Period. End of Sentence, il film che racconta il tabù delle mestruazioni in India

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"Period. End of Sentence" ha vinto l'Oscar per il Miglior cortometraggio documentario e spiega come mai in questo enorme Paese gli uomini non conoscano nemmeno la parola "ciclo".

Nonostante esistano tanti modi per nominare il ciclo mestruale, in un gigantesco Paese come l'India - dove si parla l'inglese e altri 197 idiomi - alla parola "period" (che significa anche "mestruazioni") lo sguardo degli uomini si smarrisce e non sanno che pesci prendere. Non solo: le donne affrontano quei giorni a cavallo di un asciugamano perché non sanno nemmeno cosa sia né tanto meno come usare un assorbente.

A raccontare il fenomeno è Period. End of Sentence, il cortometraggio documentario vincitore di un premio Oscar.

La storia

Il progetto segue un gruppo di donne in India, mentre imparano a utilizzare una macchina che produce assorbenti biodegradabili a basso costo. Questi prodotti vengono venduti ad altre donne che non se li possono permettere.

Per donne abituate ad usare asciugamani questo non è solo un modo per migliorare l'igiene femminile fornendo accesso ai prodotti di base, ma è anche la possibilità per queste donne di cancellare un vero e proprio tabù sulle mestruazioni.

Inoltre, ultimo ma non meno importante, il progetto contribuisce anche al futuro economico della loro comunità.

Period. End of Sentence (che su Netflix si chiama Il ciclo del progresso) è ambientato a Kathikhera, un piccolo villaggio a poca distanza dalla capitale New Delhi. Qui vige una cultura estremamente conservatrice, che limita ancora oggi la libertà delle donne, anche in relazione al ciclo.

Il forte tabù legato alle mestruazioni fa sì che gli uomini a ignorino l’esistenza di questo processo fisiologico femminile ("Io so che è una malattia", spiega uno dei ragazzi intervistati).

Le donne invece rinunciano a farsi vedere in pubblico, arrivando persino a saltare i giorni di scuola. Non se ne parla, mai. Tra i 10 e i 50 anni le donne non posso accedere al tempio perché in questi 40 anni hanno il ciclo.

L'arrivo della macchina per la fabbricazione di assorbenti usa e getta biodegradabili a poco a poco cambia la vita di questo villaggio. Ad inventarla è stato Arunachalam Muruganatham, noto in India come Pad-man, "l'uomo assorbente”. Nel 2014 fu inserito da Time nell'elenco dei 100 uomini più influenti del pianeta.

Il marchingegno arrivò nel paese grazie a una raccolta fondi attivata da un gruppo di studentesse della Oakwood School, una scuola superiore di Los Angeles. Sono loro che, guidate dall’insegnante Melissa Berton, hanno successivamente chiesto alla regista Rayka Zehtabchi di trasformare tale storia in un documentario.

Le critiche al film

Nonostante l'Oscar, il documentario è stato criticato perché considerato datato e poco aggiornato sulla "politica mestruale" avviata in India in questi anni, sostenuta da molti contributi cinematografici volti a sensibilizzare l'opinione pubblica internazionale e a promuovere un cambiamento sociale.

Il discorso

Sta di fatto che la regista Zehtabchi nel suo discorso pronunciato durante la Notte degli Oscar ha ringraziato proprio tutti gli uomini che hanno votato il film e permesso la vittoria del documentario. Inoltre, l'apertura dei suoi ringraziamenti è stata una delle più divertenti della serata e perfettamente in sintonia con il suo film.

Foto: Photo by FREDERIC J. BROWN / AFP

Visibilmente emozionata, ha detto: "Non sto piangendo perché ho il ciclo. Non posso credere che un film sulle mestruazioni abbia vinto un Oscar".

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