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Eurovision Song Contest: le pagelle della finale

Pronostico rispettato: vittoria "politica" dell'Ucraina, premiata dal voto del pubblico. Niente da fare per l'Italia, con Mahmood e Blanco chiudono al sesto posto. Germania ultima, con appena 6 voti in totale. 

Pronostico rispettato: vittoria "politica" dell'Ucraina, premiata dal voto del pubblico. Niente da fare per l'Italia, con Mahmood e Blanco chiudono al sesto posto. Germania ultima, con appena 6 voti in totale. 

Ed eccoci dunque alla finale dell’Eurovision Song Contest, kermesse canora che l’Italia aveva a lungo evitato come la peste, e che adesso invece è persino più attesa dell’eliminazione della Juve dalla Champions League. Delle 40 canzoni in gara all'inizio, in finale ne sono arrivate 25: dieci dalla prima semifinale e altrettante dalla seconda, più le cinque qualificate di diritto in quanto presentate dalle nazioni “Big Five”, ovvero Italia, Spagna, Germania, Regno Unito e Francia. Premesso che la competizione è palesemente pilotata, in quanto sono stati fatte fuori la Georgia e Lettonia, ecco i nostri voti relativi alla serata di gala del PalaOlimpico di Torino (senza considerare quelli di giuria e pubblico).

Repubblica Ceca: We Are Domi – Lights Off

I We Are Domi sono un gruppo musicale ceco-norvegese: sono serviti due Paesi per realizzare una tamarrata che, in fondo, non fa venire voglia di spegnere la luce. E fracassare la tv. Il brano sa di già sentito, ma si fa ascoltare. Peccato per la pettinatura di Dominika. Voto 7.

Romania: WRS – Llámame

Llámame, ovvero il tormentone in lingua spagnola (almeno per il ritornello) di cui non sentivamo il bisogno. Solidarietà alla Romania e a tutti coloro che la dovranno ascoltare agli aperitivi sulle spiagge sul Mar Nero. Voto 4.

Portogallo: Maro – Saudade, saudade

Il Portogallo che si presenta all’Eurovision Song Contest con Saudade, saudade: è come se l’Italia lo avesse fatto con Nostalgia canaglia. Perché non ci abbiamo pensato? Il brano, come da tradizione lusitana (vedasi la vittoria di Sobral nel 2017), è bello ma fa venire il leite alle ginocchia. Voto 6.

Finlandia: The Rasmus – Jezebel

Il cantante inizia a cantare Jezebel vestito come Stefania Petyx di Striscia la notizia, ma senza il bassotto. Poi finisce come Piero Pelù, ma senza peli. Brano orecchiabile, piacione quanto basta. Voto 7,5.

Svizzera: Marius Bear – Boys Do Cry

La Svizzera, storicamente neutrale, si astiene dai conflitti. Non poteva chiamarsi fuori anche dall’Eurovision? Boys Do Cry, certo. Soprattutto se sentono cantare Marius. Voto 5,5.

Francia: Alvan & Ahez – Fulenn

Sul palco c’è un po’ troppa roba: un musicista invasato, tre cantanti con delle unghie pazzesche, una ballerina che imita Natalia Estrada de Il ciclone e persino delle fiamme. Lo scopo di Alvan & Ahez è valorizzare la lingua bretone, ma non si direbbe. Voto 4.

Norvegia: Subwoolfer – Give That Wolf A Banana

Me lo ricordavo diverso Balla coi lupi. Ma va benissimo così. E il messaggio non è nemmeno sbagliato: anche se il lupo si alimenta principalmente di carne, se particolarmente affamato si può benissimo accontentare di frutta e verdura. Voto 8.

Armenia: Rosa Linn – Snap

L’eliminazione della Georgia rimane un caso. Ma che dico, un Caucaso. E altrettanto lo è la presenza in finale dell’Armenia, con la cover di Ho Hey dei The Lumineers. Voto 3.

Italia: Mahmood & Blanco – Brividi

Brividi: li proviamo ogni volta che viene infranto un record. E in questo caso è quello delle stecche. Dispiace per Mahmood, che fa il lavoro sporco, mentre Blanco si preoccupa di fare le facce. Voto 5.

Spagna: Chanel – SloMo

Chanel è cubana: questa è la sua prima canzone. E probabilmente sarà l’ultima, a meno che non scatti una collaborazione con WRS. Chanel N°5? Un po’ meno per la Jlo del discount (che però piace). Voto 4,5.

