «un uomo che smettesse di essere maschio». In molte le danno ragione, ma il problema potrebbe essere più profondo e da risolvere in due, anche per il bene dei bambini.

Intervistata dal Corriere della Sera, Bianca Pitzorno ha spiegato perché non si è mai sposata. «Non ho mai incontrato un uomo che in casa smettesse di essere maschio e aiutasse nelle incombenze quotidiane». Attorno a queste parole si sono infiammate molte donne, frustrate da carico mentale eccessivo, conflitti sempre verdi con suocere poco discrete e onniscienti su come vanno vissuti coniugio e maternità, e partner poco inclini alla riscrittura dei ruoli familiari.

Era d'obbligo fare una riflessione sull'educazione dei figli maschi, quelli che «non cucinano, al massimo sono “artisti dei fornelli”. Oppure “eroi della lavatrice”, pronti a essere lodati quando lavano un calzino», come ha detto la scrittrice sarda. Dov'è iniziato tutto? Di chi è la “colpa”? Perché come donne sopportiamo che sia ancora così? 

Comodità vs Consapevolezza

Il dottor Stefano Cialdella, psicologo e psicoterapeuta, risponde prima con un aneddoto. Ci sono due amici che si incontrano e si aggiornano sulle rispettive vite. Sono a casa di uno dei due, che durante la discussione, si alza più volte per lavare i piatti o caricare la lavatrice. L'ospite è sorpreso che lui faccia le faccende di casa, che aiuti sua moglie. L'altro, impassibile, risponde: «Io aiuto mia moglie a pulire la casa perché anche io vivo qui ed è necessario che pulisca anch'io». Non fa una piega, ma per molti non è così.

«Il primo uomo sceglie una posizione comoda. E tutti vogliono stare comodi – spiega l'esperto – Mentre l'amico vive con consapevolezza il fatto che certe cose vanno fatte», se non altro per sopravvivere. Nel primo caso si danno per scontato i ruoli degli attori di una coppia: il maschio, che non alza un dito in casa, e la femmina angelo del focolare e wonder woman lavoratrice. Da dove viene invece questa consapevolezza che trasforma il secondo uomo nell'idolo delle donne? Dall'aver vissuto fuori casa? Da genitori illuminati? Non è chiaro.

Infatti, anche chi ha vissuto da solo, dopo aver trovato una compagna, a volte sbraca e si accomoda nella consuetudine di non dover più pensare a faccende domestiche o cose da fare per vivere felici, contenti e puliti. La verità è che dietro questa condizione c'è altro.

Punizione e potere

In House of Cards Frank Underwood interpretato da Kevin Spacey, diceva alla sua amante: «Tutto al mondo ha a che fare col sesso, tranne il sesso. Il sesso ha a che fare con il potere». La comodità di chi non alza un dito e la frustrazione di chi accetta e “subisce” il ruolo di deus ex machina domestico non ha a nulla a che fare con le faccende domestiche: ha a che fare con il potere che i partner vogliono per sé in una coppia. «Rimproverare il partner per non aver fatto nulla o non fare nulla per aiutare l'altro è un modo per vendicarsi, rivendicare uno status e cercare di riequilibrare la coppia». 

Il non aiutare in casa, quel disinteresse pernicioso, al limite dell'ottusità – come se i piatti nell'acquaio fossero invisibili – è un modo per punire l'altro per il sesso negato, materia prima viva della coppia, o per ristabilire il proprio peso in un rapporto in cui uno dei due è troppo schiacciato. «Banalmente: non me la/lo dai? E allora non faccio i piatti». Sembra assurdo, ma ci sono coppie che vanno avanti così anche per cinquant'anni: nel disequilibrio e contesa dei territori, tra calzini sporchi e tavole da sparecchiare, si crea un equilibrio. Orrendo, ma pur sempre equilibrio. 

«Sono dinamiche che si creano da fidanzati, quando si accettano determinate condizioni e si impongono visioni, come l'idea che – in quanto uomo – lui non sappia fare determinate cose “bene quanto una donna”. Sui ruoli in famiglia e ripartizione dei compiti pesano anche i pregiudizi delle donne. Anche questa è comodità. “Se lo fa lui e non mi devo fidare, meglio che lo faccia io: è più comodo”.». Attenzione: ciò non significa che sono le donne a creare la condizione di partenza di tutto questo ottuso e scomodo machismo, ma che la responsabilità è di entrambi i soggetti in campo.

