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10 consigli per combattere il vacation shaming

Sei persone su dieci, nate tra il 1981 e il 1996 soffrono di questa sindrome. Le più colpite sono le donne. Ecco cos'è l'ansia da richiesta ferie al capo.

Sei persone su dieci, nate tra il 1981 e il 1996 soffrono di questa sindrome. Le più colpite sono le donne. Ecco cos'è l'ansia da richiesta ferie al capo.

Dopo mesi di lavoro ininterrotto, la stanchezza inizia a farsi sentire e lavorare diventa, in alcuni periodi dell'anno, via via più difficile. Tuttavia al momento di chiedere le ferie ai propri superiori, sei Millennial su dieci sperimentano il vacation shaming.

Cos'è il vacation shaming

Con l'espressione vacation shaming si intende l'ansia da richiesta di ferie al capo. Secondo una recente ricerca americana pubblicata su AdWeek il fenomeno è in aumento soprattutto tra i giovani, che temono i possibili contrasti con colleghi e manager.

A sperimentare questa condizione è il 63% dei Millennial, che arriva a rinunciare a giorni e ore di ferie. Peggio di così fanno solo quelli della Generazione Z (76%).

Secondo un'indagine svolta da Espresso Communication, a stressare maggiormente è la scelta del momento giusto per chiedere le ferie al capo (34%). Al secondo posto tra le cause di tensione c'è la paura di possibili ripercussioni sul proprio lavoro (27%) e dai possibili screzi con i colleghi (21%). A questo, in estate si aggiunge il caldo, che aumenta la produzione organica di cortisolo, l'ormone dello stress.

Le più colpite? Le donne

Questo trend negativo sta contagiando anche l'Italia, dove la peggio ce l'hanno soprattutto le donne, che accusano di più il vacation shaming rispetto ai colleghi uomini (64% contro 36%). E non stupisce.

Le donne arrivano a chiedere le ferie con l'ansia di chi già subisce discriminazioni sullo stipendio, sulla maternità e sulla gestione del proprio tempo in relazione alla famiglia. Il peso del carico mentale che le italiane devono ancora gestire non aiuta. Chiedere del tempo per andare in vacanza sembra quasi "la meno importante" delle lotte.

Secondo una ricerca americana della National Health Association e pubblicata su Business Journals, il 50% delle intervistate ha dichiarato di sentirsi stressata doppiamente rispetto agli uomini intervistati una settimana prima di andare in ferie.

Hanno confessato di lavorare anche fuori orario per evitare che il carico delle mansioni si accumuli al ritorno dalle vacanze. E ancora, per il 39% di queste l’idea di delegare i propri compiti ai colleghi in loro assenza non fa altro che aumentare lo stress e l’insicurezza lavorativa. Per questo motivo il 57% delle donne della Generazione Z ha dichiarato di aver risposto a mail di ufficio e di aver lavorato anche in spiaggia, dando vita alla condizione di “workcation”.

Secondo Marina Osnaghi, prima Master Certified Coach in Italia, il problema è a monte, nella nostra società sempre connessa, che «non ci aiuta minimamente a staccare dalla routine lavorativa».

«È per questo che i cicli che compongono le attività quotidiane conditi da pensieri legati agli insuccessi lavorativi o ai fallimenti aziendali, diventano addirittura un incubo con la richiesta delle ferie», aggiunge la coach.

Foto: gstockstudio © 123RF.com

Il decalogo

Marina Osnaghi ha creato un decalogo per combattere la vacation shaming. Prima di tutto, bisogna scegliere con criterio le proprie ferie, per essere certi che il carico di lavoro si dilati all'esterno del proprio ambito. Bisogna gestire il senso di urgenza attraverso un'azione pre-partenza: solo così ci si può godere una vacanza senza stress.

Comunicare con anticipo le proprie intenzioni estive permette di organizzare al meglio le attività con il proprio team, evitando malumori e litigi. Un ambiente di lavoro sereno permette una comunicazione più efficace. Chiedere aiuto al collega in questo contesto diventa più semplice, nei limiti del possibile e ricambiando sempre la gentilezza ricevuta. Scambiarsi feedback sinceri permette di evitare fraintendimenti pericolosi.

Pensando già al ritorno, è bene stilare una lista di quello che si farà in modo da svuotare il cervello delle incombenze e mantenere il controllo della situazione. Facciamo attenzione a noi stessi, per capire con anticipo quando è il caso di staccare, anche solo per un giorno, per evitare il burnout mentale, sindrome molto pericolosa sul lavoro.

Andare in ferie, riposare e trascorrere del tempo con i propri cari è necessario e fa bene. Quindi bisogna lavorare per trasformare il senso di colpa dell'andare in vacanza in una consapevolezza di azione benefica per il proprio benessere. Del resto, l'assenza di una sola persona dal lavoro non è la fine del mondo.

Consiglio che vale in qualsiasi momento dell'anno: positivizzate i fatti di tutti i giorni. In questo modo si potrà migliorare il proprio status fisico e psicologico. Infine, ditelo ad alta voce. «Sono in vacanza!». Un gesto fisico, un'affermazione a voce alta, è più efficace di tanti pensieri.

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