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Carlotta Perego: «Essere vegani non è una rinuncia»

Nota in rete per il suo progetto Cucina Botancica, invita chi ha voglia di scoprire l'universo vegetale verso un approccio curioso e gentile.

Nota in rete per il suo progetto Cucina Botancica, invita chi ha voglia di scoprire l'universo vegetale verso un approccio curioso e gentile.

«Provateci. Al limite, si può sempre tornare indietro». Sembra una banalità, ma quando si parla di scelte totalizzanti come diventare vegetariani o vegani, non lo è affatto. Sposare questo regime alimentare, che poi sfocia in uno stile di vita onnicomprensivo, può fare paura, specie se si dà ascolto a tutti i pregiudizi sull'argomento. Per non parlare di tutti quelli che puntano il dito contro coloro che addentano un pezzo di carne. Ma c'è qualcuno che sta attuando una rivoluzione gentile a colpi di sorriso, video ricette e consigli.

Carlotta Perego è la creatrice di Cucina Botanicacanale YouTubeprofilo Instagram e ora anche libro edito da Gribaudo. Sotto questo nome c'è l'amore dell'influencer per la cucina vegetale che, ben lungi dall'essere limitante, è una occasione ghiottissima per ampliare la propria esperienza gastronomica. Nata e cresciuta a Monza, laurea in design e un corso di cucina vegetale presso la scuola di Matthew Kenney a Los Angeles, a 23 anni Carlotta ha già raccolto attorno a sé oltre 600 mila follower (322.000 su YouTube e 311mila su Instagram).

Come scrive nel libro Cucina Botanica. Vegetale, buona e consapevole, mangiare vegetale è una buona scelta perché evita il maltrattamento e l'uccisione di animali, aiuta l'ambiente, fa bene alla salute, livella le disuguaglianze sociali nel mondo, amplia la conoscenza del cibo e, non ultimo, fa risparmiare. E se pensate che sia difficile abbandonare un'alimentazione onnivora per una senza prodotti di origine animale, be' vi sbagliate. Ecco i suoi segreti per vivere una vita da vegani gentili.

Cucina botanica libro

Carlotta Perego, cosa ha fatto scattare la molla che ti ha spinto lontano dall'alimentazione onnivora?
Ho smesso di mangiare carne quattro anni fa – avevo 19 anni – e non ne sento la mancanza. La molla è scattata per alcune situazioni familiari legate alla salute. Ma non è stato un passaggio immediato. Non c'è stato un momento in cui ho detto “da oggi basta!”, ma mi sono detta “provo a mangiare vegano e vediamo se è così terribile come sembra”. Ci ho messo anni a diventare vegana

Com'è andata?
All'inizio riduci la quantità di questi alimenti, ma non li togli definitivamente. Piano piano ho iniziato a eliminare la carne, poi le uova, i latticini. Mangiavo pesce solo qualche volta al mese e alla fine ho provato a evitare anche questo. Sono andata avanti così fino a togliere tutti gli alimenti di origine animale. A pensarci oggi, sembra passata una vita.

Anche in Italia iniziano a diffondersi i ristoranti vegani. Possiamo vantare la presenza anche di alcuni stellati dedicati alla cucina vegetale come il Joia di Pietro Leemann a Milano. L'essere vicina a questa città, molto attenta a questo tipo di gastronomia, ti ha aiutata?
Conoscevo il Joia e desideravo molto andarci. Per me è stato di grande ispirazione, anche senza esserci stata. Ci sono andata quando ero già vegana. Ma c'è un altro locale che mi ha colpito moltissimo, oggi purtroppo chiuso: il Mantra raw vegan, che ora ha chiuso. Avevo scoperto che lo chef aveva frequentato il Food Future Institute di Matthew Kenney, che poi ho deciso di frequentare e in cui ho lavorato un anno dopo il diploma.

La cucina vegana significa più togliere o aggiungere ingredienti?
Io parlerei più di valorizzazione. Essere vegani non è una rinuncia: se scegli di fare questa cosa, sei a un punto in cui non pensi a rinunciare, ma a cambiare. Al PlantLab ho iniziato a esplorare alimenti che non mangiavo come i legumi. È stato un arricchimento della mia cucina. Mangiavo le stesse tre verdure tutte le settimane. Mangiavo solo pasta e riso, mentre ora la mia dispensa è pienissima di pacchettini di cereali! C'è tanto da esplorare.

