Tempo Libero
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Britney Spears, Amy Winehouse e le star prigioniere nel nome del padre

Dopo anni di abusi sulla figlia, James Spears non è più il tutore legale di Britney. La storia riportata all'attenzione dall'hashtag #FreeBritney è triste ma non così rara nello star system. Ecco alcune celebrità alle prese con padri padroni. 

Dopo anni di abusi sulla figlia, James Spears non è più il tutore legale di Britney. La storia riportata all'attenzione dall'hashtag #FreeBritney è triste ma non così rara nello star system. Ecco alcune celebrità alle prese con padri padroni. 

In un'afosa giornata dello scorso luglio l’hashtag #FreeBritney era tornato prepotentemente alla ribalta su Twitter, condiviso da molte celebrità tra cui la ‘nostra’ influencer Chiara Ferragni

Il popolo dei social e soprattutto il fotografo e grande amico Andrew Gallery, che aveva riportato a galla la questione su Tik Tok, avevano fatto un'importante rivelazione : Britney Spears era ‘prigioniera’ del padre James Parnell dal 2008, anno in cui a seguito di una grave crisi nervosa era stata messa sotto tutela legale del genitore.

Secondo quanto riportato, il padre, insieme all’avvocato Andrew Wallet, avrebbero deciso per lei praticamente tutto: non solo le decisioni legate alla carriera, ma banalmente anche quelle su cibo, amicizie, spostamenti e persino uso del telefono. Controllata e manipolata da 12 anni, Britney Spears non avrebbe avuto il diritto di spendere i soldi che guadagna, né di usare i social senza essere monitorata. E proprio tramite i social i suoi fan avevano provato a liberarla.

Britney Spears e la deposizione in tribunale

La cantante di “...Baby One More Time”, che nel 2019 aveva smentito questa teoria su Instagram,  ha oggi svelato la verità. Con parole diperate, forti e liberatorie ha rotto le catene che la tenevano imprigionata e in una fredda aula del tribunale ha iniziato la sua battaglia attraverso una deposizione contro la tutela del padre. E così dopo aver denunciato quanto subìto, è tornata su Instagram chiedendo scusa ai suoi fan. 

"I apologize for pretending like I’ve been ok the past two years … I did it because of my pride and I was embarrassed to share what happened to me…" (Mi scuso per aver finto di essere stata bene negli ultimi due anni. L'ho fatto per orgoglio e perché mi imbarazzava condividere quello che mi stava accadendo). 

Con queste parole la cantante ha gettato la maschera e ha deciso di affrontare tutto ciò che l'ha traumatizzata e confinata nella depressione per troppo tempo. Diverse personalità, tra le quali Justin Timberlake (con il quale aveva avuto una relazione circa vent'anni fa), si sono schierate dalla sua parte, le hanno stretto la mano e hanno preso posto accanto a lei nella sua battaglia per la libertà.

La rabbia di Britney

In un post pieno d'amarezza rivolto ai suoi hater, la star ha affermato "Non mi esibirò su nessun palco con mio padre che controlla quello che posso indossare, dire, fare o pensare. L'ho fatto per 13 anni. Preferisco condividere video dal mio salotto che su un palco a Las Vegas". E ha aggiunto: "Non mi piace che mia sorella si presenti a una premiazione e canti le mie canzoni. Il mio cosiddetto sistema di supporto mi ha ferito profondamente. Hanno ucciso i miei sogni, quindi tutto ciò che ho è speranza e la speranza è l'unica cosa in questo mondo che è molto difficile da uccidere... eppure la gente ci prova ancora".

La fine di un incubo

Una battaglia dura e combattuta, che dopo anni si è conclusa a lieto fine: un tribunale di Los Angeles ha tolto al padre, James, la tutela legale della popstar, che ha festeggiato la ritrovata libertà insieme al suo fidanzato Sam Asghari e condiviso su Instagram la sua gioia con tutti i suoi fan.
 

Ma Britney Spears non è l'unica star ad aver subito un trattamento simile: scopriamo chi sono le altre!

Amy Winehouse

“Amy”, documentario del 2015 diretto da Asif Kapadia sulla vita della cantante scomparsa quattro anni prima per abuso di alcol, fu aspramente criticato dal padre Mitch: «Hanno cercato di trasformare questa storia in blockbuster hollywoodiano. C'è un cattivo, che sono io, e un'eroina che alla fine muore», si lamentò all’epoca in un’intervista. Tassista per le strade di Londra, Mitch Winehouse ha fatto di tutto per sfruttare il talento della figlia, quando era in vita, alle prese con bulimia e dipendenza da alcol e droghe, e ha continuato a farlo dopo. Come? Gestendo tutti i suoi beni, presenziando a concerti ed eventi pubblici, pubblicando una biografia dopo la sua morte e, soprattutto, convincendo in almeno un paio di occasioni Amy Winehouse a non interrompere l’attività canora per andare in rehab (di questo parla più o meno la sua canzone più famosa). Quando ne averebbe avuto decisamente bisogno.

Beyoncé

Il padre di Beyoncé, Matthew Knowles, ha dato il via alla sua carriera facendone la punta di diamante delle Girl’s Time, diventate Destiny’s Child prima di raggiungere la fama internazionale. Manager del gruppo vocale fin dall’inizio, è sempre stato molto severo ed esigente nei confronti della figlia, di cui ha sfruttato al massimo il successo assicurandosi lauti guadagni. Nel corso degli anni il rapporto tra i due si è fatto sempre più teso, fino al 2011, anno in cui la ‘coppia’ è scoppiata.

Tra i motivi della separazione professionale, pare, anche vicende molto famigliari: Matthew aveva infatti avuto un figlio con una donna di 20 anni più giovane mentre era ancora sposato con la madre di Beyoncé, Tina.

Michael Jackson

Scomparso nel 2018 a 89 anni, Joe Jackson è stato l'artefice del successo dei suoi figli, in particolare di Michael, il più dotato dei Jackson 5. Il patriarca della famiglia (11 figli in tutto) era noto per i metodi dispotici e violenti, ricordati dallo stesso “Re del pop” nell'autobiografia "Moonwalk" e poi in varie altre occasioni, come l’intervista per Oprah Winfrey nel 1993 e il documentario "Living with Michael Jackson" del 2003. Manager dei figli, Joe li obbligava a chiamarlo “Joseph”, li sottoponeva a interminabili sessioni di prove sul palco e di registrazioni in studio, usando violenza fisica e psicologica a ogni errore.

Da parte sua, la moglie Katherine ha archiviato come “normali” certi metodi, smentiti addirittura da alcuni dei figli e perdonati successivamente da Michael. Davvero interessante quanto raccontato qualche anno fa da Janet Jackson, ricordando i tempi in cui da ragazza stava pensando di lasciare la musica per studiare legge: «Mio padre mi disse di non farlo, perché sentiva che Dio aveva una strada diversa per me».

Foto: LaPresse