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Cos'è Cop 26: un appuntamento decisivo per la salute dell'ambiente

La Cop 26 che si tiene a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre 2021 è una delle Conferenze delle parti più importanti di sempre. Si affronteranno la crisi climatica e si prenderanno decisioni politiche efficaci per fermare il disastro ambientale annunciato.  

La Cop 26 che si tiene a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre 2021 è una delle Conferenze delle parti più importanti di sempre. Si affronteranno la crisi climatica e si prenderanno decisioni politiche efficaci per fermare il disastro ambientale annunciato.  

Si chiama Cop 26 ed è la Conferenze della parti che si tiene a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre 2021. Un appuntamento importante in cui si affronterà la crisi climatica e si prenderanno - necessariamente stavolta -  decisioni politiche efficaci e capaci di mettere fine al disastro ambientale annunciato. 

COP26, che cos’è e perché è importante

La Conference of Parties (Cop, appunto) numero 26 è appunto la nuova riunione annuale dei Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici in vigore dal 1994. La conferenza, che si sarebbe dovuta svolgere nel 2020 ed è stata rinviata a causa della pandemia da Covid-19, si tiene sotto la presidenza del Regno Unito in partenariato con l’Italia (che infatti ha ospitato la Precop 26 a Milano, dove tra l'altro si sono incontrati i giovani di Youth for climate e gli attivisti "capitanati" da Greta Thunberg). Presidente di Cop 26 è Alok Sharma, politico britannico ed ex ministro che sarà a capo di tutto l'evento mondiale in Scozia. 
Alla Conferenza delle parti possono partecipare anche singoli comparti degli Stati (città, provincie, regioni o agglomerati o persino grandi banche internazionali o multinazionali e le ONG). Si tratta, in pratica, di un organismo decisionale dell’UNFCC che si occupa delle azioni da mettere in atto a livello statale e globale per arrestare i cambiamenti climatici e tutti i disastri ambientali connessi che hanno una forte ricaduta anche sull'aumento dei profughi climatici.

La Convenzione Quadro dell’ONU sui cambiamenti climatici

La Convenzione Quadro dell’ONU sui cambiamenti climatici è un trattato ambientale internazionale prodotto dalla Conferenza sull’Ambiente e sullo Sviluppo delle Nazioni Unite, ovvero il Summit della Terra che si tenne a Rio de Janeiro nel 1992. Si tratta di una Convenzione che punta alla riduzione delle emissioni dei gas serra, alla base del riscaldamento globale. Il Trattato di Rio, all’inizio, non poneva limiti obbligatori per le emissioni di gas serra alle singole nazioni: era legalmente non vincolante anche se includeva la possibilità che le parti firmatarie adottassero successivamente “protocolli” per porre limiti obbligatori di emissioni e mitigare l'effetto serra. Il principale di questi protocolli, adottato nel 1997, è il famoso protocollo di Kyōto

Da Parigi 2015 a Glasgow, cosa sta succedendo

Ma perché la Cop 26 è considerata l’ultima opportunità? La COP26 è strettamente collegata all’Accordo di Parigi 2015: quando tutti i Paesi accettarono di collaborare per limitare l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2 gradi, puntando a limitarlo a 1,5 gradi. I Paesi s’impegnarono ad adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici e a mobilitare i fondi necessari per raggiungere questi obiettivi. Nel quadro di quell’accordo, ciascun Paese si è impegnato a creare un piano nazionale indicante la misura della riduzione delle proprie emissioni, detto Nationally Determined Contribution (NDC) o “contributo determinato a livello nazionale”. I Paesi concordarono anche che ogni cinque anni avrebbero presentato un piano aggiornato e questo succederà, appunti, a Glasgow. Inoltre, purtroppo, oggi è risaputo che gli impegni presi a Parigi non sono più sufficienti per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi e c’è sempre meno tempo. 

Cop 26, un nuovo accordo? 

L’appuntamento di Glasgow avrà il compito di mettere a punto un accordo determinante per la lotta ai cambiamenti climatici.  Ed è considerata l’ultima opportunità per tenere sotto controllo le conseguenze del surriscaldamento globale. Per questo, nella fase preparativa, gli organizzatori hanno lavorato con ogni Paese partecipante per raggiungere un accordo preventivo su come affrontare i cambiamenti climatici, chiedendo agli Stati di presentare dei contributi ambiziosi e di definire le proprie strategie di lungo termine per azzerare le emissioni nette.  La volontà è anche quella di ricostruire società migliori post COVID-19, attraverso una ripresa verde e resiliente a favore di una crescita sostenibile e dell’occupazione, e che tuteli le comunità più vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici.

Secondo il presidente Sharma sarà necessario convincere quasi 200 paesi ad attuare tagli rigorosi alle loro emissioni di gas serra, in una fase in cui la produzione globale di carbone continua a salire. "Quello che stiamo cercando di fare è difficile. Quanto fatto a Parigi è stato fantastico, ma è stato un accordo quadro e molte regole sono rimaste da discutere. Ora è come se fossimo arrivati alla fine del compito dell'esame e fossero rimaste le domande più difficili, mentre il tempo sta per scadere", ha dichiarato a The Guardian.   

Quali sono gli obiettivi della COP26

Ma quali sono nel dettaglio gli obiettivi di Glasgow 2021? Prima di tutto la riduzione delle emissioni per il 2030 con obiettivi più ambiziosi nonché nuovi contributi per l’adattamento climatico e fondi per gli interventi di mitigazione fino a finalizzare le regole di attuazione dell’Accordo di Parigi.

I quattro obiettivi di Glasgow

  • 1. Azzerare le emissioni nette a livello globale entro il 2050 e puntare a limitare l’aumento delle temperature a 1,5°C

Ciascun Paese dovrà:
• accelerare il processo di fuoriuscita dal carbone
• ridurre la deforestazione
• accelerare la transizione verso i veicoli elettrici
• incoraggiare gli investimenti nelle rinnovabili

  • 2. Adattarsi per la salvaguardia delle comunità e degli habitat naturali

Bisogna incoraggiare i Paesi colpiti dai cambiamenti climatici e metterli in condizioni di:
• proteggere e ripristinare gli ecosistemi
• costruire difese, sistemi di allerta, infrastrutture e agricolture più resilienti per contrastare la perdita di abitazioni, mezzi di sussistenza e persino di vite umane

  • 3. Mobilitare i finanziamenti

Per raggiungere i primi due obiettivi, i Paesi sviluppati devono mantenere la loro promessa di mobilitare almeno 100 miliardi di dollari l’anno in finanziamenti per il clima.

  • 4. Collaborare

Solo lavorando assieme si possono affrontare le sfide.

Alla COP26 è necessario:

• finalizzare il “Libro delle Regole” di Parigi (le regole dettagliate necessarie per rendere pienamente operativo l’Accordo di Parigi)

• accelerare le attività volte ad affrontare la crisi climatica rafforzando la collaborazione tra i governi, le imprese e la società civile

Foto di apertura ricochet64  © 123RF.com