Bambini di Bibbiano, storia di un'inchiesta: cos'è realmente successo

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Un caso deflagrato nell'estate del 2019, che ne ha ricordato uno molto simile risalente al 1997. Ecco cosa si sa sinora.

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Sino a qualche anno fa, Bibbiano era un semisconosciuto Comune dell’Emilia Romagna famoso principalmente per la produzione del famoso Parmigiano Reggiano. Nel giugno del 2019, però, in questa cittadina di poco più di 10mila abitanti è deflagrata una vera e propria bomba, l’inchiesta di Bibbiano legata a casi di affidamento di minori che ha sconvolto la popolazione e l’Italia intera e che sembra affondare le radici in un passato non così lontano.

Bibbiano: come è scoppiato lo scandalo

Lo scandalo di Bibbiano è scoppiato da un’indagine della procura di Reggio Emilia ribattezzata inchiesta “Angeli e Demoni”, riguardante casi sospetti di affidi familiari nella val d’Enza, unione di 7 Comuni della provincia reggiana.

Secondo gli investigatori, 10 bambini tra i 5 e i 14 anni sarebbero stati tolti ai genitori naturali per essere affidati ad altre famiglie previo pagamento - così come previsto dalla legge - di una somma mensile per il mantenimento. L’accusa sosteneva che i bambini fossero stati tolti ai genitori sulla base di testimonianze false e relazioni falsificate, e con il condizionamento dei piccoli, che venivano indotti a ricordare violenze sessuali o maltrattamenti di fatto mai subiti.

In alcuni casi, sottolinea la procura, i bambini erano stati convinti a rivelare i presunti abusi utilizzando metodi controversi tra cui anche uno strumento che invia ai pazienti stimoli elettromagnetici (e non scariche né impulsi elettrici), la cosiddetta "macchinetta dei ricordi", usata dalla psicoterapeuta Nadia Bolognini durante i colloqui con i bambini per accertare le violenze. Proprio l’uso di questo macchinario ha spinto a parlare di elettrochoc (negato più recisamente e pià volte dalla magistratura) e di coercizione dei piccoli per “impiantare” ricordi di avvenimenti che mai si sarebbero verificati.

Federica Anghinolfi & co: i principali indagati di Bibbiano

Nelle maglie dell’inchiesta sono finiti moltissimi professionisti attivi nel campo dell’infanzia e dei servizi sociali, da medici a psicologi passando per assistenti sociali e psicoterapeuti. Nel mirino degli inquirenti sono inoltre finiti il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, membri della rete dei servizi sociali della Val D'Enza, tra cui la responsabile Federica Anghinolfi, e lo psicoterapeuta Claudio Foti, direttore della onlus di Moncalieri Hansel e Gretel, già al centro dell’inchiesta giornalistica condotta da Pablo Trincia e diventato un format ribattezzato “Veleno”. I fatti su cui ha indagato Trincia risalgono al 1997, un caso che venne ribattezzato “I diavoli della bassa modenese”, che anche questa volta aveva al centro minori tolti ai genitori naturali e affidati ad altre famiglie che percepivano denaro dallo Stato.

Le accuse mosse dalla procura di Reggio Emilia alle 26 persone cui è stato notificato l’avviso di chiusura delle indagini vanno dalla frode processuale all’abuso d’ufficio fino alle lesioni sui minori. Claudio Foti, il responsabile della onlus torinese, resta la figura più controversa, che secondo gli inquirenti si imponeva sui bambini smentendo “l’approccio empatico” che ha sempre sostenuto di utilizzare. Per gli investigatori si trattava in realtà di azioni in contrasto con la Carta di Noto, il protocollo cui devono attenersi gli operatori nel campo dell’abuso sessuale su minori.

Inchiesta di Bibbiano: la svolta

Proprio a metà gennaio, concluse le indagini, sono stati consegnati gli avvisi di garanzia. A oggi sono 26 le persone indagate per 108 capi di imputazione, preludio a un processo in cui si tenterà di ricostruire la verità cercando di scinderla dalla politica, entrata di prepotenza nell’inchiesta. Nel frattempo sono stati licenziati Federica Anghinolfi e Francesco Monopoli, i due assistenti sociali ritenuti al centro del caso di Bibbiano, già sospesi dai loro incarichi in seguito alle indagini.

Bibbiano: cosa accadrà ora

A proposito del caso Bibbiano il procuratore generale di Bologna, all’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha voluto chiarire che “i casi sono circoscritti territorialmente, peraltro tutti ancora al centro di un procedimento penale giunto alla fine delle indagini e quindi pronto per la verifica dibattimentale". La giustizia farà il suo corso, insomma, sembra voler dire Ignazio De Francisci riferendosi al processo e ricordando l’importante ruolo svolto dal Tribunale dei Minori per la tutela dei più piccoli.

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