special

Il lato positivo

La rubrica di Elena Bernabè e Sandra Saporito per riuscire a guardare in una prospettiva diversa e arricchente anche le circostanze più complesse del nostro quotidiano.

Vai allo speciale
Psiche

Sindrome della capanna: comprenderla e superarla

La pandemia ha scombussolato la nostra vita personale e ha reso la casa il nostro bozzolo protettivo. Ritrovare un equilibrio potrebbe richiedere più tempo, soprattutto per chi si ritrova a vivere quella condizione di disagio emotivo e psicologico nota come Sindrome della capanna.

La pandemia ha scombussolato la nostra vita personale e ha reso la casa il nostro bozzolo protettivo. Ritrovare un equilibrio potrebbe richiedere più tempo, soprattutto per chi si ritrova a vivere quella condizione di disagio emotivo e psicologico nota come Sindrome della capanna.

Se non hai più voglia di uscire, ti senti al sicuro soltanto a casa e i luoghi che amavi frequentare hanno perso interesse per te, sappi che non sei sola: molte persone stanno vivendo la stessa esperienza. Volersi sentire protetti, al sicuro in questo periodo di incertezze è comprensibile ed è ciò che spinge molte persone a non voler più uscire di casa, a vivere quello che gli studiosi chiamano la Sindrome della Capanna o del Prigioniero.

La Sindrome della Capanna è una condizione di disagio emotivo e psicologico, che si manifesta nella difficoltà ad interagire con gli altri e con l’esterno dopo un certo periodo di isolamento. Spesso questa sindrome è accompagnata da ansia, disturbi del sonno e dell’umore. Può portare anche ad essere più irascibile, con le conseguenze che possiamo immaginare sulla sfera emotiva e relazionale.

Se di solito è temporaneo, questo malessere tocca purtroppo molti di noi che in questo periodo faticano a “tornare alla normalità”. Per esempio Vanessa D. (nome di fantasia). si sente disorientata dopo aver trascorso la serata con le amiche in pizzeria: “Mi è sempre piaciuto uscire con le amiche il sabato sera ma da quando è arrivata la pandemia sento che le cose sono cambiate. Per dirti, la pizza avrei potuto mangiarmela a casa, preparala io oppure ordinarla per asporto. Non so nemmeno cosa ci faccio qui… Tutto quel rumore e quella confusione mi danno fastidio. Poi c’è troppa gente intorno a me. Non capirmi male, mi piace stare con le amiche ma forse quello che mi serve è un posto più tranquillo, non lo so... Non sono più abituata a tutto questo”.

La reazione di Vanessa è comprensibile. Abbiamo attraversato una pandemia che ha scombussolato il mondo intero, la politica, l’economia... Figuriamoci la nostra vita personale fatta di tutti questi gesti che ora ci sembrano appartenere al passato! Abbiamo sperato riuscire a tornare alla normalità, ma forse non lo vogliamo più così tanto ora perché ci siamo abituati a stare in casa e col passare del tempo è diventata il nostro bozzolo protettivo.

La casa, l’ ombelico del mondo

In questo periodo il ruolo che la casa ha rivestito nella nostra vita è cambiato drasticamente. In poco tempo ci è stato chiesto di adottare un nuovo stile di vita e per molti questo cambiamento repentino è stato difficile: la casa si è trasformata in ufficio, scuola, palestra, cinema. Siamo riusciti, anche se a fatica e con diverse rinunce, a condensare la nostra esistenza tra i muri domestici; per molti di noi la casa è diventata il nuovo centro del mondo

Questo periodo ci ha spinti a rallentare, a riscoprire i piccoli gesti della quotidianità: è stato un vero  ritorno all’essenzialità. La seconda chiusura ha per molti di noi permesso di ritrovare un ritmo di vita più umano, più rispettoso del proprio sentire, forti della prima drammatica esperienza dell’anno scorso dalla quale abbiamo imparato molte lezioni. Molti infatti, dopo aver fatto un'overdose di virtuale, sono tornati a leggere, a fare sport, a cucinare, a meditare, ad avere maggiore attenzione verso il proprio benessere psico-fisico, a staccare la spina da dinamiche sociali che forse erano troppo pesanti. O dalla Tv, con le sue notizie drammatiche che spesso hanno reso questo periodo più stressante, impattando negativamente sulla psiche di molte persone. 

In alcuni casi, l’isolamento e il distanziamento sociale hanno permesso di focalizzare l’ attenzione sul proprio sentire e su ciò che nella vita conta davvero, permettendo di vivere il momento di riapertura con una prospettiva diversa. Ha permesso di rielaborare il proprio mondo. 

