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Donne contro gli stereotipi: lo speciale

Astronaute, scienziate, scalatrici, programmatrici o pompiere: ecco le donne che lottano e vincono contro gli stereotipi.

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PEOPLE: L'ATTUALITA'
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Come i maschilisti hanno ucciso Marilyn

Oltre la Dumb Blonde c'è di più: la Marilyn intellettuale e frangibile che non tutti conoscono. 

Oltre la Dumb Blonde c'è di più: la Marilyn intellettuale e frangibile che non tutti conoscono. 

L'altra Marilyn, quella distesa sul divano di casa che sfoglia, intenta, pagine e pagine di Dostoevskij. I tacchi a spillo buttati in un angolo e la gonna bianca che si alza - sì, quella di "Quando la moglie è in vacanza" - abbandonata su una sedia. 

Direste mai che dietro il volto della donna che è stata considerata la prima vera sex symbol della storia si nasconde, in realtà, il ritratto di una donna istruita, intelligente, ambiziosa, ma al contempo molto fragile?

L’unicità e la bellezza di Marilyn Monroe sono molto di più di quello che la cultura pop tende a ricordare: la pin up con la gonna sollevata dall’aria di una grata, la chioma bionda, lo sguardo ammicante. L’amante del presidente Kennedy. Chi è stata veramente Marilyn Monroe? Una donna libera che ha risentito del peso della cultura bigotta dei suoi tempi e che, ancora oggi, non riesce a ottenere il giusto ricordo sociale.

Un'infanzia tra abbandoni e assenze

Marilyn Monroe è lo pseudonimo di Norma Jeane Mortenson Baker: nasce a Los Angeles nel 1926. La madre - Gladys Monroe - era una donna di poche parole, con problemi di dipendenza dall’alcol e dagli psicofarmaci. Era una schizofrenica paranoide.

Del padre biologico, invece, non si conosce la vera identità: il suo doppio cognome deriva infatti dal primo e dal secondo marito della madre, che l’aveva battezzata per far sì che non venisse dichiarata figlia illegittima.

Gladys non era mentalmente stabile: per questo la piccola Norma Jeane viene affidata a una coppia religiosa che si occupava di bambini in affido in cambio di soldi (Wayne e Ida Bolender).

Dopo che la madre è dichiarata incapace di intendere e di volere, Norma Jeane finisce in orfanotrofio: di tanto in tanto la affidano a una nuova famiglia, ma torna sempre indietro per problemi di molestie e disattenzioni.

Il primo matrimonio e l'esordio da modella

Nel 1942, a soli 16 anni, Norma sposa James Dougherty; quando l’uomo si arruola nella marina mercantile, la giovane inizia a lavorare come operaia nella fabbrica della compagnia aerea Radio Plane: si occupa di confezionare paracaduti.

Il 1945 è l’anno della svolta: il fotografo David Conover, che si era recato presso lo stabilimento per fotografare ragazze che tenessero su il morale delle truppe al fronte, la nota e la convince a intraprendere la carriera di modella.

Foto: OnGallery/Milton H. Greene - LaPresse

Nel giugno del 1946 divorzia dal marito. Inizia con degli scatti per André De Dienes, che arrivano sulla scrivania della Blu Book School of Charm and Modeling, la più importante agenzia pubblicitaria di Hollywood, con la quale firma il suo primo contratto.

Welcome to Hollywood

Nel 1946 firma il suo primo contratto cinematografico della durata di 6 mesi con la 20th Century Fox. Il regista Ben Lyon le suggerisce di cambiare nome. Nasce così Marylin Monroe, frutto dell’unione tra il cognome da nubile della madre e un nome (quello dell’attrice Marilyn Miller) che desse al suo pseudonimo una nota di sensualità.

Il suo primo film è The Shocking Miss Pilgrim, in cui si sente soltanto la sua voce. Il contratto con la Fox culmina con un insuccesso. Viene infatti reputata non adatta al cinema per la sua insufficiente recitazione drammatica.

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Le successive difficoltà economiche la spingono a prostituirsi lungo Sunset Boulevard e a fare la spogliarellista. La sua condizione di miseria la porta anche a posare nuda per soli 50 dollari: la foto finisce, senza il suo consenso, sul calendario sexy Miss Golden Dreams.

Il suo nome non viene citato, ma la giovane viene ricattata. La stessa Fox le consiglia di rendere noto l’episodio: la sua onestà non solo le provoca le simpatie di tanti, ma porta anche le sue fotografie di nudo (che furono vietate in molti Stati) a essere pubblicate su Playboy.

Il grande cinema, tra successi e battaglie

Il 1953 è l’anno del successo. La troviamo infatti nelle pellicole Niagara, Come sposare un milionario e Gli uomini preferiscono le bionde (è proprio qui che troviamo i celebri brani Bye Bye Baby e Diamond’s Are a Girl’s Best Friend).

