Britney Spears, Amy Winehouse e le star prigioniere nel nome del padre

La storia riportata all'attenzione dall'hashtag #FreeBritney è triste ma non così rara nello star system. Ecco alcune celebrità alle prese con padri padroni. 

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In un giorno di metà luglio l’hashtag #FreeBritney è tornato prepotentemente alla ribalta su Twitter, condiviso da molte celebrità tra cui la ‘nostra’ influencer Chiara Ferragni. A che cosa si riferisce?

 Beh, secondo il popolo dei social e soprattutto secondo il fotografo e grande amico Andrew Gallery, che ha riportato a galla la questione su Tik Tok, Britney Spears sarebbe ‘prigioniera’ del padre James Parnell dal 2008, anno in cui a seguito di una grave crisi nervosa fu messa sotto tutela legale del genitore. Che, insieme all’avvocato Andrew Wallet, deciderebbe per lei praticamente tutto: non solo le decisioni legate alla carriera, ma banalmente anche quelle su cibo, amicizie, spostamenti e persino uso del telefono. Controllata e manipolata da 12 anni, Britney Spears non avrebbe il diritto di spendere i soldi che guadagna, né di usare i social senza essere monitorata. E proprio tramite i social i suoi fan stanno provando a liberarla. La cantante di “...Baby One More Time” (che ha smentito questa teoria nel 2019 su Instagram) non è purtroppo l’unica star ad aver subito questa sorte: ecco le altre.

 

Amy Winehouse

“Amy”, documentario del 2015 diretto da Asif Kapadia sulla vita della cantante scomparsa quattro anni prima per abuso di alcol, fu aspramente criticato dal padre Mitch: «Hanno cercato di trasformare questa storia in blockbuster hollywoodiano. C'è un cattivo, che sono io, e un'eroina che alla fine muore», si lamentò all’epoca in un’intervista. Tassista per le strade di Londra, Mitch Winehouse ha fatto di tutto per sfruttare il talento della figlia, quando era in vita, alle prese con bulimia e dipendenza da alcol e droghe, e ha continuato a farlo dopo. Come? Gestendo tutti i suoi beni, presenziando a concerti ed eventi pubblici, pubblicando una biografia dopo la sua morte e, soprattutto, convincendo in almeno un paio di occasioni Amy Winehouse a non interrompere l’attività canora per andare in rehab (di questo parla più o meno la sua canzone più famosa). Quando ne averebbe avuto decisamente bisogno.

Beyoncé

Il padre di Beyoncé, Matthew Knowles, ha dato il via alla sua carriera facendone la punta di diamante delle Girl’s Time, diventate Destiny’s Child prima di raggiungere la fama internazionale. Manager del gruppo vocale fin dall’inizio, è sempre stato molto severo ed esigente nei confronti della figlia, di cui ha sfruttato al massimo il successo assicurandosi lauti guadagni. Nel corso degli anni il rapporto tra i due si è fatto sempre più teso, fino al 2011, anno in cui la ‘coppia’ è scoppiata.

Tra i motivi della separazione professionale, pare, anche vicende molto famigliari: Matthew aveva infatti avuto un figlio con una donna di 20 anni più giovane mentre era ancora sposato con la madre di Beyoncé, Tina.

Michael Jackson

Scomparso nel 2018 a 89 anni, Joe Jackson è stato l'artefice del successo dei suoi figli, in particolare di Michael, il più dotato dei Jackson 5. Il patriarca della famiglia (11 figli in tutto) era noto per i metodi dispotici e violenti, ricordati dallo stesso “Re del pop” nell'autobiografia "Moonwalk" e poi in varie altre occasioni, come l’intervista per Oprah Winfrey nel 1993 e il documentario "Living with Michael Jackson" del 2003. Manager dei figli, Joe li obbligava a chiamarlo “Joseph”, li sottoponeva a interminabili sessioni di prove sul palco e di registrazioni in studio, usando violenza fisica e psicologica a ogni errore.

Da parte sua, la moglie Katherine ha archiviato come “normali” certi metodi, smentiti addirittura da alcuni dei figli e perdonati successivamente da Michael. Davvero interessante quanto raccontato qualche anno fa da Janet Jackson, ricordando i tempi in cui da ragazza stava pensando di lasciare la musica per studiare legge: «Mio padre mi disse di non farlo, perché sentiva che Dio aveva una strada diversa per me».

Foto: LaPresse

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