Depressione: le tutele di legge

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Il 'male oscuro' affligge 3,7 milioni di italiani, ma non è altro che una piccola fetta di una vera e propria epidemia silenziosa. Per questo anche i legislatori sono corsi ai ripari.

In Italia le persone che soffrono di depressione sono 3,7 milioni: un numero importante che ha spinto i legislatori a proteggere chi è caduto preda del “male oscuro”. Il nostro Paese offre un buon numero di tutele perché questa epidemia silenziosa impatta su ogni aspetto della vita, con conseguenze finanziarie, economiche e sociali che vanno protette a livello legale.

Vediamo quali sono le tutele di legge previste per chi è affetto da depressione.

Innanzitutto, partendo dal livello base, il lavoratore depresso ha il diritto di rimanere a casa in malattia, con il solito iter del certificato medico inviato per via telematica dal medico curante. Inoltre, la persona malata di depressione ha il diritto di non essere licenziata a causa di essa (lo ha stabilito una sentenza della Corte di Cassazione, una conquista molto importante per i depressi e le loro famiglie).

Chi si vede ridurre la propria capacità lavorativa ha anche diritto all'invalidità: in questo caso la legge distingue tra disturbo depressivo maggiore (che ha cause interne, tutt'ora misteriose) e disturbo depressivo reattivo (causato da eventi esterni, ad esempio un lutto, la perdita del lavoro, una delusione sentimentale). Le tabelle prevedono un'invalidità che può andare dal 10% all'80% a seconda dei casi.

Inoltre, in caso di handicap (mentale, sensoriale, motorio) causato dalla depressione si ha diritto a tutti i benefici garantiti dalla legge 104: la scelta della sede di lavoro, il diritto a rifiutare il trasferimento, agevolazioni fiscali per acquistare l'auto o supporti informatici, la detrazione delle spese di assistenza, la deduzione delle spese fisiche.

Si può avere anche un assegno di accompagnamento pari a 515,43 euro al mese, per dodici mensilità. Ci sono agevolazioni anche per avere la pensione anticipata, in caso di invalidità grave causata dalla malattia (sopra il 74%): due mesi di contributi figurativi all'anno per cinque anni.  

Foto: bialasiewicz / 123RF Archivio Fotografico

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