Da dove credi nasca la violenza di certi vegani che non hanno aiutato la diffusione di questo stile di vita con il loro atteggiamento?
Quando si diventa vegani è molto facile farsi prendere dalla rabbia, soprattutto se lo si diventa dal giorno alla notte. Si inizia a leggere e documentarsi, chiedendosi come mai nessuno faccia niente davanti a situazioni incomprensibili. È normale sfogare questa rabbia verso famigliari o amici che a cena ordinano la pizza con la salsiccia. Un vero classicone dello stereotipo vegano che si ha in mente. Ma questo atteggiamento disincentiva per le persone che abbiamo intorno: si sentiranno in colpa. Nessuno ha voglia di vedere sottolineati i propri errori. Se si vuole promuovere l'alimentazione vegana, bisogna cambiare atteggiamento.

Qual è la strategia da seguire?
La strada migliore è essere un esempio per gli altri, far vedere che si può mangiare bene ed essere soddisfatti dei propri piatti. Non si mangiano solo insalate scondite, ma è possibile preparare piatti bellissimi e buonissimi. Si può mostrare una cucina invitante, nutriente e soddisfacente perché il piatto che mangi, ti deve dare gioia. Possiamo magari affascinarle e far sì che si avvicinino. Essere vegani in questo modo, valorizzando anche gli sforzi di chi ci sta intorno, invece di sottolinearne gli errori, è il modo migliore per promuovere questo stile alimentare.

Carlotta Perego intervista

Ha dichiarato che solo un tuo follower su 10 è vegano: come spieghi questo fenomeno?
Il dato è emerso dopo un sondaggio fatto nelle mie storie. La verità è che io propongo uno stile culinario di nicchia. Ciò che accomuna tutte le persone che mi seguono è l'essere interessati a questo mondo. C'è chi vuole più verdure nella sua dieta o ha un'intolleranza al lattosio che non gli permette di mangiare i latticini. Ci sono anche signore che non sanno che fare con i nipoti diventati vegani e cercano ricette da fare solo per loro. Il mio mondo è aperto a tutti.

Dove ti senti più a casa, su Instagram o su YouTube?
Anche se Cucina Botanica è un concetto unico, YouTube e Instagram sono due mondi con velocità diverse. YouTube è molto rilassante, confortevole, mi fa sentire tranquilla. C'è più tempo per fornire maggiori dettagli nelle ricette per creare l'atmosfera giusta mentre giro il video. Su Instagram tiro fuori lati diversi della mia personalità, come l'allegria e la solarità. Su YouTube sono più una conduttrice, mentre nelle storie di Instagram chiacchiero con la community.

Com'è la tua giornata di lavoro?
Non esiste uno standard perché magari mi trovo a dover filmare per tre giorni di fila e a fare montaggio per i successivi tre. Faccio tutto da sola. Solitamente al mattino penso a cosa fare in un nuovo video, che ricetta inserire spulciando anche libri di cucina classica. Una volta che ho le ricette in mente, faccio la lista degli ingredienti che non ho e li cerco in un supermercato. Faccio la spesa, torno a casa: se si tratta di una ricetta nuova, la provo e quando è pronta, la filmo. A quel punto mentre sto svolgendo la ricetta, sposto la camera o faccio delle foto. Quando ho tutto, inizio a montare e scrivo la parte narrante. Registro la voce e monto tutto insieme al video. Esporto e pubblico su YouTube. Nel frattempo ho fatto delle storie su Instagram o pubblicato un post. L'obiettivo è tenere vive tutte le varie piattaforme.

Cosa consiglieresti a chi vuole diventare vegano?
Una cosa di cui avevo molta paura prima di farlo era l'opinione delle persone intorno a me. In passato qualsiasi vegano ha detto “Non voglio diventarlo, non succederà mai!”. La cosa che mi sento di dire è: non lasciatevi intimidire dal parere di chi sta intorno a voi, perché chi lo dice non conosce nessun vero vegano. Sono pareri basati su stereotipi. Provateci. Al limite, si può sempre tornare indietro.