Michela Proietti: «Vi racconto come vive la vera milanese»

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In libreria è uscita la guida che tratteggia le caratteristiche della perfetta milanese di oggi. L’autrice è la giornalista del Corriere della Sera Michela Proietti.

«Dedicato a chi vive a Milano. Ma anche a chi vuole scoprire lo stile italiano che parte da Milano, che è una città che anticipa sempre». Così l’autrice de La milanese – capricci stili genio e nevrosi della donna che tutto il mondo ci invidia, (Solferino) descrive il suo libro, che ha letteralmente conquistato il capoluogo lombardo. Con uno stile che, in un immaginario da serie tv, ricorda moltissimo quello di Carrie Bradshaw di Sex and the City. La firma, invece, è quella di Michela Proietti, giornalista del Corriere della Sera e di Sette, opinionista televisiva e - udite, udite - originaria di Perugia, ma in fondo innamorata di Milano. Tanto da dedicarle il suo primo libro, che tratteggia con ironia i comportamenti delle milanesi del 2020, dall’infanzia fino all’età più adulta.

Ciao Michela, il libro, oltre a tratteggiare caratteristiche e personalità della milanese di oggi è quasi una guida di Milano per scoprire posti indirizzi ristoranti negozi. Era un po’ anche questo l’intento?

 

«La mia idea iniziale era quella di scrivere una guida simile a La Parisienne di Ines de la Fressange. Poi in corso d’opera, sfogliando vecchie letture mi è capitato tra le mani il libro Inglesi di Beppe Severgnini. A quel punto ho capito che il risultato a cui volevo arrivare non era una guida come La Parisienne, ma a qualcosa simile a quello che aveva fatto Severgnini, che era approdato a Londra da Cremasco. Io sono una perugina approdata a Milano e avevo visto col suo stesso stupore questo mondo che sembrava incredibile, che tutti vivevano come se niente fosse, ma che in realtà è un mondo speciale che andava raccontato.

Da guida è diventato quindi saggio, ma inserendo una serie di abitudini delle milanesi: era inevitabile per me citare dei posti che per le milanesi sono un riferimento, dai ristoranti ai negozi. Ad esempio, appena arrivata a Milano mi stupivo sempre di vedere una coda incredibile fuori da Gallon, in piazza Sant’Eustorgio, per la scarpa preferita della milanese: le friulane. La milanese vuole la friulana da 30 euro, non quella costosa di Via Montenapoleone, perché così certifica lo status da milanese doc. Ti posso fare anche l’esempio del negozio dei grembiulini per i bambini: non è un negozio qualsiasi, il grembiulino per il bambino che inizia la scuola a Milano va preso in quel negozio! La cosa bella è che secondo me non è un libro compiaciuto, non ti dice che devi andare in quel posto perché solo così ti sentirai alla moda, è una guida di indirizzi quasi sociologica! Tante persone oggi mi ringraziano per la quantità di dritte che ho dato!».

 

La nuova milanese quindi dal tuo libro non fa più la “castellana”, non ha alcun interesse nel creare salotti buoni ma vuole sedere nei CDA delle grandi aziende. Racconti anche il fenomeno delle ladies who lunch, di donne che si incontrano a pranzo perché è uno dei momenti più importanti della giornata e delle corporative wives, donne generalmente sposate molto bene che nel tempo libero fanno PR per i loro mariti...

«Se ci pensi bene tutte queste donne hanno un tratto in comune: non stanno mai ferme con le mani in mano. Anche se si tratta della moglie della persona più importante in città, non sta in casa a leggere le riviste sulle vicende della Lollobrigida. Piuttosto disegna linee di abbigliamento o va fuori dalla scuola del bambino a fare pubbliche relazioni, munita di biglietti da visita. Il pranzo è un modo per essere attivi: in questi ritrovi a pranzo delle signore nascono sempre idee da mettere in pratica. Nasce magari Orticola o Florealia, ad esempio, che sono tutti fenomeni di questo tipo. Nati così. C’è sempre una donna molto attiva e connessa dietro tutto quello che succede nella nostra città. Le corporative wives sono interessantissime: finchè c’è amore e complicità con il marito, sono una specie di killer armato che agisce per suo conto. Quando l’amore finisce sono ancora più killer perché presentano il conto al consorte dicendo “Io non ho lavorato ma ti ho costruito la carriera. Ora andiamo dalla Bernardini De Pace e ci regoliamo su quello che tu mi devi”».

Evidenzi nel libro due generi di matrimonio per la milanese: il matrimonio Coachella stile grande evento e il finto acqua e sapone. Quale prevale?