Paesi Bassi: S10 – De Diepte

Altro che la musica che gira intorno, per dirla alla Fossati. Con S10 la musica e la voce sono al centro del palco. La ragazza si farà, per dirla alla De Gregori, anche se ha le spalle strette. Voto 7,5.

Ucraina: Kalush Orchestra – Stefania

I vincitori annunciati dell’Eurovision Song Contest e, lo hanno detto loro stessi, non c’entra l’invasione della Russia. A giudicare dagli outfit, nemmeno l’abbigliamento. Sarà perché Stefania a tratti ricorda la musica napoletana, apprezzata in tutto il mondo. Premiati dai telespettatori, che hanno votato in massa.Voto 7.

Germania: Malik Harris – Rockstars

Malik Harris proviene da una famiglia di musicisti e non fa niente per nasconderlo. Ballata pop un po’ scontata, a differenza del conto della ditta di traslochi che dovrò portare via i suoi strumenti dal palco. Voto 5.

Lituania: Monika Liu – Sentimentai

Suadente a dir poco, questa Monika Liu. E con un’acconciatura di tutto rispetto. Il lituano è la lingua che non sapevamo di voler imparare. Voto 7.

Azerbaigian: Nadir Rüstəmli – Fade To Black

Le chiacchiere stanno azero: avrà anche vinto The Voice of Azerbaijan, ma poteva fare a meno di intristire tutto il PalaOlimpico. Quando ha preso le scale, la speranza era che se ne andasse. E invece no. Voto 4.

Belgio: Jérémie Makiese – Miss You

Caso più unico che raro, almeno all’Eurovision: Jérémie Makiese è sia cantante che calciatore. Gli auguriamo di essere meglio con la palla tra i piedi che con il microfono in mano. Voto 6.

Grecia: Amanda Geōrgiadī Tenfjord – Die Together

Nata in Grecia, cresciuta in Norvegia. Amanda Georgiadi Tenfjord dovrebbe unire l’Europa. E in effetti lo fa, provocando sonnolenza a qualsiasi latitudine. Almeno nella prima parte. Poi migliora. Delicatissima. Voto 6,5.

Islanda: Systur – Með Hækkandi Sól

Una band formata da tre sorelle, più il fratello alla batteria. Non saranno i Corrs, ma il country islandese delle Systur non è affatto male. Anzi. Voto 7.

Moldavia: Zdob şi Zdub & Advahov Brothers – Trenulețul

Di gran lunga il brano più bello della finale, impreziosito da una presenza scenica senza rivali nella serata e da vestiti più brutti di quello di Blanco. All’Eurovision sfigato di qualche anno fa Trenulețul avrebbe vinto a mani basse. Voto 9.

Svezia: Cornelia Jakobs – Hold Me Closer

Non era solo una questione di blasone (sei vittorie nella storia): dato tra i favoriti, il brano di Cornelia Jakobs è in effetti buono. Anche se lei graffia il giusto. Voto 6,5.

Australia: Sheldon Riley – Not The Same

Grande ammirazione per l’Italia da parte di Sheldon Riley, che prima di esibirsi a Torino ha svaligiato il guardaroba di Achille Lauro. Molto sobrio. A questo punto della serata, però, sembra di aver ascoltato la sua canzone già tre volte (almeno). Voto 5.

Regno Unito: Sam Ryder – Space Man

A proposito di musica e spazio, il Regno Unito ha prodotto capolavori come Space Oddity di David Bowie, Rocket Man di Elton John e… basta così. Ad ogni modo, anche se Sam Ryder era meglio su TikTok, alla fine ha avuto ragione lui. Voto 7.

Polonia: Ochman – River

Per chi non lo sapesse, il fiume che attraversa Torino, nonché il più lungo d’Italia, è il Po. Il corso d’acqua simbolo della Polonia è invece la Vistola. Questi sono gli unici river di cui è giusto parlare. Un po’ meglio dell’Australia, ma mica di tanto. Voto 5,5.

Serbia: Konstrakta – In Corpore Sano

In Corpore Sano è una parodia sull’ossessione esagerata per l'estetica, in parte recitata e in parte cantata: un piccolo show di tre minuti, ma di grande qualità. Era infatti dai tutorial di Barbara D’Urso a inizio pandemia che qualcuno non si lavava così le mani in tv. Voto 7,5.

Estonia: Stefan – Hope

Hope. Speranza. Che la Rai smetta di trasmettere l’Eurovision? Ma no, perché mai… Ci perderemmo brani come questo uptempo a tinte western, confezionato sul Baltico. Voto 6,5.