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Il lato positivo

La rubrica di Elena Bernabè e Sandra Saporito per riuscire a guardare in una prospettiva diversa e arricchente anche le circostanze più complesse del nostro quotidiano.

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Psiche

La solitudine: via maestra per guardarsi dentro

In questo ultimo anno, così diverso da tutti gli altri passati, abbiamo sperimentato nuove emozioni, nuovi vissuti, nuovi modi di vivere. Ognuno di noi, chi più chi meno, ha vissuto la solitudine.

In questo ultimo anno, così diverso da tutti gli altri passati, abbiamo sperimentato nuove emozioni, nuovi vissuti, nuovi modi di vivere. Ognuno di noi, chi più chi meno, ha vissuto la solitudine.

Siamo stati costretti a rimanere soli e non si poteva fuggire da questa condizione, non c’erano soluzioni, scappatoie, distrazioni. Ci siamo dovuti fermare e fare i conti con noi stessi. Abbiamo sofferto questo stare soli perché non siamo abituati a farlo, ci siamo sentiti disorientati, persi, tristi. Perché la solitudine ha il grande potete di scavare nelle nostre profondità, di toccare parti dolenti dell’interiorità dell’uomo, di far emergere ciò che solitamente risulta assopito, dimenticato, nascosto.

La solitudine mette a tacere il rumore del mondo, toglie le distrazioni, spazza via il superfluo e ci costringe a guardare in faccia la nostra vita. Ecco perché non piace, perché tentiamo di fuggirvi, perché ci fa così paura.

La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi.

(José Saramago)

La solitudine non è da allontanare ma da accogliere

Rimanere da soli è l’unica via per poterci guardare dentro. Senza le opinioni degli altri, senza il sottofondo del mondo, senza stimoli esterni che non ci permettono di concentrarci. Spesso, nelle situazioni più faticose della vita come i lutti o i cambiamenti, una delle medicine dell’anima più potenti è proprio la solitudine. In quei momenti abbiamo solo bisogno di esprimere senza maschere tutte le nostre emozioni, piangendo, rimanendo vuoti nella mente, dormendo, dedicandoci alle nostre passioni che sono in grado di creare quiete interiore, restando anche solo ad osservare cosa accade in noi mentre sperimentiamo il vuoto.

Vivendo la solitudine riusciamo a non fuggire da noi stessi e a percepire ciò che lo stare soli vuole donarci. Può essere considerata come una vera e propria maestra che giunge a noi per portarci a vedere con trasparenza la nostra interiorità. A patto di riuscire a farla agire nella nostra vita e a non bloccarla andando a ricercare persone, situazioni chiassose o eventi rumorosi proprio per sfuggirvi. Così facendo si perde una preziosa occasione di arricchimento interiore.

Solo dopo averla vissuta fino in fondo possiamo ritornare nel mondo più desti, più ricchi, più consapevoli della nostra interiorità. E siamo pronti a ricevere uno scambio costruttivo con gli altri. 

Come accogliere la solitudine

C’è solo un compagna fidata che può starci vicino durante la nostra solitudine e che non rischia di distrarci o di disturbarci, ma al contrario ci aiuta a sintonizzarci ancor più con noi stessi: la natura. Fare passeggiate in solitaria nei boschi o in campagna od osservare lo scorrere di un fiume o ancora salire su una montagna, sono tutte azioni che ci conducono dentro la nostra interiorità e lì, in connessione con il mondo naturale e animale, tutto ci parla e ci insegna: basta solo far tacere la mente e aprire il cuore per poter udire i meravigliosi messaggi che giungono da ogni piccolo movimento naturale.

La solitudine dà alla luce l’originale che c’è in noi.

(Thomas Mann)

Perché fuggiamo dalla solitudine?

Stare soli è un salto nel vuoto, è fare i conti con i propri fantasmi, è una partita a scacchi con le nostre ombre. Preferiamo di gran lunga fare qualsiasi altra cosa, stare con qualsiasi persona, vivere qualsiasi altra situazione. Ma così facendo ci perdiamo nell’identità degli altri, nei valori di un mondo che non ha nulla a che fare con  noi, non conosciamo più i nostri sogni, stiamo male e non comprendiamo il perché.

Riuscire a stare da soli vuol dire essere diventati adulti, non appoggiarsi agli altri, ma ricercarli solo per uno scambio alla pari, avere il coraggio di fermarsi e di considerare la solitudine uno stato necessario per ritrovare poi l’equilibrio, per rigenerarsi, per vivere tutte le nostre emozioni.

Ecco perché la solitudine spaventa: perché ci costringe a vivere seguendo le nostre leggi interiori e non quelle del mondo.

Vivere la solitudine per non essere soli

Sembra strano, ma imparare ad amare la solitudine è l’unica via per non sentirsi più soli. Quando riusciamo a considerare lo stare da soli una condizione maestra che può insegnarci molto ci sentiamo di conseguenza in collegamento con tutto l’universo, siamo più attenti alla nostra interiorità, ci conosciamo meglio, si attiva una forza interiore molto potente. E non ci sentiamo soli perché non sono più gli altri a doverci dare questo appagamento interiore: lo ritroviamo dentro di noi.

In nessun luogo l’uomo può trovare un rifugio più tranquillo o più sereno che nella sua anima.

(Marco Aurelio)

Come riuscire a vivere la solitudine?

Come riuscire a vivere la solitudine

Ecco alcuni consigli nel caso in cui ci ritrovassimo costretti a vivere la solitudine e non riuscissimo ad accoglierla.

  • Dedicarsi a passatempi, anche molto semplici, in grado di far cessare il rumore della mente;
  • Per più volte al giorno focalizzarsi sul respiro: è un modo di riuscire a vivere il presente;
  • Dedicarsi, se possibile, a lunghe passeggiate, a rilassanti bagni e a rigeneranti dormite;
  • Osservare il più possibile gli elementi della natura;
  • Rimanere ad occhi chiusi per brevi periodi durante la giornata aiuta a sintonizzarsi con la propria interiorità;
  • Scrivere un diario serale per ringraziare gli avvenimenti accaduti durante la giornata che ci hanno fatto sorridere;
  • Svolgere semplici esercizi di yoga e di rilassamento corporeo per dare attenzione alla nostra fisicità;
  • Ascoltare i nostri pensieri, soprattutto quelli ripetitivi, e cercare di spezzare la catena della negatività.

La solitudine non è una condizione che porta a sofferenza: è la nostra mente che, resistendole, crea attrito e ostacoli continui alla nostra convivenza con essa. Se quando siamo soli proviamo a far cessare il rumore continuo dei nostri pensieri riusciremo a viverla come un’alleata della nostra vita e non come un problema.

Le grandi elevazioni dell’anima non sono possibili se non nella solitudine e nel silenzio.

(Arturo Graf)

Foto: Unsplash