«Sono due generi molto diversi. La milanese vera si sposa rigorosamente in stile “acqua e sapone”. In provincia invece è prevalente il matrimonio “Coachella” con l’eventone: c’è il triplo cambio d’abito, il dj set con il gruppo del momento, l’hashtag social del matrimonio solo per dirne alcune. La milanese vera si sposa con abito di nicchia della Pupi Solari, la più in quota e si fa mettere un dettaglio unico per la cerimonia che avrà solo lei al mondo, come ad esempio un nastro bordeaux attorno alla vita. Tutto si muove nel solco della grande sobrietà: anche i paggetti non devono essere invadenti, devono essere vestiti anche loro dalla Pupi Solari con pantaloncini d’ordinanza».

Nel libro scrivi che la nuova milanese usa le app di incontri: se sua mamma guardava Agenzia Matrimoniale con Marta Flavi, la figlia usa Tinder.

«Ci sono due cose su cui la milanese non ammetterà mai la verità. La prima sono i ritocchini al viso. Ti dice piuttosto che si è fatta idratare ma non che ha messo l’acido ialuronico. La secondo riguarda le App di incontri. Tutti ci sono ma nessuno lo confessa. Il meccanismo è questo: la milanese vede che le amiche che si sono iscritte si sono fidanzate e fidanzate anche bene. E allora segretamente si iscrivono. Ma anche in questo caso prediligono app di nicchia: c’è Tinder, ma ci sono anche altre app in cui bisogna venire ammessi come Inner Circle. In quel caso si è più “targettizzati” e alla milanese piace di più».

La vera milanese è di base contro lo smart working…

«All’inizio è stata la liberazione. Sempre un po’ stressata, la milanese ha apprezzato la quotidianità in casa. Poi però’ ha conversato con le amiche e quello che emergeva era sempre la stessa frase “Non voglio stare nel tinello”! Così è stata tra le prime a tornare in ufficio, a presenziare ai primi eventi perché tutto sommato lei vuole esserci nei posti e non può’ goderseli a distanza. Le piace vedere celebrata la propria professione anche attraverso quegli status che possono essere ad esempio la sala per allattare il bambino in azienda. Le piace anche avere la tata che porta il bambino in ufficio permettendole di allattare per tornare poi subito dopo in consiglio di amministrazione!»

Arrivi perfino a tratteggiare l’animale perfetto della milanese: il bassotto

«Se Roma è più “gattara”, Milano è la città dei cani. Ne avevamo anche scritto sul Corriere. Una mia collega ad esempio mi ha raccontato che quando lei entrava al bar con i suoi due bambini che magari urlavano e sporcavano veniva guardata malissimo mentre invece quando vedeva amiche che entravano con il cane, il cane riceveva mille complimenti. Il bassotto è il classico cane della milanese per il quale spende una fortuna a partire dalla toelettatura, dal training con il comportamentalista o per la dieta e per i prodotti che il cane deve mangiare».

Ne emerge sempre un tratto: la milanese è competitiva. Scrivi nel libro che la milanese deve essere lei ad organizzare la cena di classe con gli ex compagni, deve fare la rappresentante di classe a scuola per i figli, deve avere la decorazione piu bella dell’albero comprata spesso da Harrods a Londra. E’ una donna che gioca sempre per vincere quindi?

«Milano è la città più ascensionale d’Italia. Anche Lina Sotis lo scrive bene nella prefazione del libro: è una città in cui le persone arrivano per scommettere su se stesse. E Milano può’ promuoverti e inserirti nella futura classe dirigente oppure metterti nel novero di quelli che non ce la faranno mai. Questo genera competizione perché tutti vogliono giocarsi una grande scommessa. E la competizione scatta da piccoli: fin dai primi weekend in montagna dove bisogna essere sciatori perfetti, o al mare tuffatori incredibili! Le mamme poi insegnano alle figlie a non essere mai in affanno: raramente capita di sedersi a cena a casa di una milanese e vedere che le cose vanno male. La milanese ostenterà sempre calma, sembrerà sempre tutto perfetto, nulla guasterà la serata perché è una persona abituata a competere e ed eccellere in tutto quello che fa».

Ti senti un po’ la Carrie Bradshaw di Milano?

«Figurati, assolutamente no anche se le mie amiche che fanno altri lavori diversi dai miei mi dicono spesso che sono la Carrie del gruppo! In realtà mi sento la milanese: dopo aver scritto questo libro mi sento a metà strada tra il racconto di altri e l’autobiografia perché mentre lo scrivevo dicevo “questo ce l’ho questo ce l’ho, anche questo!”. Sono contenta perché mi sembrava carino prendere in giro prima di tutti se stessi. Se guardi la copertina, ci sono io con mio figlio e il nostro bassotto!»

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