Carriere e Visioni
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Dalle stalle alle stelle: «Solo con le mie pecore mi sento libera»

Intervista a Carolina Leonardi, pastora 28enne premiata dalla Coldiretti come simbolo della resilienza al femminile.

Intervista a Carolina Leonardi, pastora 28enne premiata dalla Coldiretti come simbolo della resilienza al femminile.

 

Quando chiamo per la prima volta Carolina Leonardi, la trovo impegnata. È nella stalla con le sue pecore, dove trascorre buona parte delle giornate dal 2015, ovvero da quando ha deciso di diventare pastora. «Di solito mi definisco allevatrice, ma se si dice così, mi fido», mi fa notare ridendo poco dopo quando la richiamo, in uno dei pochi momenti liberi della sua stancante giornata. Titolare dell’azienda agricola ed agrituristica Le Coppelle di Pian del Lago a Stazzema, nel cuore del parco delle Alpi Apuane, partita da zero oggi la 28enne Carolina ha un gregge di cento pecore massesi e produce formaggi con il marchio Latteria Belato Nero: l’8 marzo è stata premiata da Coldiretti con un omaggio floreale (e sì, si è tenuta il mazzo di fiori), in quanto simbolo della resilienza tutta al femminile. Resilienza, già, termine piuttosto abusato da un anno a questa parte. E, tutto sommato, anche nel suo caso, visto che ciò che fa non le pesa affatto: «Quando sono a contatto con la natura e gli animali mi sento appagata, rilassata e fuori dal mondo. Mi sento libera».

Complimenti per il premio, Carolina.

Grazie. Mi fa enorme piacere rappresentare tanti giovani che come me fanno questo lavoro. Spero di farne avvicinare tanti altri al mondo dell’allevamento e dell’agricoltura.

Conosci altre allevatrici, magari giovani come te?

Sì, tante altre allevatrici e allevatori, la cosa che mi differenzia è che non vengo da una famiglia impegnata nella pastorizia.

E come ci sei arrivata?

Dopo due anni di scienze agrarie a Pisa ho proprio avvertito il bisogno di credere in quello che stavo portando avanti e nel territorio, scommettendo su me stessa. Per cui ho deciso dalla sera alla mattina di aprire un allevamento di pecore di razza massese, autoctona, che produce buona qualità di latte e carne. È una razza molto particolare, dal caratteristico mantello nero, che vive in armonia con il territorio: per me era fondamentale recuperare pascoli montani dove il sottobosco stava prendendo il sopravvento.

Come sei riuscita a conciliare questo lavoro con gli studi?

Per per altri due anni mi svegliavo molto presto, alle 5-5:30, andavo a mungere, tornavo a casa e poi mi lavavo, andavo in auto a Pisa, seguivo le lezioni, poi il pomeriggio lavoravo il latte o portavo le pecore al pascolo. La sera le mungevo di nuovo e facevo le consegne. È stata dura, ma volevo assolutamente raggiungere l’obiettivo della laurea. Volevo prendere coscienza del mio lavoro e di quello che stavo facendo.

carolina leonardi

Con che tesi ti sei laureata?

“Fattori che influenzano l’aromaticità del latte e del formaggio”, su tutti l’altitudine, perché cambia dall’allevamento in pianura a quello in alpeggio.

Che è dove si trova la tua azienda agricola.

Esatto. Ho ristrutturato un piccolo alpeggio in Pian di Lago, che era della mia bisnonna, Carolina anche lei. È in provincia di Lucca, nel parco delle Alpi Apuane, a mille metri di altitudine. È qui che vivo qui da tre mesi, prima abitavo a Pietrasanta.

Qual è la tua giornata tipo adesso?

Sveglia normalissima alle 6. Quando l’agriturismo è chiuso mungo, lavoro il latte, poi nel pomeriggio vado al pascolo insieme a un collaboratore, la sera rimungo e consegno a domicilio. Con il carico della ristorazione l’impegno si moltiplica, per fortuna ho l’aiuto della mia famiglia. Avere un ristorante mi piace anche se è faticoso: offro i miei prodotti e vedere i clienti soddisfatti dai vari tipi di formaggi che produco mi dà grandi stimoli per continuare.

Sei partita da zero, adesso hai un gregge di cento pecore. Quanti soldi servono?

Ogni capo costa tra i 100 e i 150 euro. A questa cifra bisogna aggiungere le spese mensili per alimentazione e cura delle pecore. Si tratta di altri 8 euro a capo, di media.

Sei affezionata alle tue pecore?

Sì, con tutte si è creato un legame. Anche se magari ce n’è qualcuna a cui sono più affezionata.

Prima hai parlato di carne. Pasqua si avvicina. Come la mettiamo con gli agnelli?

Mi dispiace, ma in un allevamento piccolo come il mio non posso fare altrimenti. Non ci sarebbe posto per più capi. Posso gestire 100 pecore, 120 al massimo. Non potrei mai arrivare a 150/200, devo per forza fare una selezione.

Facciamo un passo indietro. Quando hai deciso di diventare pastora che reazioni ci sono state?

Ho avuto grande sostegno, anche se sotto sotto in qualcuno c’è stata un po’ paura che una donna non ce la potesse fare. Diciamo che me ne sono fregata. Sono andata avanti per la mia strada perché è quello che ho sempre voluto.

Il tuo ragazzo di dà una mano?

Fa il potatore alto fusto, sempre a contatto con la natura ma niente pecore (ride, ndr). Quando gliel’ho detto è stato bel colpo, si è un po’ spaventato magari, ma mi ha sempre sostenuto. È contento per me e siamo sempre qua, insieme da 13 anni ormai…

carolina leonardi

Pro e contro della vita da pastora?

Pro: essere a contatto con la natura e fare ciò che voglio. Non vedo l’ora di mungere e offrire i miei prodotti. Mi piace proprio! L’unico contro è la grande stanchezza a fine giornata. Ma sarebbe sbagliato connotare in modo negativo la pastorizia, altrimenti nessun giovane si avvicinerà a questo lavoro. Perderemmo una grande fetta di microeconomia, artigianalità e tradizione italiana.

Tradizione, appunto. La figura della pastora, in fondo, c’è sempre stata. Giusto?

Sì. Già prima, almeno in zona, erano le donne a prendersi cura di pochi capi, 3-4 giusto per sostenere la famiglia, mentre magari i mariti erano fuori a lavorare. Era la figura femminile che si occupava di produrre formaggio e carne.

La pandemia ti ha complicato le cose?

La parte agricola risente meno delle varie restrizioni, infatti continuo a produrre e consegnare formaggio. L’agriturismo ne sta risentendo parecchio. L’estate 2020 era andata bene, avevo inaugurato il 30 luglio e avevamo avuto molti clienti.

Progetti per il futuro?

Mi piacerebbe aumentare il numero dei capi, se riesco a organizzarmi con la stalla. Poi vorrei delegare qualcosa, per concentrarmi su formaggi e ristorazione, dato che al momento mi occupo di tutto io per quanto riguarda le pecore, dall’alimentazione alla mungitura, fino alla tosatura.

Che consigli dai a chi sogna di fare una vita come la tua?

Di buttarsi senza avere paura, di provare insomma a realizzare questo sogno. Accettando sempre i consigli di chi ha più esperienza.