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Vivienne Westwood: chi è la stilista del punk

Ottant’anni vissuti con anticonformismo: storia di un’icona fashion che, a partire dal punk londinese, ha fatto la storia della moda. 

Ottant’anni vissuti con anticonformismo: storia di un’icona fashion che, a partire dal punk londinese, ha fatto la storia della moda. 

Citando Nanni Moretti nel suo indimenticabile Caro Diario, potremmo definire Vivienne Westwood come una splendida ottantenne. All’anagrafe Vivienne Isabel Swire, poi coniugata Westwood, la stilista punk inglese nasce nel Derbyshire l’8 aprile 1941. Esattamente come nel caso di Mary Quant, il richiamo di Londra è troppo forte per trattenere il suo spirito ribelle entro i confini della provincia.

Vivienne Westwood: le origini del mito

La sua carriera nel campo della moda ha inizio tra la fine degli anni '50 e l’inizio degli anni '60, ma esplode all’inizio dei Settanta. Non sono ancora gli anni del punk, ma decisivo è l’incontro che pone fine al suo matrimonio con il primo marito Derek Westwood: quello con Malcom McLaren, futuro manager dei Sex Pistols.

Lo storico negozio di 430 King’s Road a Londra

Let it Rock: il primo negozio apre i battenti nel 1971 e ha un nome che è un po’ anche il manifesto di Vivienne Westwood. Non solo per il messaggio, ma anche per l’irrequietezza, che porta a vari renaming nel corso degli anni: lo store viene ribattezzato Too fast to live too young, poi Sex e ancora Seditionaires, infine World’s End. Quest’ultima denominazione è quella con cui lo conosciamo oggi, anche grazie all’inconfondibile insegna che lo caratterizza: un orologio con le lancette che girano al contrario.

Vivienne Westwood, lo stile punk in passerella

Possiamo dirlo serenamente: l’estetica del punk non sarebbe stata quella che conosciamo, se non fosse stato per Vivienne Westwood. Basta pensare alle importanti differenze nel look di punk americani come i Ramones e dei punk inglesi, come i Sex Pistols o i Clash.
Le creazioni di Dame Westwood (questa la prestigiosa onorificenza riconosciuta alla stilista nel 2006) sono provocatorie ed eccentriche, e non si limitano a portare in passerella i trend giovanili e lo street style di quegli anni.

La modernizzazione di elementi classici di sartoria

Quella di Vivienne Westwood è una moda controcorrente, ma non prescinde dalla tradizione più colta. Dal Seicento e dal Settecento, ad esempio, riprende accessori ed elementi che nessun altro avrebbe riscoperto in chiave contemporanea, come il faux-cul e il corsetto.

Queen Viv e il gusto per la provocazione

Amatissima dai musicisti, i suoi capi sono stati indossati da Ringo Starr e, ovviamente, dai Sex Pistols. L’immaginario di catene, abiti in gomma e in cuoio, che tutti associamo alla band di culto della sottocultura punk inglese degli anni ‘70, fece scalpore al punto tale da richiedere l’intervento della polizia per far abbassare la saracinesca del suo negozio.
Oltre i canoni del buon gusto e della frivolezza, la moda è per Vivienne Westwood una forma di lotta contro l’ordine costituito. I Pistols cantavano God Save the Queen, e quell’invettiva contro nientepopodimeno che Sua Maestà la Regina Elisabetta finisce nel 1977 anche sulle T-shirt firmate Vivienne Westwood. Ormai è entrata nella storia, ma lo sberleffo a The Queen viene perpetrato anche nel 1992, anno in cui la stilista viene convocata a Buckingham Palace per il conferimento del titolo di Ufficiale dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico. Vestita di un’elegante gonna a ruota, Vivienne si esibisce in una piroetta a favore di fotografi, mettendo in mostra l’assenza di biancheria intima. Il suo commento? “Ho sentito dire che la foto è piaciuta alla Regina”.

