Sono una ragazza grassa: ecco come fare sesso con me

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Com’è il sesso visto dagli occhi di una ragazza in sovrappeso: intervista a Elisa 

Parlando con diverse donne, mi è capitato più volte di sentire questa frase: “Per me l’uomo deve avere la pancia. Anzi, l’uomo con la pancetta a letto lo trovo più eccitante”. In un mondo dominato da canoni estetici difficili da contrastare, mi sono chiesta perché nessuno degli uomini con cui mi ero relazionata sul tema se ne fosse mai uscito con una frase del genere rivolta a delle ragazze in carne.

Le forme del corpo sexy sono davvero quelle che sfiorano l’anoressia? Il desiderio sessuale può essere veramente appiattito dal grasso? Se da un lato le donne curvy si fanno sempre più spazio nel mondo della moda e diventano influencer, cosa succede alle ragazze normali, quelle che non andranno a finire in copertina?

Abbiamo deciso di intervistare una ragazza con qualche chilo in più per sapere in che modo ha vissuto la sua sessualità e come la società ha influenzato la sua esperienza. 

Quando è stata la prima volta che hai fatto l’amore?

«Avevo 20 anni e lui ne aveva 18. Eravamo entrambi vergini. Ci eravamo conosciuti in campeggio e sì, eravamo entrambi grassi. Ho trascorso la mia intera adolescenza a vergognarmi del mio corpo. Non si parlava di donne curvy un tempo. Eravamo solo ragazze grasse. Di quelle alle quali sfregano le cosce mentre camminano. Che la taglia 40 non l’hanno mai conosciuta. Al massimo il 40 è la misura del piede».

Come ti sei sentita?

«È stata una liberazione. Aver vissuto lo stesso disagio in una fase così delicata qual è quella dell’adolescenza ci aveva uniti. Fisicamente e biograficamente. Abbiamo esplorato i nostri corpi come se non ne avessimo mai avuto uno. Ci siamo sentiti in pace con noi stessi. Non avevamo bisogno di nascondere le nostre imperfezioni perché in quel momento ci siamo sentiti perfetti».

Vi siete messi insieme?

«In realtà no. Fare sesso ci è servito a liberarci dei fantasmi che ci avevano rincorso per tutta la vita. Ma tra di noi non c’era niente di più. Quell’unione di corpi mi aveva fatto capire che volevo qualcosa di più. A me serviva un’unione di anime. Dovevo iniziare il secondo anno di Università e sapevo di avere la possibilità di innamorarmi e di fare l’amore per come lo desideravo veramente. Pur con il mio grasso addosso».

Hai incontrato subito qualcuno?

«All’inizio sono ripiombata nel loop della mia adolescenza. I ragazzi mi definivano “simpatica”, ma quando provavo ad avvicinarmi perché ero attratta da loro, ecco che lì iniziava la repulsione. I miei chili erano di nuovo la mia criptonite. Ci sono più grassofobi in giro per il mondo di quanto si possa immaginare. Ogni rifiuto era un colpo allo stomaco dall’interno che mi faceva desiderare una sola cosa: continuare a mangiare. Di più. Il grasso mi impediva di trovare l’amore. Non riuscire a farmi desiderare, mi rendeva preda facile di ciò che amavo e odiavo di più al mondo: il cibo. Sarebbe stato facile cercare in rete uno di quei ragazzi fissati con le curve, con il feticcio di “pucciare il biscotto” almeno una volta in una bella tazza di grasso umano. E invece no. Volevo innamorarmi e volevo che anche lui provasse lo stesso per me. Volevo sentirmi speciale per qualcuno».

Hai mai pensato di chiedere aiuto a un professionista per migliorare il tuo rapporto con il cibo?

«No, ma col senno di poi lo farei. Il problema della dipendenza dal cibo è che sei vittima e carnefice allo stesso tempo. Comunque io sono stata fortunata. Quasi al termine degli studi, ho seguito un corso per il quale era prevista la presentazione di un progetto di coppia. Ho conosciuto Paolo. È un ragazzo normale: non è palestrato, non è magro, ma non è neanche grasso. Potrei definirlo normodotato dal punto di vista fisico. Dal punto di vista intellettivo è la persona più brillante ch’io conosca. Non so bene come sia successo, ma ci siamo innamorati. Sono state le nostre menti a connettersi e da lì è venuto tutto il resto. La mia prima volta insieme a lui ero molto tesa. Non aveva il mio stesso grasso addosso. Non aveva la pancia o le cosce che sfregavano. Non sapevo come avrebbe reagito di fronte al mio corpo nudo. Abbiamo superato tutti i miei imbarazzi parlando: mi ha chiesto cosa mi piacesse fare, quali fossero le mie posizioni sessuali preferite, se volevo stare a pecorina, oppure se era meglio che ci guardassimo per tutto il tempo negli occhi. In poche parole, fare l’amore con me significava per lui farmi stare bene. Ed era questo quello che stavo cercando. Qualcuno che non mi facesse pesare il fatto di pesare più del dovuto. Oggi io e Paolo viviamo insieme. Io ho perso tanti chili, ma l’ho fatto per me. Per la mia salute. Fra un mese nascerà la nostra bambina».

Ti va di dire qualcosa alle ragazze che possono sentirsi come te? 

«La parte più difficile è quella di riuscire a fregarsene del giudizio degli altri. Vi giuro che al mondo esistono diverse persone che riescono ad andare oltre l’apparenza, perché io una l’ho conosciuta e non l’ho più lasciata andare. Ma in generale, dovete imparare a conoscere il vostro corpo e a vivere la vostra sessualità serenamente. E se un giorno deciderete di mettervi a dieta, non fatelo per dimostrare qualcosa a qualcuno, ma solo per sentirvi bene con voi stesse».

Foto apertura: rawpixel - 123RF

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