Per altri invece questo processo di elaborazione è ancora in corso.  Se è il tuo caso, non fartene una colpa. Hai forse bisogno di un po’ più di tempo per ritrovare un tuo equilibrio per cui puoi rispettare i tuoi ritmi ed essere paziente e comprensiva verso di te.

Che cos'è la sindrome della capanna

Foto: unsplash

L’isolamento nella società: le due facce della medaglia

Il motivo per il quale l’isolamento sia in grado di sconvolgere il nostro equilibrio interiore può derivare dall’impronta importante che questa dinamica di separazione dalla società ha lasciato nel nostro inconscio collettivo. Agli albori della società, l’isolamento era inteso come una punizione per aver infranto le regole della comunità, che miravano a preservarne il buon funzionamento e la sopravvivenza. Il membro isolato, emarginato, non poteva più contare sul sostegno e la protezione degli altri e l’allontanamento forzato lo esponeva molto spesso ai pericoli.

Tuttavia, vi erano contesti in cui l’isolamento non era imposto ma ricercato per sfruttarne le peculiarità. Si isolava ciò che era ritenuto importante, sacro, ciò che si cercava di proteggere: alcune comunità hanno scelto l’isolamento per preservare la loro identità culturale, per esempio. Se in questi casi l’isolamento, scelto da un gruppo di pari, può svolgere un ruolo funzionale per la comunità stessa, è importante notare che  preserva le relazioni interpersonali e il contatto col territorio.

Superare la sindrome della capanna: alcuni consigli

Abbiamo un naturale bisogno di dare un senso alla nostra vita e questa ricerca di significato si esplica anche attraverso la relazione con gli altri e con i luoghi dove ci sentiamo bene. Perché sì, abbiamo bisogno di ritrovare un contatto anche con la natura, col nostro territorio, coi panorama che ci fanno battere il cuore.  Quindi, cosa puoi fare per ritrovare il contatto col “tuo” mondo?

Forse ciò che potrebbe aiutarti ad uscire dalla capanna è tornare alla semplicità, quella reale, vera, fatta di natura, di mare, di montagne, di laghi, di boschi, dove potrai ascoltare i tuoi pensieri, le tue emozioni, il tuo sentire; dove potrai tornare ad incontrare te stessa prima di tutto e scoprire quella dimensione del tuo essere che non può essere racchiusa tra quattro muri, un passo alla volta, con pazienza e gentilezza, e riscoprire la tua forza interiore, riapprendere a vivere il momento presente, tornare ad abitare l’attimo senza pensare a quel futuro che tutti assieme potremo costruire da domani, piano piano.

La natura può aiutarti a ritrovare un certo equilibrio nella tua vita: nel silenzio dei boschi, potrai toglierti la mascherina e tornare a respirare liberamente, momento dopo momento, e non fare altro che goderti l’attimo ponendo la tua attenzione su questa sensazione di aria fresca e pulita che rigenera il corpo e calma la mente. Gli esercizi di respirazione consapevole possono aiutarti a prevenire ansia e stress e aiutarti a vivere questo momento con maggiore serenità.

Anche i tuoi cari possono aiutarti a superare questo momento: puoi condividere il tuo vissuto, le tue preoccupazioni, aprirti a chi saprà ascoltarti e sostenerti. Il dialogo e la condivisione sono importanti perché scoprire che chi ti ascolta ti capisce e vive esperienze simili alle tue ti farà sentire compresa, accolta, ascoltata e meno sola. Oppure se senti di averne bisogno, potresti rivolgerti anche ad uno psicoterapeuta o psicologo

Uscire dal guscio non deve essere una violenza per te, soprattutto se ciò che ti ha catapultato in esso è stato un impellente bisogno di sicurezza. Quella serenità trovata in casa è preziosa e ora sai dove tornare ogni volta che ne sentirai la necessità. Non devi rinunciare a ciò che ti fa stare bene. Durante questo periodo di isolamento sono forse nati nuovi hobby, nuovi interessi, nuove amicizie? Coltiva con cura tutto ciò che ti fa stare bene.

Questi avvenimenti importanti che s’iscrivono in questo grande periodo di cambiamento a livello collettivo possono rappresentare per te un nuovo inizio. Ciò che può aiutarti ora è ampliare questo senso di pace e benessere ad altri luoghi che risuonano con te allargando con gentilezza e rispetto verso il tuo sentire il tuo “cerchio di sicurezza” a posti scelti con cura, da condividere con persone care e con le quali ti sentirai profondamente in sintonia, con le quali potrai vivere momenti indimenticabili e creare ricordi belli e significativi.

 

Sandra Saporito

>>Leggi anche: La solitudine: via maestra per guardarsi dentro

Foto apertura: Pixabay