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Serial killer: la storia di Ed Kemper

Dieci omicidi, seguiti cannibalismo e necrofilia. I crimini del serial killer dall’alto Q.I. che, internato una prima volta in un ospedale psichiatrico, uscì dopo soli cinque anni per uccidere di nuovo.

Dieci omicidi, seguiti cannibalismo e necrofilia. I crimini del serial killer dall’alto Q.I. che, internato una prima volta in un ospedale psichiatrico, uscì dopo soli cinque anni per uccidere di nuovo.

Quello del serial killer estremamente intelligente è un topos presente in molte opere cinematografiche (e letterarie): basti pensare ad Hannibal Lecter impersonato da Anthony Hopkins e Mads Mikkelsen, oppure a Saw, protagonista di un franchise dell’orrore composto finora da nove pellicole. Si tratta di uno stereotipo, che però come molti altri affonda le proprie radici nella realtà: ecco la storia di Ed Kemper, conosciuto come “killer delle studentesse”, uno degli assassini seriali più efferati della storia americana, che iniziò la sua “carriera” criminale a soli 15 anni.

Il difficile rapporto con la madre

Unico figlio maschio di Edmund Emil Kemper Jr. e Clarnell Strandberg, Edmund Emil Kemper III nasce a Burbank (California) il 18 dicembre 1948. Bambino brillante, manifesta i primi disturbi psichici fin dalla tenera età: in particolare, si diverte a torturare e uccidere gli animali, nonché ad appiccare piccoli incendi. Molto attaccato al padre, dopo il divorzio dei genitori nel 1957 si trasferisce in Montana con la madre, una donna violenta che lo picchia e lo umiliava di continuo. E che lo costringe a dormire chiuso in cantina, in quanto teme possa violentare la sorellina. Timori ben riposti, quelli di mamma Clarnell nei confronti del figlio Ed, come vedremo.

I nonni le prime vittime

Nell’estate del 1963 Ed Kemper scappa di casa e dal Montana raggiunge la California, dove vive ancora il padre. Che però si è risposato e non vuole avere niente a che fare con lui: per questo lo affida ai nonni, che abitano in un ranch ai piedi della Sierra Nevada. Kemper diventa una bomba a orologeria. Odia quel luogo isolato, detesta nonna Maude: il 27 agosto 1964 le spara mentre è seduta al tavolo della cucina. Quando rincasa il nonno, fredda anche lui. «Volevo solo sentire cosa si provava a uccidere la nonna», spiega agli investigatori, aggiungendo di aver ucciso poi il nonno perché sapeva che si sarebbe arrabbiato con lui. Ed Kemper ha poco più di 15 anni e ha già ucciso due persone.

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Internato e rilasciato

Viene internato nell’Ospedale Psichiatrico Criminale di Atascadero, dove si guadagna la fiducia del suo psicologo, di cui diventa addirittura assistente: da alcuni test su di lui effettuati, Kemper risulta avere un quoziente intellettivo di 145. Roba (quasi) da Mensa. E lo usa tutto, per convincere gli psichiatri di aver messo alle spalle i problemi giovanili, di essersi pentito dei suoi crimini, di essere cambiato. In più si comporta in modo esemplare: dopo aver scontato una pena di meno di cinque anni di detenzione, viene rilasciato il 18 dicembre 1969. Nel giorno del suo 21° compleanno, Ed torna a vivere con la madre, che adesso vive ad Aptos e lavora come impiegata all’Università della California a Santa Cruz.

Big Ed

Uscito dall’ospedale psichiatrico, Ed Kemper è un uomo enorme, cosa che lo faciliterà nei suoi femminicidi: alto 2,06 metri e pesante 136 chili, frequenta brevemente l’università prima di trovare un impiego nel dipartimento dei lavori pubblici. Tenta addirittura l’ingresso in polizia, senza successo, ma stringe ottimi rapporti con gli agenti locali, che lo chiamano affettuosamente “Big Ed”. Dietro la facciata di una vita serena, ci sono però rapporti pessimi mai sanati con la madre, sempre più ossessiva nei suoi confronti. La bomba a orologeria Ed sta per esplodere di nuovo.

