Dai messaggi del buongiorno ai cloni vocali con l’AI, ecco tutto quello che c’è da sapere per difendersi
Dai messaggi del buongiorno ai cloni vocali con l’AI, ecco tutto quello che c’è da sapere per difendersiDimenticate le email sgrammaticate dei principi nigeriani: le truffe WhatsApp sono in aumento, diventano sempre più sofisticate e sempre più difficili da riconoscere. I numeri confermano la portata del fenomeno. Secondo Panda Security, solo a dicembre 2025 i truffatori hanno inviato 19,2 miliardi di messaggi spam via WhatsApp – circa 325 per ogni italiano. Dalla truffa WhatsApp “mamma ho perso il telefono” alla truffa del codice a 6 cifre, passando per la truffa WhatsApp ballerina a quella del curriculum: i copioni cambiano, ma la logica è sempre la stessa. Si fa leva su urgenza, fiducia e paura. Sapere come funzionano è il primo passo per non cadere nella trappola.
Grandi classici e novità: la lista delle truffe Whatsapp
La Polizia Postale, nel bollettino di gennaio 2026, segnala che le truffe vocali via messaggistica crescono più rapidamente di qualsiasi altro vettore di frode online. Nel 2026, avverte l’Associazione Europea Consumatori Indipendenti, esploderanno le cosiddette catene multicanale: sequenze costruite ad arte di chiamate, messaggi e audio che sembrano del tutto reali. In attesa di sapere cosa ci riserverà il futuro, scopriamo quali sono le truffe whatsapp più diffuse e quelle più insidiose, perché ancora poco conosciute.
La truffa WhatsApp “mamma, ho perso il telefono”
Il messaggio arriva da un numero sconosciuto. Il testo è quasi sempre lo stesso: “Ciao mamma, ho rotto il telefono, questo è il mio nuovo numero”. Chi risponde inizia a ricevere richieste di denaro sempre più urgenti – per riparare il telefono, pagare una bolletta, affrontare un’emergenza improvvisa. La truffa funziona perché fa leva sull’istinto protettivo dei genitori e lascia poco spazio per ragionare: l’urgenza è costruita apposta.
La truffa del codice a 6 cifre
La truffa WhatsApp del codice a 6 cifre è tra le più insidiose perché sembra arrivare da un contatto conosciuto. La dinamica è sempre la stessa: il contatto – il cui account è già stato compromesso – scrive “ti ho mandato un codice per sbaglio, me lo rimandi?”. Quel codice è la chiave di accesso a WhatsApp. Girarlo significa cedere il controllo del proprio profilo: i truffatori contattano poi tutta la rubrica, chiedendo denaro a nome della vittima.
La truffa codice WhatsApp si autopropaga, perché ogni account violato diventa un nuovo vettore d’attacco verso altri contatti. La Questura di Aosta ha pubblicato nel 2025 le istruzioni dettagliate per tentare il recupero dell’account perso, specificando che la procedura richiede almeno sette giorni.
“Posso parlarle un attimo?” e il money muling
“Salve, posso parlarle un attimo?”: comincia così una delle truffe WhatsApp più diffuse degli ultimi mesi, segnalata direttamente dalla Polizia Postale attraverso il Commissariato online. Il numero mittente ha spesso prefisso straniero – il +91 dell’India è tra i più frequenti – ma il messaggio è scritto in italiano.
Chi risponde si trova davanti a un’offerta di lavoro: compiti semplici e ben pagati, come mettere like a contenuti social o guardare video su YouTube. Si tratta del money muling: i primi piccoli pagamenti arrivano davvero, per costruire fiducia, ma provengono da altre vittime già truffate.
L’obiettivo finale è convincere la vittima a versare somme crescenti su piattaforme di trading non regolamentate, da cui non rivedranno mai un centesimo. Secondo “Il Fatto Quotidiano”, che ha documentato il fenomeno a inizio 2025, il raggiro è gestito da organizzazioni strutturate che operano spesso da paesi con legislazione permissiva.
La truffa della ballerina e i finti concorsi
La truffa WhatsApp del concorso arriva da un contatto che si conosce – il cui account è già compromesso – con un messaggio che chiede di votare la figlia o la nipote per una gara di danza. La Polizia Postale ha dedicato un alert specifico alla truffa WhatsApp della ballerina: cliccando sul link si finisce su una pagina che simula l’accesso a WhatsApp e ruba le credenziali dell’account. Una volta ottenuto il controllo, i truffatori replicano il messaggio a tutta la rubrica della vittima.
Lo schema è identico a quello della truffa del codice: l’account violato diventa un’arma contro chi ci fida. La truffa sfrutta la generosità e la familiarità: un click fatto in buona fede, convinti di supportare un conoscente, è sufficiente per perdere il profilo.
La truffa del curriculum
Tra le nuove truffe su WhatsApp quella del curriculum è esplosa nella primavera del 2025 e, secondo “Onorato Informatica”, continua a colpire migliaia di persone ogni mese. Inizia con una telefonata da numero italiano (+39): una voce preregistrata – sempre più spesso generata dall’AI, difficile da distinguere da quella umana – dice “Abbiamo ricevuto il tuo curriculum, aggiungici su WhatsApp per parlare di lavoro”.
Il messaggio è volutamente generico: i truffatori non hanno nessun curriculum, bensì elenchi di numeri comprati da vecchi database online. Chi aggiunge il contatto si trova davanti a un finto recruiter che offre un lavoro part-time da casa, con piccoli compensi iniziali – spesso tre euro per un like – che vengono effettivamente versati per costruire credibilità.
