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Yummy dummies - ricette a prova di incapacy

In cucina non sempre è vero che a tutto c’è rimedio, ma è vero che dietro ogni abominio culinario c’è sempre un perché e ve lo spiega Sofia, in arte Cucinare Stanca. Tutti i venerdì su DeAbyDay!

by Cucinare Stanca

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  • Difficoltà

    media

  • Categoria

    Piatti Unici

  • Porzioni

    4

  • Tempo preparazione

    2 ore e 30 min (riposo) + 30 min

    PT30M

  • Tempo cottura

    25 min

    PT25M

  • Tempo totale

    3 ore e 30 min

    PT55M

  • Cucina

    regionale

  • Cottura

    in forno

Il lavoro viene definito dalla nostra Costituzione sia come un diritto che come un dovere. Dovere di contribuire al progresso materiale e spirituale della società attraverso l’attività lavorativa; diritto perché dovrebbe rappresentare quell’attività che genera dignità sociale, che scongiura l’emarginazione e l’esclusione e che ognuno dovrebbe poter svolgere secondo le proprie possibilità e le proprie inclinazioni.

Tralasciando le parti che forse ai tempi della stesura della Costituzione potevano essere ragionevolmente auspicabili e realizzabili (visto il boom economico degli anni successivi), ma che ad oggi sembrano utopistiche e ben slegate dal contesto, riusciamo ancora a pensare al lavoro in questi termini?

Su quale lavoro fondiamo le nostre vite?

Cosa significa dignità sociale, cosa si intende per emarginazione ed esclusione oggi?
Può non essere solo una questione che riguarda l’avere o meno un lavoro? 
Ma quel famoso “lavoro qualsiasi”, che si augura a chi non riesce a trovare un lavoro adatto a sé (e allora: “ma ti pare che non trovi un lavoro qualsiasi? Se vuoi lavorare un lavoro lo trovi”), fa in modo che l’emarginazione e l’esclusione non ci tocchino?
Può essere invece che oggi l’emarginazione e l’esclusione siano anche provocati dal lavoro stesso?
Per me sì, per la mia esperienza sì, e il gancio fra stato di necessità e lavoro alienante è una condizione dalla quale si esce molto difficilmente. Come per la maggior parte delle cose, unpopular opinion, non basta la forza di volontà. Perché banalmente se uno c’ha fame non c’ha tempo per altro, non ha la forza per ribellarsi. Se uno ha paura spesso non riconosce neanche l’ingiustizia, se uno è oberato di scadenze economiche e familiari l’emarginazione e l’esclusione vengono dopo l’ultimo dei problemi.

Parlerei oggi di dignità del lavoratore, emarginazione ed esclusione generati dal lavoro. Lavorerei sull’eliminazione dello stato di necessità grave che porta non solo ad accettare condizioni allucinanti, ma che porta anche a ringraziare per queste. Parlerei ancora di orari di lavoro selvaggi, di paghe che bastano solo a comprare il cibo giornalmente e per altre poche cose.

Parlerei sempre di più dei sintomi di condizioni patologiche e psichiatriche generati da condizioni di lavoro estenuanti, della sindrome da burnout, della depressione, dell’ansia, di quella morsa che ti prende in petto quando ti metti a letto e pensi che domani devi tornare in quel posto di m*rda e non hai alternative.

Predica finita, adesso potete andare a festeggiare il Primo Maggio all’aperto, su un prato, con cento bottiglie di vino, ma se è la festa dei lavoratori e quindi non si lavora, non vi inventate 350 tipi di preparazioni diverse da portare.
Fate queste scacce siciliane, contatene una a testa per pranzo e una per merenda. Io oggi non voglio litigare con nessuno - anche se è la cosa che mi riesce meglio da sempre - quindi non voglio parlare della provenienza di questa ricetta, della città che va messa dopo “scaccia”, del lievito e della ricetta originale: è festa pure per me.

Ingredienti

  • 500 g di farina di semola rimacinata
  • 360 g d’acqua
  • 4 g di lievito di birra
  • 4 cucchiai di olio evo
  • Un cucchiaino di miele
  • 10 g di sale

    Per l’interno:
  • 2 litri di passata di pomodoro
  • 1 spicchio d’aglio
  • Olio evo
  • 6/7 foglie di basilico
  • 250 g di caciocavallo
  • 250 g di provola fresca (io ho usato quella affumicata per litigare con voi)
  • Sale

La ricetta della scaccia siciliana a prova di Incapacy

  1. In una ciotola a mano o in planetaria mettete la semola, il lievito sciolto in mezzo bicchiere d’acqua preso dai 360 g iniziali.
  2. Iniziate a impastare aggiungendo gradualmente l’acqua fino a ottenere un impasto decente e compatto. Aggiungete prima il sale e poi l’olio. 
  3. Fate lievitare per circa 2 ore e mezza

    Impasto scaccia siciliana

Nel frattempo preparate il sugo:

  1. Scaldate l’olio in una padella antiaderente, soffriggete l’aglio, versate il pomodoro e aggiungete il basilico. Fate cuocere per circa 30 minuti: deve ritirarsi la passata, non essere un brodo infernale.
  2. Tagliate in modo approssimativo i formaggi.
  3. Passato il tempo di lievitazione dividete l’impasto in 4 parti, spianate al massimo la pasta, (deve essere di circa 1 mm).

    Impasto scaccia steso a 1 mm

Ora guardate le foto:

  1. Condite tutta la spianata con pomodoro e formaggi, ripiegate i due lati lunghi verso l’interno.

    Scaccia condita

    Scaccia ripiegata

  2. Condite nuovamente le parti ripiegate

    Scaccia ripiegata e condita

  3. Portate i due lati corti verso il centro

    Scaccia ripiegata nuovamente

  4. Ricondite e ripiegate

    Scaccia ripiegata e condita nuovamente

    Scaccia piega finale

  5. Spennellate la superficie d’olio 
  6. Cuocete a 220°C per 20/25 minuti 

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Ciao piccoli.

Foto: Ilaria Muri