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Yummy dummies - ricette a prova di incapacy

In cucina non sempre è vero che a tutto c’è rimedio, ma è vero che dietro ogni abominio culinario c’è sempre un perché e ve lo spiega Sofia, in arte Cucinare Stanca. Tutti i venerdì su DeAbyDay!

by Cucinare Stanca

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Bignè orgogliosi: l'omofobia stanca

  • Difficoltà

    media

  • Categoria

    Preparazioni di base

  • Porzioni

    6

  • Tempo preparazione

    15-20 min

  • Tempo cottura

    16 min

  • Tempo totale

    circa 30 min

  • Cucina

    francese

  • Cottura

    in forno

L'orgoglio del bignè, fiero di se stesso, che, dopo una ricetta travagliata e sofferta, ha tutto il diritto di sfilare coi suoi compagni di teglia, come vogliono loro.

L'orgoglio del bignè, fiero di se stesso, che, dopo una ricetta travagliata e sofferta, ha tutto il diritto di sfilare coi suoi compagni di teglia, come vogliono loro.

Ciao Incapacy,
lo sapete perché a giugno si celebra il mese del pride
Sicuramente no, ve lo dico io, si ricordano gli arresti avvenuti nel 1969 allo Stonewall In, un locale di New York, frequentato da omosessuali.

Dice ma stiamo a ricordare una cosa successa più di 50 anni fa? Eh sì, stiamo ricordando una cosa di 50 anni fa, perché? Perché, sebbene qualcosa si sia mosso, siamo molto lontani dalla sufficienza.
Pensatevi al Muccassassina, una sera state bevendo un bel gin tonic, a un certo punto entrano le guardie, vi menano e vi portano a Regina Coeli, vi sembra assurdo? Vi è mai capitato?
Non penso, ma attenzione a definirlo un evento assurdo, perché la violenza non è solo una questione di manganello e gabbio e l’assurdo riserva sempre molte sorprese.

Ma se vi sembra assurdo, lo sapete perché? Perché questa cosa non ha fatto mai parte della vostra quotidianità, perché qualcuno si è battuto per fare in modo che in un locale non venissero le forze dell’ordine, pagate da voi, per menarvi.

I diritti negati sono un problema che riguarda tutti 

Direte: Sì ma io non sono omosessuale!
Ma cosa significa essere omosessuali?
Significa essere biondo, essere una persona che ama vestirsi di nero, essere disabile, essere riccio o un po’ miope, anche un po’ astigmatico. Non mi guardate così!
Significa avere una caratteristica, appartenere a una categoria che, per diversi motivi, è stato deciso di non tutelare.

Ma se domani decidessero di non tutelare più le persone ricce, se dicessero «i ricci non si sposano più», i ricci non vanno al ristorante, i ricci devono essere chiusi in dei campi di lavoro finché non diventano lisci, al massimo coi boccoli, vi fa paura? A me sì, anche se ho dei capelli stupendi.
Il detto “oggi a noi domani a voi” non è una minaccia, è una previsione, che, se ci pensate, non è così improbabile.

La limitazione del diritto è una valle nebbiosa, della quale non capite i limiti finché non ce li avete a un millimetro dalla vostra faccia. Ma allora non sarebbe meglio non comprimere la tutela di qualcuno (perché un giorno, quel qualcuno potreste essere voi), nei modi più impensabili e più inimmaginabili, invece di aspettare di trovarvi faccia a faccia con un’ingiustizia?

Ok, i miei esempi possono essere assurdi ma voglio solo farvi capire che i diritti non sono dei gettoni che valgono solo una volta, per delle persone o categorie di persone. La garanzia dei diritti è un sistema che tutela tutti, anche categorie che ancora non sono state create, tutela anche chi crede di non averne bisogno, perché nato dalla parte fortunata del mondo in partenza (perché finire dall’altra parte è n’attimo). E vi assicuro che condurre una vita serena e soddisfacente, dalla parte meno tutelata del mondo non è cosa di tutti e, come minimo, andrebbe celebrata 365 giorni l’anno.

La vita, dura e orgogliosa, dei bignè alla crema

Capiamo meglio questo concetto mentre facciamo i bignè alla crema.

Ingredienti

  • 130 gr Acqua
  • 100 gr Burro
  • 90 gr Farina
  • 5 Uova (o quante ne ha bisogno l’impasto, rispettatelo almeno stavolta!)
  • 1 gr sale

La ricetta dei bignè orgogliosi di ciò che sono

I bignè alla crema sono una preparazione composta principalmente da burro, zucchero, farina/amido, uova e acqua (o latte), come quasi ogni dolce che conosciamo, non ha differenze sostanziali.
Il bignè però si sa, ha una vita un po’ più complicata rispetto ad altri dolci, come ad esempio rispetto a un semplice biscotto di frolla che, bene o male, se la cava sempre.
Il bignè per essere preso in considerazione si deve gonfiare, deve mostrare il suo orgoglio per quello che è, perché ne ha dovute passare davvero tante prima di trovare pace. Quindi che i bignè si riuniscano in una manifestazione gioiosa e colorata mi sembra davvero il minimo. 
Per questo motivo il bignè si dispone in teglia, in un corteo, insieme ad altri bignè e decide di manifestare il proprio orgoglio, nelle forme e nei modi che ritiene più consoni.

