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Yummy dummies - ricette a prova di incapacy

In cucina non sempre è vero che a tutto c’è rimedio, ma è vero che dietro ogni abominio culinario c’è sempre un perché e ve lo spiega Sofia, in arte Cucinare Stanca. Tutti i venerdì su DeAbyDay!

by Cucinare Stanca

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Torta di Zucca: gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro

  • Difficoltà

    media

  • Categoria

    Dolci

  • Porzioni

    10

  • Tempo preparazione

    20 min

    PT20M

  • Tempo cottura

    55 min

    PT55M

  • Tempo totale

    75 min

    PT75M

  • Cucina

    Italiana

  • Cottura

    in forno

La torta di zucca ci insegna che nessun percorso è mai veramente tracciato, che si può essere una cosa e anche il suo contrario, restando in ogni caso sorprendentemente... buoni! Parola di Cucinare Stanca.

La torta di zucca ci insegna che nessun percorso è mai veramente tracciato, che si può essere una cosa e anche il suo contrario, restando in ogni caso sorprendentemente... buoni! Parola di Cucinare Stanca.

Ormai ci conosciamo da un po’ Incapacy miei e Incapacy di DeAbyDay e sapete che per me non c’è mai una cosa completamente vera o una cosa completamente falsa, quindi vivo in un limbo psicologico in cui ogni momento è buono per avere una percezione diversa delle cose, cambiare idea radicalmente, anche a distanza di 3 minuti, e tornare a bomba sulla prima idea. Come dite? Ti sei fatta vedere?

Certo, io mi faccio vedere costantemente, da una bravissima, che mi dice sempre che è un po’ d’ansia, no scherzo, volevo aprire una polemica sui medici di base che ogni cosa che sottopongo loro mi rispondono “è ansia”, allora io sono matta che vi chiamo una volta al giorno e una volta alla settimana vengo in studio per dire che secondo me ho un neo che è cambiato, ho una tetta più grande dell’altra o una narice che funziona meno? "Una bravissima", che non è il mio medico di base, altrettanto brava e paziente, alla mia richiesta di dirmi cosa ho, mi risponde sempre: “Quello che non hai sicuramente è l’obbligo di chiuderti in una definizione, di trovare sempre una parola per descrivere la psiche, che ha talmente tanti aspetti, che sarebbe fuorviante e limitante il tentativo di riassumerla” e ridendo ogni tanto mi dice “sei vivace”. Continua sempre dicendomi che le parole in alcuni casi sono solo parole e che, nel mio caso, rischierei di cristallizzarmi in una definizione che solo in parte mi appartiene e di esasperare una condizione senza motivo. 

Definizioni come psicopatica, schizzata, bipolare, schizofrenica, fino a poco tempo fa mi facevano molta paura, se rivolte a me chiaramente, perché non conoscevo i disturbi psichiatrici e perché sono figlia di un tempo in cui una diagnosi psichiatrica era diversa da qualsiasi altra diagnosi, un tempo in cui parlare di disturbo mentale ci gettava senza appello nell’unica definizione di cui abbiamo paura “essere pazzi”. Non quel pazzo che vi piace a voi quando vi definite bipolari, schizzat*, Asperger, sui social, cosa che vi invito a non fare più, primo perché irrispettoso e ignorante, secondo perché c’avete 603 anni e fa i/le matt* sui social è ridicolo, soprattutto se vi appropriate ironicamente di condizioni patologiche altrui.

Quello che a me fa un po’ male è che parlare di salute mentale è ancora difficile e, per molti, motivo di vergogna e, questa difficoltà, rallenta o allontana la maggior parte delle persone da una possibile diagnosi medica, dalla risoluzione o dal miglioramento anche lieve di un disturbo, o dalla semplice consapevolezza che si possa stare meglio con un aiuto medico.

