Cos'è una molestia sul lavoro

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L'Istat dice che nove donne su dieci sono state molestate sul lavoro nel corso della loro vita. Ma di cosa parliamo esattamente? Breve analisi del fenomeno 

Nove donne su dieci in Italia hanno subito una molestia sessuale sul lavoro nel corso della loro vita. Lo dice l'Istat. Tuttavia non sempre è facile stabilire cosa può essere definito molestia e cosa no, rischiando di etichettare erroneamente i comportamenti dei colleghi.

Cos'è di preciso una molestia?

Ce lo dice il Codice delle Pari Opportunità. Sono molestie «i comportamenti indesiderati, posti in essere per ragioni connesse al sesso, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo».

Questa definizione ci dà una serie di informazioni molto importanti. Rientrano nella categoria «comportamenti indesiderati» anche frasi, complimenti, apprezzamenti, inviti, e la percezione della vittima nel valutarli è fondamentale.

In secondo luogo, «avendo scopo o effetto» significa che non conta l'intenzione ma contano gli effetti. Non vale dire: «Stavo scherzando», è legalmente irrilevante. Inoltre, la molestia è tale anche perché crea una situazione per cui per la vittima è difficile rispondere, per esempio in caso di subalternità di potere.

Cosa può fare una donna che ha subito una molestia?

Può innanzitutto intentare una causa civile, chiedendo per esempio al giudice di pace o al Tar l'allontanamento del responsabile e/o un risarcimento. Se il primo caso è più frequente nelle grandi aziende, dove il colpevole può essere licenziato, il secondo è più comune in quelle piccole, dove può accadere che il molestatore sia anche il proprietario.

Per i casi più gravi, c'è l'opzione denuncia. La querela va sporta entro tre mesi dal fatto in caso di molestie (entro sei in caso di violenza sessuale). Nel penale il perimetro è più stretto rispetto al civile, ma, dopo una recente sentenza della Cassazione, prevede anche il corteggiamento invasivo o le espressioni volgari a sfondo sessuale. La pena prevista è di sei mesi di carcere.

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