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5 film per capire meglio la situazione in Afghanistan

Abbandonato dalle truppe Nato e riconquistato dai talebani, il Paese asiatico è finito di nuovo nel caos. A farne le spese sono e saranno soprattutto le donne. Come il cinema ha raccontato spesso.

Abbandonato dalle truppe Nato e riconquistato dai talebani, il Paese asiatico è finito di nuovo nel caos. A farne le spese sono e saranno soprattutto le donne. Come il cinema ha raccontato spesso.

Al momento (e chissà per quanto tempo) la situazione in Afghanistan è caotica. Le immagini dell’aeroporto di Kabul, così come quelle dei bambini spinti oltre il filo spinato dai genitori hanno fatto il giro del mondo. Con il Paese in mano ai talebani, gli afghani tentano di fuggire, spingendosi verso le frontiere. L'ex presidente Ghani ha trovato riparo ad Abu Dhabi e sono in fuga anche i tanti lavoratori provenienti dal resto dall’Asia. Vorrebbero scappare soprattutto le donne, ma come? 

L’Afghanistan è un Paese complicato, che il cinema ha cercato, con non poche difficoltà, di raccontare: in tanti abbiamo visto (e amato) Il cacciatore di aquiloni, tratto dall’omonimo romanzo di Khaled Hosseini. Ma non è certo l’unico film che può aiutarci a capire meglio la situazione nel Paese appena abbandonato dalle truppe Usa e Nato. Eccone altri cinque. Guardateli (o riguardateli).

Osama

Primo film realizzato interamente in Afghanistan dopo la (momentanea) caduta dei talebani, nel 2013, con persone qualunque come protagoniste. Osama, vincitore del Golden Globe come miglior film straniero, racconta la storia di una 12enne che, perso il lavoro all’ospedale di Kabul, per sopravvivere in un regime brutale e sessista si fa passare per maschio, vivendo nel terrore di venire scoperta in ogni istante.

Come pietra paziente

Un film sulla femminilità negata, ambientato ai piedi delle montagne attorno a Kabul, interpretato dall’iraniana Golshifteh Farahani nei panni di una moglie che accudisce il marito mujaeddhin, finito in coma. Attraverso il rapporto con la zia e l'incontro con un giovane miliziano, la protagonista riuscirà a trasformare il corpo immobile del marito nella sua “syngué sabour”, pietra magica secondo cui nella tradizione popolare afghana è possibile raccontare tutti i propri segreti.

A letter to the president

Dopo l’omicidio di un marito violento per legittima difesa, la poliziotta di Kabul Soraya viene mandata al patibolo. In prigione, scrive una lettera per convincere il presidente a graziarla mentre i suoi bambini, ignari del destino toccato alla madre, giocano tranquilli, senza sapere che se la donna sarà uccisa saranno affidati al nonno malavitoso. Nel frattempo, un collega di Soraya si sente in colpa perché è stato lui a causare questa situazione.

Hava, Maryam, Ayesha

In questa pellicola del 2019, tre donne afghane di diversa estrazione sociale, tutte residenti a Kabul, si trovano di fronte a dei problemi da risolvere legati alla loro condizione femminile e, in particolare, alla gravidanza. Haya, legata alle tradizioni, vive con i suoceri e trova l’unica gioia nel parlare con il bambino che ha in grembo. Maryam, giornalista televisiva, scopre di essere incinta proprio mentre si appresta a divorziare dal marito infedele. E poi c’è la 18enne Ayesha, che accetta di sposare il cugino perché il ragazzo che l'ha messa incinta è scomparso: ma prima deve trovare un dottore per abortire e “ritrovare” la verginità.

Wajma (An Afghan Love Story)

Presentato al Sundance Film Festival, il film inizia con la relazione clandestina tra il cameriere Mustafa e la studentessa Wajma, che infrange le dure regole della società tradizionale afgana. Dopo che la ragazza scopre di essere incinta e lui rifiuta di sposarla, il padre di Wajma si troverà davanti a un bivio: decidere di mantenere l'onore della sua famiglia, oppure scegliere per il bene di sua figlia.

Foto apertura: una scena del film "Come pietra paziente"