Il killer delle studentesse

Strangolamento, assalti con arma bianca e da fuoco. E poi atti di mutilazione, necrofilia e cannibalismo. Tra il maggio 1972 e febbraio del 1973, Kemper uccide sei autostoppiste nella zona di Santa Cruz, facendo poi scempio dei loro cadaveri. Il 7 maggio 1972 carica in auto le studentesse 18enni Mary Ann Pesce e Anita Luchessa, ma invece di portarle a Berkeley ferma la macchina in aperta campagna e strangola entrambe. Poi le accoltella ripetutamente. Porta i cadaveri a casa, per scattare macabre foto pornografiche, prima di fare a pezzi i cadaveri: abbandona i resti di Pesce in una valigia sul ciglio della strada, mentre la testa di Luchessa, con cui pratica sesso orale, finisce in fondo a una scarpata. Passano cinque mesi e la notte del 14 settembre il destino bussa alla porta di Aiko Koo, 15 anni, che ha deciso di fare autostop per raggiungere casa senza aspettare l’autobus. Il copione è lo stesso: Kemper le offre un passaggio, poi la strangola. Infine guidò fino a casa, dove violenta e disseziona il cadavere.

Assassino e cannibale

«Ho divorato in parte la mia terza vittima. Ho tagliato dei pezzetti di carne che avevo messo nel freezer. Una volta scongelata, l’ho cotta in un pentolino con delle cipolle. Poi ho aggiunto della pasta e del formaggio», ammetterà in carcere. Il 7 gennaio 1973 Kemper dà un passaggio alla 19enne Cindy Schall, che fredda con un colpo di pistola. Come sempre smembra il cadavere a casa. Dopo aver rimosso il proiettile dal cranio della vittima, ne seppellisce la testa in giardino, con il viso rivolto verso la camera di mamma Clarnell. Dopo una discussione con la madre, il 5 febbraio Kemper uccide altre due ragazze, Rosalind Thorpe (24 anni) e Alice Liu (23), anche loro autostoppiste. Con il solito rituale: zona isolata, spari, ritorno a casa, necrofilia e smembramento.

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La testa della madre

Qualcosa accade nel frattempo, la classica goccia che fa traboccare il vaso. E che, almeno, risparmia un numero superiore di vittime. Il 20 aprile 1973, Ed ammazza la madre nel sonno, a colpi di martello. Poi la decapita, violenta il cadavere e posa la testa sulla mensola del caminetto, usandola come bersaglio per le freccette. Le strappa persino le corde vocali, gettandole nel tritarifiuti: «Non aveva fatto altro che urlare e infierire contro di me per anni», spiegherà. Non pago, invita a cena la migliore amica di sua madre, la 59enne Sally Hallett. Appena varca la soglia di casa, Ed la strangola senza battere ciglio.

Detenuto modello, senza pentimento

Credendo di essere nel mirino della polizia, Kemper guida verso est cercando di uscire dalla California. Ma quando si rende conto che non c’è nessun agente sulle sue tracce, è lui stesso a chiamare la polizia confessando gli omicidi. Otto in meno di un anno, più i due commessi da adolescente: sono in tutto dieci le vittime accertate di Ed Kemper. Che al processo si dichiara infermo di mente, proprio lui. Si salva dalla pena di morte, ma solo perché in California all’epoca è sospesa, e così viene condannato all’ergastolo: dal 1973, anno della sentenza, Kemper si è laureato, ha fatto da tramite tra gli altri detenuti e gli psichiatri, è stato un un prolifico lettore di audiolibri per non vedenti. A parte qualche contrasto con l’altro serial killer Herbert Mullin, di cui è stato per un certo periodo vicino di cella nella California Medical Facility di Vacaville, un detenuto modello. Ma non ha mai mostrato nessun segno di rimorso, né ha mai chiesto scusa ai genitori e parenti delle sue vittime.

Nella cultura di massa

Insieme a Ed Gein, Kemper ha ispirato il personaggio di Buffalo Bill del romanzo Il silenzio degli innocenti. Inoltre compare nella serie tv Mindhunter, intepretato da Cameron Britton, che grazie a questa parte ha ricevuto una nomination agli Emmy. Kemper è, infine, anche un “punto di riferimento” per numerose band metal, che hanno citato lui o estratti di sue interviste in diverse canzoni.

Foto apertura: Wikipedia