Le collezioni iconiche di Vivienne Westwood

La sua attitudine è libera e indipendente (in una parola: punk), il suo immaginario attinge dalla tradizione attraverso una reinterpretazione autentica, attuale e fuori dagli schemi.
I simboli più famosi dello stile di Queen Viv sono:

  • il tessuto tartan
  • le crinoline e, più in generale, gli elementi tipici degli abiti francesi dei secoli XVII e XVIII
  • i corsetti strettissimi
  • le camicie asimmetriche che quasi “s’intrecciano” sul corpo.

L’abito da sposa di Carrie nel film di Sex & The City, firmato Vivienne Westwood

Certe scene non si dimenticano. Certi abiti nemmeno. Nel primo film di Sex & the City, Carrie posa per un servizio fotografico su Vogue, indossando meravigliosi abiti da sposa: Carolina Herrera, Christian Lacroix, Oscar de la Renta, Dior… E infine, uno straordinario abito color champagne, firmato Vivienne Westwood: “A dress so special it could bring a wedding tear from even the most unbelieving of women”. Con tanto di dedica firmata dalla stilista. Da sogno.

Vivienne Westwood e le supermodels anni ‘90

L’ultimo decennio del Novecento è un momento di grande successo. Tutte le top model più importanti sfilano per lei. E nasce il concept Anglomania, con cui gli abiti francesi della tradizione settecentesca assumono elementi tipicamente britannici: una cifra stilistica che, da allora, caratterizzerà stabilmente lo stile Westwood.

Naomi Campbell

Non capita tutti i giorni di far cadere Naomi Campbell. Oops! Nel 1993, è quello che le accade indossando dei tacchi vertiginosi, che Vivienne Westwood aveva concepito come una sorta di piedistallo su cui sollevare la bellezza femminile.
In un’intervista tra Naomi e Queen Viv, la Venere nera pone una domanda alla stilista: “Posso chiederti una cosa? Ti preoccupasti, quando mi vedesti cadere in passerella?”. La risposta che riceve è assolutamente compassata: “Beh, si vedeva che stavi bene, Naomi”.

Kate Moss

Tra le sue tante “rivoluzioni”, Westwood è stata tra le prime stiliste a portare il topless in passerella. Nel ‘94, una giovanissima Kate Moss sfila per lei a seno nudo, mangiando un gelato.

Vivienne Westwood, una vita dedicata all’impegno politico

Non solo le contestazioni contro l’ordine costituito, ma, più in generale, un doveroso supporto nei confronti delle battaglie più giuste. Ad esempio, risale al 2005 la linea di T-shirt con la scritta “I am not a terrorist, please don’t arrest me”, in favore della difesa dei diritti civili. Sempre negli anni 2000, con altre collezioni ha espresso il proprio dissenso verso le azioni politiche degli allora Primo Ministro inglese Tony Blair e Presidente americano George W. Bush Jr.

L’impegno contro i cambiamenti climatici

La battaglia più recente, per la quale Vivienne Westwood continua a spendersi attivamente, è quella in favore dell’ambiente. Più nello specifico, contro i mutamenti climatici.
I fronti della sua azione sono molteplici: paladina dell’ethical fashion, per una moda più sostenibile, il suo attivismo si concentra oggi soprattutto verso la sensibilizzazione dell’opinione pubblica verso le più urgenti tematiche ambientali.
Solo poche settimane fa, è apparso sul profilo Instagram ufficiale del brand Vivienne Westwood un post in cui la stilista ottantenne si è mostrata in un outfit che a malapena copriva solo una parte del suo corpo. La “nuda verità”, si potrebbe dire, nell’ambito della campagna Save the World - The Big Picture: di per sé la nudità di un corpo anziano è un qualcosa di rivoluzionario (semplicemente perché non ci siamo abituati), e, in questo caso, diventa il veicolo di un messaggio d’allarme.

Il mondo - inteso come pianeta, ma anche come società nella sua globalità - ha bisogno di atti di rivoluzionaria responsabilità, e ne ha bisogno adesso.

Punk is not dead. Vivienne Westwood’s revolution is not over.