Se ci pensate la condizione dei bignè è fra le più complicate esistenti, è una delle preparazioni più ostiche e di più difficile riuscita perché, prima di riuscire a realizzarsi in una vita il più espansa possibile, perfettamente sviluppata, ne ha dovute passare tante, e nonostante questo, non è detto che ci riesca:

  1. Quando era ancora solo un pensiero, quello di mostrare la propria natura, ha dovuto prima calibrare e pesare tutto quello di cui sentiva il bisogno: l’acqua non doveva essere troppa, il burro doveva essere sufficiente, ma non a una temperatura troppo inferiore a quella dell’acqua, perché altrimenti non si scioglieva negli stessi suoi tempi di ebollizione e la sua vita si sbilanciava.
  2. La farina la doveva versare al suo interno in un solo colpo, in modo netto e deciso, se no i genitori gli dicevano che non era convinto e definito, e che era solo una fase. 
  3. Ha dovuto, dopo tutti questi calcoli, essere rimesso ancora alla prova, sul fuoco, essere analizzato, misurato, perché altrimenti la sua struttura non era sufficiente a sopportare il tentativo di condurre una vita normale e orgogliosa.
  4. Una volta raggiunta la temperatura però non va più bene, perché la sua vita, al contrario di quella dei biscotti, richiede che questo mostri qualche accortezza in più, per la sensibilità altrui. Allora di nuovo giù la temperatura, sotto i 60 gradi. Perché non ti chiamo frocio, va bene, ma qualche uovo lo devi incassare, e si sa che le uova non sopportano temperature più alte dei 60 gradi nei bignè, come nonna che non sopporterebbe il vostro fidanzato al pranzo di Natale, perché pora nonna le prende un coccolone. 
  5. Certo, dopo essere stato sbattuto da una parte all’altra, il bignè è pronto per ricevere anche le uova, ma non ne sopporta troppe perché anche lui ha un limite, lo sanno tutti. Però deve sorridere se gli urlano frocio per strada, perché il limite non vi penserete mica che lo impone lui? No, gli altri, perché così si fa. Inoltre ai bignè è vietato avere paura, perché io c’ho tanti amici bignè, non ho problemi, ma se si baciano a casa loro è un po’ meglio, se no se ti danno uno schiaffo c’hanno ragione. Poi per strada ci sono i bambini, che sono educati dai genitori solo a non dire parolacce e a non mancare di rispetto alla nonna, mica gli puoi pure stare a spiegare il concetto di inclusione e di famiglia basata sull’amore, troppi concetti.
  6. Una volta accettate nel giusto numero le uova all’interno di sé, il bignè deve essere messo in un sac à poche e avere una forma perfetta, perché già sei lesbica, almeno non devi recuperare con l’estetica? Che ti rasi i capelli a fare? Cerca di passare inosservata dai.
  7. I conti con la sua vita il bignè li fa già solo al pensiero di avere un orienamento sessuale giudicato non conforme. Allora cerca di modulare le sue reazioni, le temperature, la resistenza, ma soprattutto deve modulare tutta la sua rabbia. Perché se sfoga troppo non si può vedere, se sfoga poco è solo una fase. Se invece è felice non si deve vedere, soprattutto in quella pagliacciata del gay pride.
    In forno, dove tutti i nodi vengono al pettine, siete riusciti a rendere tollerabile una vita difficile, discriminata, senza tutele? 

Siete riusciti comunque a sopravvivere e ad essere orgogliosi della vostra vita? Non ve ne rallegrate troppo, o quantomeno rallegratevene nei modi giusti, corretti, morigerati, propri di chi non ha niente da rivendicare.

Perché a nessuno è stato mai detto «se avessi un figlio etero lo brucerei nel forno»; in metro, mentre una ragazza si baciava con il fidanzato, nessuno è stata preso a spintoni perché l’eterosessualità si cura con terapie di conversione. E allora sì, ci vuole un evento che dia visibilità a una categoria discriminata, che esprima la serenità di chi è nella nostra condizione.
Il bignè in forno è perfettamente tondo e cotto, deve rimanere in giacca e cravatta perché altrimenti voi dareste mai un figlio in adozione a un bignè che si mette una tutina glitter? No, certo, lo capisco. Meglio lasciarlo proprio solo. 
Io comunque ai miei bignè la parata gliela faccio fare come vogliono, quindi ho preparato 7 glasse allo zucchero fondente, e li faccio vestire come vogliono.

Parafrasando Bertolt Brecht e immaginandovi un vassoio di bignè con tutte glasse colorate:

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari (tolgo tutti quelli viola) e fui contento perché rubacchiavano
poi vennero a prendere gli ebrei (tolgo tutti quelli blu) e stetti zitto perché mi stavano antipatici
Poi vennero a prendere gli omosessuali (tolgo tutti quelli verdi), e fui sollevato perché mi erano fastidiosi
Poi vennero a prendere i comunisti e io non dissi niente, perché non ero comunista (tolgo tutti quelli rossi)
Poi vennero a prendere tutti quelli che lavoravano part-time e io non dissi niente, perché lavoro tanto e non sopporto gli apatici ( tolgo tutti quelli arancioni)
Dopodichè vennero a prendere tutti quelli tinti di biondo e mi disinteressai, perché i biondi naturali non esistono, forse se lo meritano (tolgo tutti quelli gialli)
Un giorno vennero a prendere tutte le donne, perché hanno troppe opinioni, la prima che fiata la mandiamo al Polo Nord (tolgo quelli rosa)
Un giorno vennero a prendere me (tolgo quelli azzurri) e non c’era rimasto nessuno a protestare

Il bignè ha fatto una grande fatica per venirne a capo e anche voi incapacy, allora mi chiedo ne vale la pena volerlo bruciare nel forno?

Foto apertura: Dmytro Nikitin - 123RF