Tempo Libero

Festival di Sanremo: l'edizione immaginaria. Chi vincerebbe?

Mina, Toto Cutugno, Rino Gaetano, Bobby Solo, Al Bano e Romina Power. Sono solo alcuni dei partecipanti alla gara canora che stiamo organizzando. Nei nostri sogni.  

Mina, Toto Cutugno, Rino Gaetano, Bobby Solo, Al Bano e Romina Power. Sono solo alcuni dei partecipanti alla gara canora che stiamo organizzando. Nei nostri sogni.  

Non lo guarda mai nessuno, ma alla fine poi lo guardano tutti. Tremendamente nazionalpopolare, il Festival di Sanremo fa parte di noi italiani, che lo vogliamo o no. E quest’anno, c’è da giurarci, ancora di più: dato il coprifuoco alle 22, chi è che non metterà la tv su Rai 1? Al Festival ci sono stati scandali di ogni tipo, da Celentano che nel 1961 canta 24mila baci voltando le spalle al pubblico, a Loredana Bertè, salita sul palco con il pancione finto nel 1986, fino alla lite tra Bugo e Morgan l’anno scorso. Abbiamo visto spalline cadenti, maliziose farfalline, svenimenti, baci e persino il salvataggio di un aspirante suicida. Ma, soprattutto, nel corso dei decenni abbiamo avuto la fortuna di ascoltare per la prima volta tanti brani diventati poi dei successi.

Da qui l’idea di creare un’edizione immaginaria che riunisse 20 brani significativi, rimasti per vari motivi nella storia di Sanremo. Non necessariamente i migliori o i più famosi, sia chiaro. Nel selezionare le canzoni partecipanti e i rispettivi interpreti, il direttore artistico di questa edizione del Festival (che incidentalmente è anche autore dell’articolo) ha seguito alcune regole, oltre al gusto personale e al desiderio di includere più generi: solo brani in gara nella sezione principale (da qui l’esclusione, ad esempio, di Terra promessa di Eros Ramazzotti) e al massimo una canzone per ogni interprete. Inoltre, una certa attenzione alle quote rosa e nessun vincolo riguardante il piazzamento finale dei brani che, come avranno modo di notare i lettori, si fermano al 1996. A costo di sembrare passatisti, non ce la siamo davvero sentita di pescare negli ultimi 25 anni: avremmo potuto selezionare Vorrei avere il becco di Povia, tanto per farlo arrivare ultimo, ma non sarebbe stato giusto.

1. Pooh - Uomini soli (1990)

«Dio delle città e dell'immensità/Se è vero che ci sei e hai viaggiato più di noi/Vediamo se si può imparare questa vita/E magari un po' cambiarla prima che ci cambi lei»

Una partecipazione a Sanremo, una vittoria per i Pooh. Che, nel 1990, hanno alle spalle già un quarto di secolo di attività. In ognuno di noi c’è un piccolo Paolo Bitta, che non riesce a contenersi quando parte Uomini soli. Non c’è mica da vergognarsi.

2. Mina - Le mille bolle blu (1961)

«Blu, le mille bolle blu/Blu, le vedo intorno a me/Blu, le mille bolle blu/Che volano, mi chiamano, mi cercano»

Che Festival sarebbe senza la più grande cantante italiana? Eppure la Tigre di Cremona è andata solo una volta a Sanremo (in gara, almeno). È accaduto nel 1961 appunto: delusa dal piazzamento di Le mille bolle blu (quinto posto), Mina ha deciso di non tornarci mai più. La stiamo andando a prendere in Svizzera.

3. Toto Cutugno - L’italiano (1983)

«Lasciatemi cantare/Con la chitarra in mano/Lasciatemi cantare/Sono un italiano»

Gli spaghetti al dente, un partigiano come presidente, l'autoradio sempre nella mano destra, la crema da barba alla menta e la moviola la domenica in TV: chi non conosce (e soprattutto non si commuove per) il testo di questo brano di Toto Cutugno, beh, non merita di essere italiano. E vogliamo parlare del videoclip?

4. Amedeo Minghi e Mietta - Vattene amore (1990)

«Magari ti chiamerò/"Trottolino Amoroso e dudu dadadà"/E il tuo nome sarà il nome di ogni città/Di un gattino annaffiato che miagolerà»

Immaginate di essere dei telespettatori e di assistere per la prima volta a questo duetto, arrivato terzo nel 1990. Straniante e meraviglioso al tempo stesso. Riporto un commento da Youtube: «Amedeo Minghi ha l'aspetto di un raffinato re francese. Niente a che vedere con gli stronzetti finti social di adesso».

