Max Pezzali: «Gli 883? Potrebbero tornare...»

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In occasione dell'uscita del nuovo album di inediti “Qualcosa di nuovo”, Generazione X ospita un mito degli Anni '90, Max Pezzali, che non esclude di tornare a cantare con Mauro Repetto.

Noi della Generazione X abbiamo forse poche certezze, ma solide: gli sms, i Festival di Sanremo di Pippo Baudo, le Girelle a colazione, le Galatine nello zaino, il totocalcio, Raffaella Carrà, Beverly Hills 90210 e... gli 883. Per questo motivo non potevamo restare indifferenti davanti all'uscita del nuovo album di inediti di Max Pezzali, Qualcosa di nuovo, in arrivo il 30 ottobre. Per celebrare l'occasione, abbiamo chiacchierato con lui della nostra generazione. Proprio con lui che è "un mito", come la sua canzone: chi di noi non ha ricordi legati ad almeno uno dei brani degli 883? Quanti di noi hanno dato un bacio con “Come Mai” come colonna sonora in auto? O non hanno citato “La regola dell’amico” quando con gli amici si parla di amori e relazioni?

Pensate al 2020 di Max Pezzali: una carriera che doveva essere consacrata con l’evento degli eventi, il concerto karaoke a San Siro davanti al suo pubblico, il sogno di quel ragazzo di Pavia che nel 1992 pubblicò con Mario Repetto il manifesto generazionale degli Anni '90, Hanno ucciso l’uomo ragno. E invece è andata come tutti sappiamo. L’evento allo stadio sold out da mesi è solo rimandato, speriamo al 2021, ma quel che è certo è che il karma di noi ragazzi degli anni novanta non sbaglia mai.
In questa intervista Max Pezzali ha parlato della sua generazione, e sì ragazzi confermo… ha risposto anche alla fatidica domanda su Mauro Repetto, suo storico compagno negli 883. Stay tuned!

Max Pezzali parla della sua generazione e guarda al futuro

Ciao Max, cosa c’è di quel ragazzo del 1992 nell’uomo di oggi? Musicalmente e umanamente? Qual è l’eredità?

L’eredità è una fiducia cieca nell'idea di pop: sono arrivato a fare musica nel ’92 passando prima attraverso vari generi musicali e in quel momento ho rivalutato proprio quell'idea, che a molti faceva storcere il naso. Ho capito invece che il pop ha la capacità di creare sintesi: da una parte un limite, dall'altra un importante stimolo creativo. Potevo raccontare delle cose in quella che sembrava una scatola "limitante" ma che in realtà mi permetteva di far uscire l’estro. Del ragazzo di allora ho mantenuto anche la fiducia cieca nel futuro, non ho ceduto alla facile lusinga di pensare che tutto fosse meglio prima. Sono convinto che pur cambiando terreni di scontro e problematiche, con la crescita delle persone si possa arrivare lontano. Personalmente, la cosa che ho mantenuto è il contatto con la mia città, Pavia, che ho imparato ad apprezzare e amare.

Come definiresti la tua generazione?

Definirei la mia generazione incompiuta, perché siamo in mezzo tra il ‘68 e i grandi cambiamenti storici, alle soglie di una nuova era ricca di opportunità. Il mondo tecnologico è pieno di stimoli rivolti al futuro, ed è proprio questo essere in mezzo a renderci incompiuti. Ma non avere certezze definite non è necessariamente una cosa negativa, anzi, può essere anche un gran passo avanti. L’immagine che ho io della mia generazione è anche molto personale: vedo me stesso, ma anche tutti i miei coetanei, al bar mentre cadeva il muro di Berlino, ad esempio. Abbiamo visto le cose in tv, senza esserne protagonisti. Tutto è successo, malgrado noi. Ai giovani vorrei dire di non farsi influenzare da quello che abbiamo fatto in passato, ma di andare avanti.

La provincia che hai cantato negli Anni Novanta cosa rappresenta per te?
La provincia è la mia comfort zone mentale, il farne parte è la mia ancora di salvezza emotiva!

Com’è il tuo rapporto con il tempo?
Il mio rapporto con il tempo è cambiato. Quando sei giovane non vedi l’ora di arrivare chissà dove. Convinto che il mondo ti debba qualcosa e che sia ai tuoi piedi. Alla mia età speri invece che rallenti un po’. Ti rendi anche conto che le opzioni si sono ristrette, hai obblighi e responsabilità che legano. Nessuno di quelli che sono andati ad aprire il famoso chiringuito in Costa Rica però – va detto - è tornato contento. Caro tempo, rallenta un attimo!

La domanda delle domande. Mauro Repetto lo senti, farete qualcosa insieme?
Certo che lo sento. Doveva venire al concerto di San Siro! Ultimamente abbiamo rapporti via email perché lui vive a Parigi io a Pavia, ci siamo scambiati dei file, mi ha mandato delle tracce. Vorrei provare a lavorarci sopra, tutto prosegue e qualcosa dobbiamo inventarci aldilà della performance che faremo a San Siro l’anno prossimo. Lo sto seguendo con attenzione, si è rimesso sotto con la musica.

Il nuovo disco di Max Pezzali: Qualcosa di nuovo

“Qualcosa di nuovo” è il nuovo album di inediti di Max Pezzali a 5 anni dal suo precedente lavoro e a 28 anni dal suo primo LP con gli 883. L’album è stato anticipato dal singolo omonimo scritto a 6 mani con Jacopo Ettore e Michele Canova che ne ha curato la produzione a Los Angeles: una ballad romantica che conduce l’ascoltatore per mano in tutte le altre canzoni che compongono l’album e che unisce il concetto semplice ma profondo di rinascita per dare una coerenza d’insieme, perché l’amore, l’amicizia, il tempo che passa, oggi hanno senso solo se ci aiutano a immaginare oltre la linea dell’orizzonte un nuovo inizio. Il video di “Qualcosa di nuovo” è nato da un’idea di Fabio Volo che ne è anche protagonista ed è diretto dal regista Gianluca Leuzzi. Girato all'interno del Bowling Brunswick di Roma, vede Fabio Volo incontrare diversi personaggi e coppie che rappresentano le diverse fasi dell'amore: una coppia che litiga (o che si bacia), una donna incinta, due adolescenti che si guardano e infine Pezzali e il figlio Hilo che fanno un cameo speciale.

Credits foto: Michele Piazza

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