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Yummy dummies - ricette a prova di incapacy

  • Difficoltà

    media

  • Categoria

    Dolci

  • Porzioni

    8

  • Tempo preparazione

    (10 ore di riposo) + 30 min

    PT30M

  • Tempo cottura

    30-40 min

    PT40M

  • Tempo totale

    60/70 min

    PT70M

  • Cucina

    italiana

  • Cottura

    in forno

Non è la madeleine di Proust, ma ha il sapore di ricordi lontani. Ricordi "medi", dice Sofia, che consiglia di prepararla ascoltando Gabriella Ferri.

Non è la madeleine di Proust, ma ha il sapore di ricordi lontani. Ricordi "medi", dice Sofia, che consiglia di prepararla ascoltando Gabriella Ferri.

Avevo promesso che non avrei mai iniziato un articolo in tutta la mia vita scrivendo “da bambina”.
Non lo sto facendo, voglio solo dire che questa crostata me la mangiavo con papà quando ancora non avevo disponibilità economiche personali, ero bassa, non avevo ancora le decine nell’età, e non avevo diritto di voto, insomma avete capito quando.
La mangiavamo all’ex ghetto ebraico di Roma, alla pasticceria Boccione, storico negozio romano della tradizione ebraico-romanesca: io prendevo sempre la crostata e lui i mostaccioli.

Il mio vanto più grande fino a poco tempo fa, intendo fino a quando devo aver avuto un allentamento delle sinapsi evidentemente, era la mia forte memoria. Mi ricordavo sempre tutto, come erano vestite le persone la prima volta che le incontravo, i compleanni, le torte preferite ecc. Recentemente - forse perché ho 33 anni e ho iniziato ad accumulare troppe informazioni, o forse sono solo sulla via del tramonto - inizio a ricordarmi solo poche cose, e me ne vengono in mente altre che fino a poco tempo fa non ricordavo. Eliminando i ricordi meno belli, perché ancora non vi ho eletto miei terapeuti, mi rendo conto che i ricordi più importanti che ho non sono legati a nessun evento particolare, ma sono fatti di vita comune che, sul momento, non avrei mai ritenuto degni di alcuna nota specifica.

Il sapore dei momenti "medi"

Quando andavo all’asilo mio padre mi accompagnava lungo tutto il vialetto di alloro e, nutrendo infondate speranze che io mi appassionassi alla sua carriera di ingegnere chimico, voleva spiegarmi la scienza: a settembre mettevamo una graffetta di metallo attaccata a un ramo di alloro, e vedevamo ogni tot come si modificava grazie agli agenti atmosferici, fino ad ossidarsi completamente.

Un’altra volta eravamo in macchina, tornando da una gita ai castelli romani e c’era molto traffico. Come sempre rompevo l’anima perché ero stanca e mi annoiavo e lui mi disse: “Dormi, tanto guida papà. Ti sveglio quando arriviamo”, avevo un muro di roccia davanti con delle erbacce e un pezzo di rete metallica e mi ricordo perfettamente la sensazione di tranquillità e distensione che provavo mentre mi addormentavo.

Ultimo ricordo, forse mangiavo assai salato, ma la notte mi svegliavo sempre urlando: “Papà acquaaaa” e lui arrivava in un tempo che, almeno dai miei ricordi, mi sembrava brevissimo, e gli chiedevo come fosse possibile che dopo un minuto fosse già vicino al mio letto con l’acqua in mano. Lui mi rispondeva che dormiva solo un orecchio, l’altro era sempre sveglio per ascoltarci.

Mo non è una sviolinata a mi padre, eh! Sono più i momenti in cui mi fa arrabbiare e preoccupare ormai rispetto ai momenti di tenerezza, voglio solo dire che non so se è così anche per voi, ma i ricordi più belli che ho non sono legati a eventi straordinari.
Non mi sento nella posizione di dirvi a cosa dovete mirare nella vostra vita, perché principalmente nessuno me lo ha chiesto. Ma soprattutto io a volte non sono neanche sicura se il giorno dopo riesca ad alzarmi o meno, figuratevi se ho dei validi consigli. 
Voglio solo dirvi una cosa che con me non funziona: i grandi momenti, le grandi situazioni, quando sento di vivere la mia ‘best life’, ecco, l’effetto mi dura solo per quel momento. Le cose belle che mi ricordo sono sempre più legate a momenti medi, senza particolari avvenimenti, sono più che altro parole o micro sensazioni.