Foto: LaPresse

Quest’ultimo titolo non fece altro che consacrare lo stereotipo della dumb blonde che le fu cucito addosso sempre di più da quel momento in poi. L’autrice Victoria Sherrow la definì «una donna fragile che punta tutto sul suo aspetto anziché sull’intelligenza».

La bellezza di Marilyn e i suoi ruoli controversi non facevano altro che attirare sempre di più l’attenzione mediatica sull’attrice. La sua sensualità e il fatto che indossasse spesso abiti corti e provocanti la rendevano oggetto di numerose critiche.

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In realtà, come dichiarato dalla collega e amica Jane Russell, Marilyn era una ragazza «molto timida, molto dolce e molto più intelligente di quanto la gente potesse dar credito». Nel 1953, a soli 27 anni, si ritrova al primo posto della Quigley Poll, ovvero la classifica degli attori di maggiore successo commerciale.

La ragazza è sempre più intenzionata a smarcarsi dal ruolo di dumb blonde. Dichiara infatti al New York Times: «Voglio crescere, svilupparmi e recitare importanti ruolo drammatici. [...] ho una grande anima, ma finora nessuno se n’è interessato».

Nel 1954 sposa il giocatore di baseball Joe Di Maggio: la loro relazione non fu affatto semplice. L’uomo, infatti, era geloso e violento. Si infuriò tantissimo proprio per l’iconica scena con il vestito sollevato che fu girata davanti a una folla di curiosi, all’incrocio tra Lexington Avenue e la 52° strada, a New York. Al termine delle riprese, la picchiò. Fortunatamente, il matrimonio durò soltanto 9 mesi.

Foto: LaPresse/Publifoto

Relazioni tormentate e scompensi esistenziali

Dopo due matrimoni falliti, Marilyn diventa l'amante di Frank Sinatra per un breve periodo. Nel 1956 sposa il drammaturgo Arthur Miller, un intellettuale molto riservato che le faceva provare una forte insicurezza per il fatto di non sentirsi all’altezza della sua intelligenza.

Foto © Globe Photos/Lapresse

In realtà, Marilyn Monroe era una donna molto istruita: leggeva tantissimi libri, anche molto impegnati, e scriveva poesie. Il suo impegno e la sua dedizione verso la conoscenza la portarono anche a superare, in autonomia, difetti quali la balbuzie e la dislessia. Alla sua morte, i suoi averi furono venduti all’asta: nella sua abitazione furono trovati più di 430 libri.

Il suo bisogno costante di amore era legato ai suoi traumi infantili e alla paura di essere abbandonata: Marilyn inizia a soffrire d’insonnia e a prendere farmaci in modo eccessivo, sviluppando una vera e propria dipendenza da alcuni. Comincia anche ad abusare anche dell’alcol. Il suo malessere e la sua instabilità si fanno sempre più evidenti.

L’attrice è al contempo consapevole sia del suo talento sia della sua bellezza: rifugge i ruoli stereotipati che le vengono assegnati, lotta per la parità di stipendio tra uomini e donne, denuncia i ricatti sessuali.

Il suo sex appeal, però, resta comunque la sua condanna. La prigione che le impedisce di avere veramente quello che desidera, e merita.

Happy Birthday Mr. President: l'inesorabile declino

Nel 1961 termina anche il matrimonio con Miller e ogni legame con Frank Sinatra. Le sue condizioni mentali peggiorano sempre di più: la sua dipendenza da codeina la porta a farsi ricoverare volontariamente in un istituto psichiatrico.

Inizia a frequentare i Kennedy: il 1962 è l’anno in cui si esibisce al Madison Square Garden cantando Happy birthday Mr. President per il 45° compleanno del presidente John Kennedy. Marilyn fu non solo l'amante di John, ma anche del fratello, Robert Kennedy.

Il suo cadavere fu ritrovato il 5 agosto del 1962 nella sua casa di Los Angeles. L’attrice era nuda e con in mano la cornetta del telefono. Aveva soltanto 36 anni. La morte fu dovuta a un’overdose di barbiturici, molto probabilmente suicida, nonostante siano tante le teorie su un possibile coinvolgimento dei Kennedy per i quali era ormai una figura molto scomoda: poco prima aveva abortito il figlio di Bob.

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La sua prematura scomparsa provocò un enorme frastuono mediatico, ma di lei si continuò a parlare solo per gli scandali, gli amanti e i problemi di salute mentale. Ci vollero molti anni prima che l’immagine di Marilyn si liberasse dell’etichetta che le era stata affibbiata dalla società.

E oggi, nonostante molti la celebrino ancora come la dumb blonde esplosiva di Hollywood, vogliamo ricordarla più per la sua bellezza interiore, per la sua voglia di abbattere gli stereotipi, per il suo bisogno di farcela comunque con le sue sole forze.