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Fat shaming: lo stigma dei corpi grassi

Il pregiudizio contro i corpi grassi prende il nome di fat shaming, ed è una delle tante forme sotto cui si manifesta il body shaming.

Il pregiudizio contro i corpi grassi prende il nome di fat shaming, ed è una delle tante forme sotto cui si manifesta il body shaming.

Body shaming, body positivity, fat shaming, fat acceptance: sono solo alcuni dei termini provenienti dagli Stati Uniti che, negli ultimi anni, hanno iniziato a far parte anche dei nostri discorsi a proposito del corpo. Non sempre li capiamo davvero fino in fondo, e non soltanto per un ostacolo di natura linguistica. Sono concetti “nuovi”, o meglio corrispondono a una nuova sensibilità, a una nuova consapevolezza e a un nuovo modo di porsi verso forme di discriminazione che esistono da sempre e che da sempre limitano la vita di tantissime persone, in modo particolare le donne.
Oggi analizziamo insieme il fat shaming, ovvero lo stigma nei confronti dei corpi grassi.

Cos'è il fat shaming

Discriminare le persone in sovrappeso, grasse od obese: questo è il fat shaming, né più, né meno.
Il significato di fat shaming è però spesso equivocato, complice la traduzione approssimativa che porta a un misunderstanding. Il termine “shaming” viene erroneamente associato alla vergogna, per cui si è portati a spostare la questione verso il punto di vista della vittima di fat shaming, al vergognarsi di essere grassi. In realtà, il fat shaming è un atteggiamento discriminatorio frutto di stereotipi sul corpo tuttora difficili da sradicare.

Fat shaming, fat stigma o grassofobia

Anche se i termini fat shaming e fat stigma sono stati importati dagli Stati Uniti e, quindi, mutuati dalla lingua inglese, il fenomeno ci è sempre stato familiare. Possiamo italianizzarlo come grassofobia: un termine molto utilizzato dalle attiviste e dagli attivisti che in Italia, attraverso i social, hanno contribuito a creare e ad accrescere la consapevolezza in materia.

Belle di faccia

Nato su Instagram nel 2018, Belle di faccia è il progetto di Chiara Meloni e Mara Mibelli che, a partire dalla testimonianza diretta delle autrici, parla senza mezzi termini, né edulcorazione, di fat shaming e grassofobia. L’obiettivo è certamente quello di aiutare le persone grasse a ritrovare l’autostima, ma il progetto non parla a una nicchia e non si ferma alla cosiddetta fat acceptance. Anzi, punta molto più in alto: “riportare i corpi non conformi al centro del discorso body positive”. Il nome parte da un cliché di ipocrisia che la maggior parte delle ragazze e donne grasse ha sperimentato sulla propria pelle. Il falso “complimento” (perché tale non è) per cui si tende a commentare e sminuire un corpo non conforme agli standard estetici e al diktat della magrezza: “Sei bella di faccia, peccato per il resto”.
Belle di faccia è oggi anche un’associazione per la body positivity e la fat acceptance, oltre che un libro, edito da Mondadori: “Belle di faccia: tecniche per ribellarsi a un mondo grassofobico”. Chiara Meloni e Mara Mibelli sono entrate nella classifica, pubblicata da Il Sole 24 Ore, delle italiane più influenti sui social legate all'empowerment femminile.

Vittime celebri di fat shaming

Il fenomeno fat shaming è particolarmente radicato nei confronti delle celebrities, costantemente sottoposte al giudizio altrui. Lo stigma da parte della stampa, degli haters e, in alcuni casi, anche delle persone a loro più vicine, è particolarmente pericoloso perché, per giunta, condiziona l’opinione pubblica. Oltre al danno psicologico per la vittima, il cosiddetto celebrity fat shaming porta infatti sempre più persone a sviluppare un atteggiamento critico nei confronti del proprio corpo e del proprio peso, che può tradursi, ad esempio, in una maggiore propensione a sviluppare disturbi dell’alimentazione.

Billie Eilish

Foto: LaPresse

Il caso mediatico è avvenuto alla fine del 2020, quando la giovanissima cantante si è mostrata in shorts e top aderente: un abbigliamento che si discosta dai suoi tipici outfit oversize. Gli haters, alimentati dalla stampa scandalistica, si sono scatenati nel criticare Billie Eilish, accusandola di avere messo su peso e arrivando a sentenziare: “Quella pancetta è davvero orribile”.
Qualche mese prima, l’artista aveva dichiarato, in un’intervista a GQ UK, di indossare abiti oversize perché non si è mai sentita desiderata: un aspetto che ha segnato profondamente la sua vita.

Britney Spears

Foto: LaPresse

Una vita sotto i riflettori. Fin da subito, la vita della popstar è stata sottoposta a critiche, supposizioni e pressioni da parte di chiunque: stampa, haters e persino dalla sua stessa famiglia.
Nel 2007, molto prima che il dibattito sul body shaming iniziasse anche solo a plasmarsi, la rivista E! Online commentò così l’esibizione di Britney agli MTV’s Video Music Awards: “The bulging belly she was flaunting was SO not hot” (La pancia prominente che ostentava non era per niente sexy). All’epoca, giusto per la cronaca, Britney Spears aveva dato da poco alla luce il suo secondo figlio.

Mischa Barton

Foto: LaPresse

Nel caso della ex protagonista di The O.C., l’impatto del body shaming è stato devastante. Agli inizi degli anni 2000 era una IT girl, chiunque voleva essere come lei. Proprio in quel periodo iniziò uno spietato thin shaming nei suoi confronti: la sua figura snella era associata a una magrezza giudicata eccessiva e a un cattivo esempio per le fan adolescenti della serie TV.
L’autostima di Mischa Barton venne pesantemente afflitta dalle enormi pressioni subite, a tal punto da scatenare quei disturbi dell’alimentazione che hanno portato l’attrice a considerevoli fluttuazioni di peso, effetto yo-yo. Se prima era troppo magra, poi era troppo grassa: “Non ero mai del giusto peso”. Il fatto che la grassezza sia percepita come un disvalore è evidente nei titoli che celebrano il dimagrimento di Mischa Barton come una “rinascita”.

Fat shaming e thin shaming: due facce della stessa medaglia

Come l’ultimo esempio testimonia, fat shaming e thin shaming non sono altro che due diverse forme sotto cui si manifesta il body shaming. Nessuno dei due è più grave dell’altro, entrambi possono avere effetti devastanti sul rapporto con il nostro corpo, a livello psicologico e nelle relazioni con gli altri, arrivando a scatenare pericolosi disturbi dell’alimentazione.
Il nostro sguardo nei confronti del corpo deve diventare più neutro e, soprattutto, dobbiamo smetterla di sparare sentenze sul corpo altrui. Che sia sui media, sui social o nelle chiacchiere quotidiane: è un atteggiamento dannoso tanto per gli altri, quanto per noi stessi, perché (a oggi) nessuno è immune dal body shaming.

Foto di apertura: LaPresse