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Eurovision Song Contest, le cinque vittorie più strane

Oggi è considerato un concorso cool, che può portare (vedi Maneskin) al successo mondiale. Ma non è sempre stato così. Le vittorie più bizzarre.

Oggi è considerato un concorso cool, che può portare (vedi Maneskin) al successo mondiale. Ma non è sempre stato così. Le vittorie più bizzarre.

Tutto pronto per l’Eurovision Song Contest. In virtù della vittoria dei Maneskin l’anno passato, l’edizione 2022 si terrà dal 10 al 14 maggio in Italia, per la precisione a Torino. Per il nostro Paese sono in gara Mahmood e Blanco, con la loro Brividi che ha trionfato al Festival di Sanremo. E in più al PalaOlimpico tra i concorrenti vedremo anche Achille Lauro, che ha strappato il pass come rappresentante di San Marino. Prima di buttarci nella competizione, è però opportuno fare una riflessione, che porterà a un excursus storico: quand’è, di preciso, che l’Eurovision è diventato cool?

Oggi (e in particolare dopo l’exploit dei Maneskin), l’Eurovision Song Contest è considerato il viatico per il possibile successo globale. Ma a lungo questa manifestazione canora, nata nel lontano 1956, è stata terreno di conquista per improbabili artisti, duo e band del Nord Europa, nella sua accezione più ampia: basti pensare che il Paese primatista per vittorie è l’Irlanda con sette (di cui quattro tra il 1992 e il 1996). La maggior parti essi non è che prima e dopo abbiano fatto questa grossa carriera: ma ci sono delle eccezioni, come gli Abba che spiccarono il volo grazie a Waterloo nel 1974 oppure alla canadese Céline Dion, che nel 1988 si schierò con la neutrale Svizzera cantando Ne partez pas sans moi. Ecco i vincitori più strani dell’Eurovision Song Contest.

Conchita Wurst – Rise like a Phoenix (2014)

Ecco, forse è stata la vittoria di Conchita Wurst a ridare visibilità all’Eurovision Song Contest, caduto (almeno dalle nostre parti) nel dimenticatoio. Vero nome Thomas Neuwirth, la drag queen austriaca vinse nel 2014 con il brano Rise like a Phoenix, non senza polemiche. In netto anticipo sui tempi, il politico russo Vladimir Žirinovskij, dichiarò ad esempio: «È la fine dell'Europa. Loro non hanno più uomini e donne, hanno "questo"». Ma si sa, donna barbuta…

Lordi – Hard Rock Hallelujah (2006)

Come gli Slipknot, ma più brutti. Più non-morti, più satanici, più ibridati con gli yautja di Predator: i Lordi hanno terrorizzato per anni i sogni degli ignari bambini che, in quel maggio del 2006, avevano assistito all’Eurovision Song Contest di Atene. In Grecia, culla della nostra civiltà, la band finlandese la fece a pezzettini, vincendo con ampio scarto la finale con la canzone Hard Rock Hallelujah. Delicatissima.

Ruslana – Wild Dances (2004)

Nel 2004 l’Ucraina trionfò nell’edizione ospitata in Turchia con una cosplayer di Shakira, tale Ruslana, che presentò il brano Wild Dances. Dieci anni dopo, il segretario di Stato statunitense Colin Powell, le conferì l'International Women of Courage Award. Ma non per la faccia tosta mostrata all’Eurovision Song Contest, bensì per la sua leadership e per il coraggio dimostrato nelle battaglie in difesa dei diritti umani (erano i tempi dell’annessione della Crimea da parte della Russia).

Secret Garden – Nature (1995)

Se riuscite a vincere l’Eurovision Song Contest con un brano quasi interamente strumentale, quanto possono essere pessimi gli altri brani in gara? Sono facilmente reperibili su YouTube, ma preferiamo dare il giusto spazio a chi è riuscito nell’impresa: i Secret Garden, duo irlandese-norvegese di musica new age formato dal pianista scandinavo Rolf Løvland e dalla violinista irish Fionnuala Sherry: esclusivamente per poter incontrare le regole del festival, i due affidarono le parti vocali di Nocturne alla cantante Gunnhild Tvinnereim. Vittoria della Norvegia, Paese per cui i due gareggiavano, ma ci sentiamo di attribuirne metà all’Irlanda, che dunque in cinque edizione se ne aggiudicò quattro e mezza.

Bucks Fizz - Making Your Mind Up(1981)

Nel bel mezzo dei Troubles nordirlandesi, in quel di Dublino trionfò con Making Your Mind Up il gruppo musicale Bucks Fizz, in rappresentanza del Regno Unito. Una sorta di Abba dei poveri, il gruppo vocale composto da Bobby G, Mike Nolan, Jay Aston e Cheryl Baker non raggiunse mai il vero successo. Peccato, perché l’esibizione all’Eurovision Song Contest del 1981, a metà tra Grease e Licia dolce Licia, faceva ben sperare.

Bonus: una vittoria per quattro (1969)

Nel 1969 a vincere l’Eurovision fu il 25% dei Paesi partecipanti. Se fossero stati quattro, ci sarebbe stato un vincitore, ma siccome erano in 16, a festeggiare in quel di Madrid furono addirittura in quattro. In particolare Francia (Frida Boccara, nata a Casablanca da genitori livornesi, con Un jour, un enfant), Paesi Bassi (Lenny Kuhr - De troubadour), Spagna (SaloméVivo cantando) e Regno Unito (Lulu - Boom Bang-a-bang). Nemmeno un lancio della monetina, niente, mucchio selvaggio sul gradino più alto del podio. Italia a bocca asciutta: e pensare che avevamo mandato il grosso calibro Iva Zanicchi.

Ed ecco, per rifarsi gli occhi e le orecchie, tutti i vincitori nella storia dell'Eurovision Song Contest.