Il peso della Madre

Una delle cause spesso tirate in ballo nel discorso italiano sullo squilibrio dei ruoli tra uomo e donna in casa, è la Madre. Questa figura enorme, ingombrante, è il Paradiso perduto di miltoniana memoria a cui il maschio italico pensa ogni volta che, controvoglia, si trova a fare qualche faccenda domestica. Ci sono donne che sono in lotta con la mostruosa suocera, che ha una soluzione a tutto: sa stirare, smacchiare e cucinare meglio di te e non passa tutta la giornata fuori a lavorare e a sentirsi felice perché fa qualcosa che le piace. Lei pensa prima ai figli e poi, se avanza tempo, a se stessa. E te lo fa pesare perché tu non sei così, e quindi sbagli e rendi “infelice” suo figlio.

Si scatenano rabbia e senso di inadeguatezza. Il senso di “colpa” – anche se non è chiaro quale sia il “crimine” – ci ammazza. «La verità è che anche il senso di colpa è un sistema compensativo, che le donne possono usare per esprimere il proprio disagio. Ma è uno strumento sociale per accreditarsi presso l'interlocutore». Magari le amiche, le sorelle e l'altra mamma. Mentre la Madre ci guarda e ci mette “contro” suo figlio.

«Volendo credere a questo, sì, esistono queste Madri, ma è ancora una volta una soluzione di comodo. È una causa che delegittima l'individuo». Cioè se è colpa della suocera, io non posso farci niente, giusto? «Questa figura è importante e può diventare un problema per quanto è ingombrante. Ma in una coppia non c'è spazio per la Madre perché è una strategia per non stare nel qui e ora, ma per ricorrere a vecchie abitudini consolidate. Il punto non è cosa ha causato ciò che oggi vivo come malessere, ma che cosa posso fare per non trovarmi più in questa situazione. Se mi rendo conto che c'è una suddivisione impari delle incombenze domestiche, forse vale la pena interrogarsi in coppia su cosa può essere più funzionale». Di qui in poi, praterie di possibilità.  

Come si cambia (per non scoppiare)

La molla resta la consapevolezza: ragionare nel qui e ora, sempre. E non pensare che la coppia soccomba al peso delle faccende domestiche. Si scoppia per altri motivi. «Se ragiono momento per momento, mi adopererò al meglio. Se invece ragiono su chi ha fatto cosa, chi lo fa meglio o chi non l'ha fatto, innesco una dinamica pericolosa: avallo un rapporto di potere, dicendo “io sono e faccio meglio di te”». 

Ma cambiare si può. Come? «Giocando. Perché giocando, si impara. Si impara a pulire, quando non lo si è mai fatto; a cucinare, quando non si è mai tenuta in mano una pentola; essenzialmente, stando insieme e prendendosi poco sul serio».

L'educazione dei figli maschi (e femmine)

A voler prevenire invece di curare, è tempo di (ri)pensare all'educazione dei figli maschi. Gli ingredienti per creare uomini a cui non sembri strano caricare una lavatrice sono due: i modelli e la comprensione di un fatto, che l'amore e il potere sono due cose diverse.

«I bambini fanno ciò che vedono fare, per questo i modelli sono importanti. Se vedono il papà fare le faccende di casa o cucinare, sarà fisiologico considerarlo normale». Ciò vale anche per le bambine, ovviamente, che riconosceranno in un uomo consapevole dell'economia domestica non una felice eccezione, ma una ordinaria normalità, che non lasci spazio a dinamiche di potere tra letto, lavello e lavatrice.

Per insegnare ai bambini e alle bambine che l'amore non ha a che fare con il potere, Cialdella dice: «L'amore non si muove per quello che uno fa. I baci non vanno dati se uno fa il bravo, ma anche se fa il cattivo. In tal caso, il potere viene esercitato con un figlio durante una punizione. Ma se devo punire, non smetto di volergli bene e di dimostrarlo. Il potere scorre in un canale, l'amore in un altro» e non dovrebbero incontrarsi mai.