5. Domenico Modugno - Nel blu dipinto di blu (1958)

«Volare, oh, oh/Cantare, oh, oh, oh, oh/Nel blu dipinto di blu/Felice di stare lassù»

La canzone più famosa della nostra musica leggera, di cui in tanti dimenticano il vero titolo, deve far parte di questa edizione immaginaria del Festival. Ovviamente, interpretata da Domenico Modugno in giacca giustamente azzurra con reverse in raso (al Casinò di Sanremo fu cantata però anche da Johhny Dorelli).

6. Anna Oxa - Un’emozione da poco (1978)

«No, no, io non vedo più la realtà/Né quanta tenerezza ti da/La mia incoerenza/Pensare che vivresti benissimo anche senza»

Conciata come una punk londinese (cit.), a nemmeno 17 anni Anna Oxa si presenta a Sanremo con Un'emozione da poco, scritta da Ivano Fossati. Non vince (lo farà due volte), ma in fondo vince lo stesso.

7. Gianni Morandi, Enrico Ruggeri, Umberto Tozzi - Si può dare di più (1987)

«Si può dare di più perché è dentro di noi/Si può osare di più senza essere eroi/Come fare non so non lo sai neanche tu/Ma di certo si può dare di più»

Le mani enormi di Morandi, gli occhiali di Ruggeri, la chioma leonina di Tozzi. Gli Avengers della musica italiana si uniscono nel 1987 con una missione speciale: piombare sul palco dell’Ariston e conquistare Sanremo. Obiettivo centrato.

8. Bobby Solo - Una lacrima sul viso (1964)

«Da una lacrima sul viso/Ho capito molte cose/Dopo tanti tanti mesi/Ora so cosa sono per te»

Visto che questo è (anche) il Festival delle seconde occasioni, perché non darne una a Bobby Solo? A causa di un’improvvisa raucedine, nel 1964 l’Elvis de noantri non riuscì a esibirsi dal vivo e fu costretto, in finale, a presentare solo fuori concorso la sua canzone (“cantata” in playback). Alla stessa edizione partecipò anche Gigliola Cinquetti con Non ho l'età (per amarti), che nel 2021 le femministe più infervorate non farebbero nemmeno avvicinare a Sanremo. Da qui l’esclusione.

9. Jo Squillo e Sabrina Salerno - Siamo donne (1991)

«Siamo donne, oltre le gambe c'è di più/Donne, donne, un universo immenso e più, oh oh»

Nel 1991 Sabrina Salerno è la nostra J.Lo e anche l’ex punk Jo Squillo sta facendo cose interessanti. Salgono sul palco a tarda notte, quando ormai si stanno spogliando per andare a letto, e dispensano stecche come se non ci fosse un domani. Siamo donne, inno femminista (vedi sopra) che la critica sanremese non capisce, sarebbe assolutamente da rivalutare.

10. Lucio Dalla - 4 marzo 1943 (1971)

«Dice che era un bell'uomo/E veniva, veniva dal mare/Parlava un'altra lingua però sapeva amare/E quel giorno lui prese mia madre sopra un bel prato/L'ora più dolce prima d'essere ammazzato»

Poesia pura il testo di 4 marzo 1943, portato a Sanremo da Lucio Dalla e anche dall’Equipe 84 (notevolissimo il flauto). Prima di essere ammessa al Festival di Sanremo, la canzone era stata oggetto di modifiche da parte della censura. Offriamo dunque la possibilità di concluderla con le parole “giuste”: «E anche adesso che bestemmio e bevo vino, per ladri e puttane sono Gesù Bambino».

11. Ricchi e Poveri - Sarà perché ti amo (1981)

«Che confusione/Sarà perché ti amo/È un'emozione/Che cresce piano piano/Stringimi forte/E stammi più vicino/Se ci sto bene/Sarà perché ti amo»

Marina Occhiena è uscita dal gruppo, ma pretende di rientrarci appena prima del Festival. Il tribunale le dà ragione, così fa le prove con Angela, Angelo e Franco, poi si fa da parte all’ultimo. I Ricchi e Poveri non vincono, ma rilanciano la loro carriera. E ci regalano la giusta dose di drama che serve a ogni Sanremo.

12. Elio e le Storie Tese - La terra dei cachi (1996)

«Italia sì, Italia no, Italia bum, la strage impunita/Puoi dir di sì, puoi dir di no, ma questa è la vita/
Prepariamoci un caffè, non rechiamoci al caffè/C'è un commando che ci aspetta per assassinarci un po'»

Elio e le Storie Tese proveranno a vincere l’edizione immaginaria del Festival, dopo che quella vera gli è stata scippata nel 1996. Allegria sul palco, ma non troppo: decisamente ironico, il testo de La terra dei cachi in realtà non fa ridere per niente. Sempre terribilmente attuale.