Non mi accollate quelle frasi da scemi su Instagram: “la bellezza delle piccole cose”, no, mai, rompiamo l’amicizia. Accollatemi solo la ricerca delle situazioni apparentemente ininfluenti, quotidiane, niente di grandioso, non ci dovete neanche fare caso, come l’altra frase che vi piace: “se siete felici fateci caso”. Calmerei solo l’affanno nel creare situazioni degne di nota, perché sono sicura che quando sarete incapacy anziani, sarà solo un ricordo faticoso il pensiero di quanto vi siete adoperati per inseguire l’estetica della vita, tanto quanto vi siete sderenati per scrivere la tesina delle superiori su D’Annunzio: l’opera d’arte_stanca.

Mio padre è diventato pigro e io lo seguo a ruota, non passeggiamo più per l’ex ghetto ebraico, però ci ricordiamo molto bene il sapore di quella crostata, che non è esattamente uguale alla mia, ma posso dire che si avvicina abbastanza all’originale.

Cosa vi serve per questa epifania:
 

Ingredienti

  • Per la frolla:
  • 170 g di burro
  • 4 g di sale
  • 140 g di zucchero a velo
  • 50 g di farina di mandorle (io ho usato il pistacchio)
  • 80 g di uova
  • 370 g di farina 00

    Per la crema di ricotta
  • 350 g di ricotta di pecora ben sgocciolata
  • 45 g di zucchero semolato
  • i semi di un baccello di vaniglia
  • la buccia grattugiata di un limone
  • Circa 200 g di confettura di visciole

Per la frolla

Vi ricordo velocemente il procedimento, perché non mi sembrate molto reattivi come lettori: l’avevamo già fatta sempre qui su DeaByDay (andatevi a rivedere l’articolo Crostata crema pasticciera e frutta fresca: la crudeltà di maggio):

  1. Lavorate o a mano o in planetaria con foglia burro, sale, farina 00 e farina di mandorle, fino a ottenere una sabbia grossolana
  2. Versate lo zucchero e fate girare, o comunque impastate velocemente con le mani e la mente fredde
  3. Infine versate le uova e lavorate solo fino a quando risultino incorporate nell’impasto.

    pasta frolla

 Per la crema

  1. Il vostro metodo preferito: tutto insieme, tranne la confettura, amalgamato con una frusta, fate riposare un’oretta in frigo così sta crema si insaporisce e la crostata sa di qualcosa.

    crema di ricotta

Adesso procediamo con l’assemblaggio.

  1. La versione originale e storica vuole che questa crostata abbia un guscio di frolla anche sopra la crema, ma io voglio che vi esercitiate a fare delle righe decenti, quindi conserviamo la forma classica della comune crostata.
  2. Tirate la frolla abbastanza fine, circa 2/3 mm, bucherellate il fondo, senza fare dei geyser possibilmente, perché altrimenti la confettura penetra nei buchi e col cavolo che la staccate dalla teglia.
  3. Procedete a spalmare la confettura di visciole e, delicatamente, versateci sopra la crema.
  4. Se ci avete messo 24 anni a fare questa operazione di riempimento controllate che la frolla sia ancora ben fredda di frigo prima di stendere e tagliare le strisce, altrimenti rimettetela in frigorifero: l’incapacity si paga cocchi miei.
  5. Cercate di fare una griglia di striscioline di frolla più o meno ordinata (ma anche disordinata non mi cambia la giornata), e rimettete tutta la crostata in frigorifero per circa un’oretta e mezza.
  6. Cuocete a 180 gradi, forno ventilato, per circa mezz’ora/quaranta minuti, avendo cura di abbassare la temperatura del forno gli ultimi 10 minuti e controllando ossessivamente se sta esplodendo la crema.
  7. L’errore che potete fare è di non bucare la base della crostata, generando una situazione splatter a cui sicuramente voi siete abituati, ma io no.
  8. Servitela ben fredda se no vi viene mal di pancia.

torta ricotta e visciole

Mentre preparate questa crostata vi consiglio di ascoltare ‘Roma Forestiera’ di Gabriella Ferri, se potete impararla prima a memoria lo preferisco, perché sarà bello urlare:

“Nannarèèèè perché perché te sei ‘nnammorata de sta musica americaaana, ma perché, te sei scordata che sei romana li stornelli non canti piùùù”.

Anche se siete di Forlì, vi gasa lo stesso.

Foto: Ilaria Muri