Storia degli assorbenti: dall'antico Egitto a oggi

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Le donne sin dai tempi antichi hanno dovuto affrontare il tabù delle mestruazioni. Ma che evoluzione hanno avuto gli assorbenti nel tempo? E, soprattutto, come veniva gestito il ciclo mestruale a quei tempi? 

Oggi le alternative sono davvero moltissime. Quando si parla di mestruazioni possiamo scegliere tra gli assorbenti, esterni o interni, lavabili o usa e getta, e le nuovissime coppette. Tuttavia in passato, per le donne alle prese con le mestruazioni le cose non erano così semplici. 

Scarse condizioni igieniche, alimentazione non sempre regolare, ma soprattutto ignoranza su cosa succedeva al proprio corpo in “quei giorni”, hanno creato intorno al ciclo mestruale tabù e falsi miti che hanno costretto le donne per secoli a nascondersi, a isolarsi dal gruppo perché “impure”.

Oggi, grazie alla privacy delle nostre case, possiamo vivere il ciclo in santa pace. Prima era tutta un'altra storia. Ecco come gli assorbenti si sono evoluti e hanno cambiato la vita delle donne.

Le testimonianze giunte ai giorni nostri sono molto frammentarie. Del resto, essendo il ciclo un tabù, non è strano pensare che di questo fenomeno non si volesse nemmeno parlare, figuriamoci creare dei documenti che rimanessero per i posteri. Si parla di rudimentali tamponi fatti in fibra di papiro o di lino, usati nell’antico Egitto. Sono arrivate fino a noi testimonianze scritte in cui si spiega come ci fossero lavandaie dedicate al lavaggio di speciali perizomi fatti apposta per quel momento del mese.

Nell’antica Roma il ciclo era considerata una specie di malattia, in grado di contaminare attraverso la sola presenza della donna, il cibo, l'agricoltura, condizionare le sorti di una guerra o compromettere l'esito di un buon affare. Secondo alcuni scritti le donne di quel tempo usavano tamponi di lana o di stoffa, per la propria igiene personale. Quest'ultima usanza era stata ereditata dall'antica Grecia, dove questi tamponi venivano arrotolati su un bastoncino di legno per essere più comodamente inseriti nella vagina. Ci si serviva anche di spugne o di muschio.

Nel Medioevo la situazione è ben diversa. A causa della caccia alle streghe e della mano temibile dell'Inquisizione, le donne vivevano nel terrore. Anche solo parlare di ciclo mestruale era pericoloso. Tuttavia il “problema” era lì e andava risolto. Come fare allora? Per alcune lo slip era ancora sconosciuto, quindi il guardaroba femminile dell’epoca abbondava di abiti di colore rosso, proprio per nascondere le macchie.

Altre donne invece, avevano inventato dei pantaloncini speciali in grado di contenere degli assorbenti di cotone. Lo slip rudimentale diffuso nel Medioevo era un indumento usato per lo più dagli uomini o da donne di alto ceto. Per assorbire il sangue c'è chi usava sphagnum palustre, un muschio con elevato potere assorbente. Questo rimedio è stato usato nei secoli anche per fermare le emorragie.

Tra il Seicento e il Settecento la situazione peggiora. Si diffonde l’idea che lavare la biancheria potesse portare malattie nell’ambiente domestico, o che questa operazione favorisse il ciclo mestruale. Pertanto, come rimedio alla puzza e alla poca igiene, è stato fatto largo uso di profumo con forti fragranze. In questi periodi, proprio a causa della scarsa cognizione scientifica del fenomeno, le donne non avevano cicli mestruali irregolari, pertanto la gestione dell'evento era trascurabile.

Alla fine dell’Ottocento e precisamente nel 1869, Johnson&Johnson commercializzò i primi assorbenti, i “lister’s towels”. Fu un fallimento: le donne provavano imbarazzo al momento dell’acquisto, un po' come gli uomini che ancora oggi si vergognano di acquistare i preservativi in farmacia.

Con l’avvento della Prima Guerra Mondiale molte infermiere che curavano le ferite dei soldati, si accorsero di come la cellulosa utilizzata per le bende fosse molto assorbente con il sangue, più del cotone. Siamo in America. Qui negli anni Venti Kimberly-Clark colse l’occasione al volo, realizzando i primi assorbenti in cotone e cellulosa, da indossare con una cintura, e furono venduti con la formula del self service, per evitare imbarazzo con i cassieri maschili degli spacci.

Si narra che un certo John Williamson ebbe l’intuizione del primo tampax moderno, arrotolando semplicemente uno di questi assorbenti. L’azienda però a quel tempo bocciò l’idea e il brevetto fu acquistato da Gertrude Tenderich per 32.000 dollari. Ma l'origine dell'assorbente interno è incerta: si narra anche che sia stato un medico a inventare il tampone per la moglie ballerina.


In Italia l’evoluzione sull’uso dell'assorbente è stata molto lenta, ma piano piano ci siamo arrivati anche noi, abbandonando rimedi rudimentali, assorbenti senza cintura da fermare con spille o fatti solo con cotone idrofilo pressato e avvolto in una piccola rete. Ad oggi anche nel nostro Paese i sistemi di contenimento per le perdite in quei giorni sono alla portata di tutte, anche se bisogna ancora combattere contro la Tampon Tax, che applica l'Iva a un bene di prima necessità, anche se per soli 5 giorni al mese.

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