Capitani in Rosa: le 5 imprenditrici che hanno cambiato l'Italia

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Il nostro è un Paese di donne d'azienda, che da decenni tengono tra le mani le sorti di una grande ricchezza italiana. Ecco le 5 capitane in rosa che hanno cambiato l'Italia.

L'Italia è un Paese di imprenditrici. Secondo l'ultimo rapporto del Centro Studi CNA "Le donne che fanno impresa" sono 2,8 milioni le donne italiane che possono definirsi imprenditrici: 845.895 sono titolari d'azienda, 624.491 ne sono socie, 1.090.693 amministratrici, mentre 238.682 ricoprono altre cariche.

Un'onda di leader di realtà piccoli o grandi, che stanno dando nuova linfa all'economia italiana in ogni settore. Anche se tanto ancora va fatto per la parità, l'uguaglianza e i diritti, questi sono numeri di cui andare fieri.

Come c'è da essere orgogliose di questi cinque «capitani in rosa», imprenditrici che hanno cambiato a modo loro l'Italia.

1. Luisa Spagnoli

In principio fu Luisa Spagnoli, creatrice della catena di negozi di abbigliamento che ancora oggi porta il suo nome, nonché ideatrice del famoso Bacio Perugina. Nel 1907, insieme con Francesco Buitoni e Leone Ascoli, aprono la Perugina con 15 dipendenti.

Durante la Prima guerra mondiale solo Luisa resta al timone della baracca, che guida con l'aiuto dei suoi tre figli. Alla fine della guerra la Perugina ha già 100 dipendenti. Nello stabilimento di Fontivegge - considerato il più avanzato d'Europa nel settore dolciario - crea un asilo nido e inventa il famoso cioccolatino Bacio Perugina.

Alla fine della prima guerra mondiale si lancia nell'allevamento di pollame e conigli d'angora, da cui ricava la famosa lana solo pettinando amorevolmente gli animali. Nasce così l'Angora Spagnoli. Luisa non riuscirà a vederne il successo perché morirà a 58 anni, nel 1935, per un tumore alla gola. I suoi brand e i suoi prodotti sono ancora oggi un successo planetario.

2. Emma Marcegaglia

Emma Marcegaglia è la prima donna della storia ad arrivare al vertice di Confindustria (nonché la persona più giovane di sempre a riuscirci). Nata nel 1965, è stata anche la prima presidente dell'Università LUISS di Roma e attualmente ricopre l'incarico di presidente dell'ENI.

Della Marcegaglia SPA, fondata da Steno Marcegaglia nel 1959 e attiva soprattutto nel settore dell'acciaio, è stata consigliere e amministratore delegato. Nel 2011 è diventata anche Cavaliere della Legion d'Onore, nominata dall'allora presidente della Repubblica Francese Nicolas Sarkozy. Un simbolo della nostra imprenditoria, nonché una delle donne più potenti d'Italia.

3. Miuccia Prada

Creatività, visione e coraggio: Miuccia Prada ha portato l'azienda fondata dal nonno a diventare uno dei marchi più riconosciuti e apprezzati al mondo, uno dei simboli del made in Italy e dello stile italiano. Le sue intuizioni imprenditoriali sono tantissime: le borse nere in nylon degli anni '80, la prima linea di prêt-à-porter autunno-inverno, la creazione di Miu Miu, la capacità di collaborare con i più importanti studi di architettura al mondo per valorizzare il design e la riconoscibilità dei negozi. È diventata Cavaliere della Repubblica nel 2015.

4. Massimiliana Landini Aleotti

Profilo basso, grande patrimonio e enorme capacità di leadership. Potreste non aver mai sentito nominare Massimiliana Landini Aleotti, ma la guida femminile dell'azienda farmaceutica Menarini è stabilmente nella classifica delle 20 donne più ricche del mondo secondo Forbes, nonché la più ricca in Italia, con un patrimonio da 7,9 miliardi di dollari. La discrezione è nel suo stile: non appare, non si fa fotografare, non concede interviste. Ma guida con polso fermo i 16mila dipendenti uno dei più importanti gruppi farmaceutici del mondo.

5. Chiara Ferragni

E poi sì, anche lei, Chiara Ferragni, la blogger di moda più famosa del mondo. Dimenticate le storie su Instagram e i gossip e concentratevi sul suo impero, nato tutto grazie al suo blog The Blonde Salad, ora diviso in tre aziende. Per Forbes è l'influencer più importante al mondo, la singola persona maggiormente in grado di condizionare comportamenti e scelte d'acquisto a livello globale. Il suo fatturato cresce più dei suoi follower e oggi parliamo di 30 milioni di euro all'anno.  

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