13. Mia Martini - Almeno tu nell’universo (1989)

«Tu, tu che sei diverso/Almeno tu nell'universo/Un punto sei, che non ruota mai intorno a me/Un sole che splende per me soltanto/Come un diamante in mezzo al cuore»

Una delle esibizioni più intense mai viste al Festival di Sanremo quella di Mia Martini, che con Almeno tu nell’universo torna alla ribalta dopo un lungo periodo di ostracismo da parte del mondo dello spettacolo. Non portava sfiga, maledetti.

14. Vasco Rossi - Vita spericolata (1983)

«Voglio una vita spericolata/Voglio una vita come quelle dei film/Voglio una vita esagerata/Voglio una vita come Steve McQueen»

Probabilmente a Vasco sarà fregato poco del penultimo posto ottenuto al Festival, ammesso che si fosse reso conto di essere in gara a Sanremo. Comunque sia, gli concediamo la possibilità di rifarsi: siamo sicuri che questa volta non abbandonerà il palco prima della fine dell’esibizione.

15. Nilla Pizzi – Papaveri e papere (1952)

«Lo sai che i papaveri son alti, alti, alti/E tu sei piccolina, e tu sei piccolina/Lo sai che i papaveri son alti, alti, alti/Sei nata paperina, che cosa ci vuoi far»

Non possiamo fare a meno delle dominatrice assoluta delle prime edizioni: nel 1951 Nilla Pizzi sbanca il Casinò di Sanremo con Grazie dei fiori e l’anno seguente si classifica addirittura ai primi tre posti della classifica (vincendo con Vola colomba). Papaveri e papere non è una canzoncina per bambini, ma una raffinata satira politica verso i potenti. Sapevatelo.

16. Al Bano e Romina Power - Felicità (1982)

«Felicità/È un bicchiere di vino con un panino, la felicità/È lasciarti un biglietto dentro al cassetto, la felicità/È cantare a due voci quanto mi piaci, la felicità/Felicità»

Straight Outta Cellino San Marco, il cantante-contadino Al Bano arrivò a sposare la bellissima figlia di uno degli attori simbolo di Hollywood. Perché non dovrebbe riuscire nell’impresa di trionfare, insieme all’ex moglie, in questa edizione speciale di Sanremo? In più, i due porteranno sul palco quel tocco di spensieratezza di cui abbiamo proprio bisogno.

17. Adriano Celentano - Il ragazzo della Via Gluck (1966)

«Là dove c'era l'erba ora c'è/Una città/E quella casa in mezzo al verde ormai/Dove sarà»

Sanremo sarebbe stata comodamente raggiungibile in catamarano, ma Greta Thunberg ci ha comunicato che non intende partecipare in qualità di ospite al nostro Festival. Poco male: con il suo celebre inno ambientalista, la sostituisce (in gara però) il Molleggiato.

18. Massimo Ranieri - Perdere l'amore (1988)

«Perdere l'amore/Quando si fa sera/Quando tra i capelli/Un po' d'argento li colora/Rischi di impazzire/Può scoppiarti il cuore/Perdere una donna/E avere voglia di morire»

Curioso che a cantare queste parole sia Massimo Ranieri, che ancora oggi non riesce a mettere da parte la tinta. Scherzi a parte, non potevamo non inserire Perdere l'amore, che nel 1988 stravince giustamente il Festival di Sanremo diventando un instant classic (consigliatissimo per il karaoke).

19. Rino Gaetano - Gianna (1978)

«Gianna, Gianna, Gianna sosteneva tesi e illusioni/Gianna, Gianna, Gianna prometteva pareti e fiumi/Gianna, Gianna aveva un coccodrillo e un dottore/Gianna non perdeva neanche un minuto per fare l'amore»

Frac, tuba in testa e ukulele. Altro che outsider, com’era all’epoca: con gli stonati che vanno di moda oggi, Rino Gaetano vincerebbe a mani basse il Festival di Sanremo. Noi lo invitiamo all’edizione immaginaria, convinti che potrebbe anche fare meglio del 1978, quando arrivò terzo.

20. Matia Bazar – Vacanze romane (1983)

«Ma piove il cielo sulla città/Tu con il cuore nel fango/L'oro e l'argento, le sale da thé/Paese che non ha più campanelli»

Un’altra canzone dell’edizione 1983, vinta a sorpresa da Tiziana Rivale. Arrangiamento synth pop e testo ricco di citazioni (cinematografiche e non) per Vacanze romane, brano impreziosito dalla voce spaziale di Antonella Ruggiero. Che all’Ariston, però, non riesce a dare il massimo a causa di una brutta laringite. E allora, come per Bobby Solo, ecco una seconda chance.

Foto apertura: LaPresse - Nilla Pizzi, Festival di Sanremo 1952