Questo è un pensiero mio banale, che formulo perché DeAbyDay mi fa parlare di quello che voglio, non sono un medico, sono solo una persona che non è stata sempre bene, in forma, soprattutto al livello psichiatrico, lo dico su un articolo di cucina? Certo, perché mi leggono tante persone, tanti miei coetanei, e se serve a qualcuno sentire che una persona che è in cura da uno psichiatra ora si sente bene, mi presto volentieri, perché non ci può essere vergogna per una malattia, anche se io per prima ho avuto paura anche solo di pronunciare questa parola, di fare il tragitto da casa mia allo studio della psichiatra. La prima volta che ho preso uno psicofarmaco ho pianto 3 ore perché secondo me ero entrata nel loop dei farmaci e dei matti, per scoprire poi che una malattia psichiatrica è come un’altra malattia, che non sono entrata in nessun loop, che un farmaco abbinato a una buona terapia ha migliorato la qualità della mia vita, ma non l’ha stravolta perché non basta per tutto, in me ha abbassato il livello di angoscia e mi ha permesso di focalizzarmi su quello che amavo fare, senza troppe paura di morire da un momento all’altro. Il disturbo d’ansia generalizzato è un disturbo psichiatrico maledetto, perché rispetto alle altre condizioni è più sdoganato, tutti diciamo sempre c’ho un po’ d’ansia, sto morendo d’ansia, l’ansia me se magna, ma come si fa a capire quando l’ansia ti si è magnata un po’ troppo? Quando la qualità della tua vita non è più sufficiente, e non è solo un po’ d’ansia, ma è una malattia vera e propria? Come la gastrite, come l’emicrania, qualcuno te la deve diagnosticare e ti deve aiutare, insomma, ne dovete parlare e dovete chiedere un confronto col medico.

Mi sento meglio, non sono un’altra persona, ma non mi sento più i battiti del cuore sotto al collo 10 volte al giorno, non ho più bisogno di avere una bottiglietta d’acqua sempre in borsa, o una bustina di zucchero se mi viene da svenire, la notte dormo, anche da sola, altre volte non dormo, perché la mia terapia non mi stronca la vita, né mi leva la coscienza e le forze, la rende più lieve, ma ho gli stessi problemi di tutti.
Ho ripetuto tante volte la parola psichiatra, disturbo, malattia, perché bisogna avere confidenza con queste parole, come avete confidenza con la cefalea, la dermatite e l’ernia del disco. Si cura, ve lo prometto.

Dite che c’entra con la torta di zucca? Niente, volevo parlare di questa cosa perché ancora non lo avevo fatto, perché il 10 ottobre è stata la giornata mondiale della salute mentale e io non ho scritto niente, e poi perché questa torta è talmente buona che può essere considerata lo psicofarmaco naturale della pasticceria, soprattutto se la mangiate tiepida.

Ingredienti

  • 300g di zucca già tagliata e pulita, senza affettarvi mani e braccia
  • 170 g di olio di semi di arachidi
  • 3 uova
  • 270 g di zucchero
  • 240 g di farina 00
  • 100 g di farina di mandorle o mandorle frullate da voi
  • 1 bustina di lievito chimico per dolci
  • la buccia di un’arancia grattugiata e un cucchiaino di cannella

ingredienti torta di zucca

La ricetta della torta di zucca

  1. Stavolta la zucca non la cuociamo Incapacy, la frulliamo bene in un mixer e poi la uniamo all’olio di semi con un po’ di interesse per questa ricetta e un po’ di verve
  2. Montate le uova con lo zucchero fino a farle diventare belle chiare, spumose e leggere, non come noi macigni sul petto
  3. Aggiungete gli aromi, che altrimenti la torta non sa di niente
  4. Mescolate con una frusta la farina di mandorle o le mandorle frullate con la farina 00 e il lievito 

    torta zucca

  5. Mentre ancora le fruste elettriche sono in azione aggiungete un po’ per volta la zucca frullata e la farina, alternandole fino a esaurimento, diciamo in 3-4 volte
  6. Imburrate e infarinate bene una teglia da 24/26, preferibilmente con i bordi alti e versate il composto
  7. Lo so che avete già preriscaldato il forno a 170 gradi, se non lo avete ancora fatto rimediate, cuocete in modalità statico per circa un’ora scarsa, ma controllate sempre.

Comunque quando ho iniziato questo articolo l’idea era un’altra, quando dicevo che nessuna cosa è vera e nessuna cosa è falsa per me, volevo parlare degli utilizzi alternativi in cucina degli ortaggi come la zucca, la zucchina ma anche la melanzana, e che nessun percorso è veramente tracciato, e poi chissà che avrei scritto. Grazie Incapacy per essere arrivati alla fine di questo articolo.

Foto: Ilaria Muri