La trappola scatta più avanti, quando viene chiesto di investire somme reali o di fornire dati bancari. Camilla Cignarella, esperta di consulenza professionale citata da “Virgilio”, ricorda che nessun serio datore di lavoro propone offerte attraverso chiamate preregistrate e link a chat su WhatsApp. La truffa curriculum WhatsApp colpisce in modo particolare i più giovani e chi ha inviato molti curriculum: l’attesa di una risposta abbassa la soglia critica.
Le truffe del buongiorno
Le truffe WhatsApp del buongiorno sono forse la categoria meno discussa, ma tra le più capillari. Si tratta di messaggi augurali – immagini di fiori, frasi motivazionali, animazioni – che circolano liberamente nei gruppi familiari. Alcuni di questi contenuti contengono link nascosti che rimandano a siti di phishing o avviano il download di malware.
In altri casi, i messaggi del buongiorno sono l’avvio di truffe sentimentali: il truffatore costruisce un rapporto quotidiano fatto di attenzioni costanti – “buongiorno, come stai?”, fiori virtuali, interesse continuo – fino a quando la vittima non abbassa del tutto le difese. Secondo la vicedirettrice della Polizia Postale Barbara Strappato, intervistata da “Quotidiano Nazionale”, queste truffe romantiche “portano a tanta sofferenza, spesso le vittime sono donne di una certa età”. Le denunce che arrivano alla Postale sono circa seicento l’anno, ma il fenomeno è fortemente sottostimato: molte vittime non denunciano per vergogna.
Le nuove truffe con AI e deepfake
È il fronte più avanzato. L’intelligenza artificiale permette oggi di clonare una voce da pochi secondi di audio – un vocale WhatsApp, un video su Instagram sono sufficienti. Il messaggio sembra provenire da una persona reale: un familiare in difficoltà, un dirigente aziendale, un funzionario di banca.
Secondo “Agenda Digitale”, le truffe che coinvolgono deepfake sono aumentate del 3.000% dal 2022. L’ENISA, Agenzia europea per la cybersicurezza, segnala la crescita dell’uso di AI generativa per impersonare contatti fidati. A febbraio 2026, l’Associazione Bancaria Italiana ha pubblicato un vademecum dedicato proprio a questi scenari – truffe con cloni vocali, video deepfake, finti operatori bancari – avvertendo che nessun profilo di utente è al riparo: neanche i più esperti.
Come riconoscere le truffe su WhatsApp
Esaminato questo inquietante elenco è giusto chiedersi: come riconoscere le truffe Whatsapp? Dato che la creatività dei truffatori non dorme mai, è importante distinguere i principali campanelli d’allarme. Imparare a leggerli è la prima linea di difesa:
- Urgenza artificiale: il messaggio crea fretta – “devo pagare adesso”, “è l’ultima chance” – per impedire di verificare;
- Richiesta di denaro o dati sensibili da un numero sconosciuto, o da un contatto che non userebbe quel canale per quel tipo di richiesta;
- Link sospetti anche da profili noti: un account compromesso invia link esattamente come farebbe il suo titolare;
- Messaggi fuori contesto: tono, contenuto o orario non corrispondono alle abitudini del mittente reale;
- Tono generico e impersonale, senza dettagli specifici sulla relazione – nessun soprannome, nessun riferimento concreto;
- Offerte troppo vantaggiose: premi inaspettati, guadagni facili, lavori ben pagati senza nessun requisito;
- Prefissi stranieri sospetti: +91 (India), +234 (Nigeria), +62 (Indonesia) compaiono spesso nelle truffe del lavoro e in quelle sentimentali;
- Richiesta di codici OTP o di verifica: nessun contatto legittimo – né amico, né banca, né piattaforma – ne ha mai bisogno via chat.
Come difendersi dalle truffe WhatsApp
A febbraio 2026, l’ABI ha aggiornato il proprio vademecum contro le frodi digitali, esteso per la prima volta alle truffe generate con l’AI. Ecco alcuni consigli pratici, integrati con le indicazioni della Polizia Postale:
- Attivare la verifica in due passaggi nelle impostazioni di WhatsApp: è il presidio più efficace contro la truffa del codice;
- Non girare mai codici OTP o di verifica, nemmeno a contatti conosciuti che dicono di averne bisogno per sbaglio;
- Verificare ogni richiesta di denaro con una telefonata diretta al numero originale del contatto, non rispondendo nella stessa chat;
- Concordare con i familiari una parola segreta per le emergenze: una frase che nessuna AI potrebbe conoscere perché non è mai stata condivisa online;
- Controllare periodicamente i dispositivi collegati in WhatsApp Web e rimuovere quelli non riconosciuti (Impostazioni → Dispositivi collegati);
- Diffidare di qualsiasi offerta di lavoro via WhatsApp: nessun recruiter serio usa una voce preregistrata come primo contatto;
- Non aprire link in messaggi augurali o virali ricevuti nei gruppi, anche da contatti fidati;
- Segnalare e bloccare immediatamente i messaggi sospetti direttamente nell’app: ogni segnalazione aiuta a individuare e rimuovere gli account fraudolenti;
In caso di danno subito, sporgere denuncia tramite il portale della Polizia Postale commissariatodips.it: anche per somme piccole, ogni segnalazione contribuisce a ricostruire i network criminali.
Le truffe su WhatsApp funzionano perché sfruttano tre leve precise: paura, urgenza e fiducia. Riconoscere questi meccanismi non elimina il rischio, ma lo riduce enormemente.
Foto di apertura: iStock

