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Com'è un bambino gender variant?

Shiloh Pitt, la figlia di Angelina Jolie e Brad Pitt, ha contribuito a gettare luce su una condizione complessa e delicata, che va affrontata senza pregoudizi o timori.

Shiloh Pitt, la figlia di Angelina Jolie e Brad Pitt, ha contribuito a gettare luce su una condizione complessa e delicata, che va affrontata senza pregoudizi o timori.

Il termine gender variant ha iniziato a diffondersi soltanto negli ultimi tempi, complice anche la decisione di alcune celebrity di mandare un messaggio ben preciso al mondo. E cioè che il genere non-binario è una problematica che non va nascosta e verso cui non bisogna provare vergogna o paura. È il caso, per esempio, di Shiloh Pitt, all’anagrafe la figlia 13enne di Angelina Jolie e Brad Pitt, una delle prime baby celebrity “gender variant”.

I bambini gender varianti sono bambini che non si riconoscono nel sesso biologico, da cui anche il termine gender nonconformity, e non c’è differenza tra maschio o femmina. Il caso di Angelina Jolie e Brad Pitt, genitori di bambini gender variant, fa scuola: Shiloh, nata femmina, da subito si è invece identificata e sentita un maschietto, e ha iniziato a comportarsi e a vestirsi come tale. Mamma Angelina e papà Brad non hanno mai contrastato i suoi desideri e non ne hanno mai fatto mistero, lasciando a Shiloh la più completa libertà nell’agire e nel mostrarsi al mondo.

Nella vita di tutti i giorni, essere un bambino gender variant è molto complesso. Basta immaginare di avere un corpo e un aspetto che non corrisponde a ciò che ci si sente veramente, e dunque ritrovarsi, per esempio, un’anima femminile chiusa in un corpo maschile, o viceversa, come accaduto a Shiloh.

Il suo caso ha aiutato moltissimo a combattere lo stigma, e a trovare una definizione per una condizione che non è affatto recente, ma che soltanto con i riflettori puntati addosso ha trovato finalmente una sua dimensione.

I bambini gender variant iniziano a manifestare la loro vera identità piuttosto presto. Già tra i 3 e i 4 anni possono sperimentare con la loro identità, e il consiglio degli esperti è proprio quello di lasciarli fare, almeno sino all’adolescenza, quando nel turbinio di ormoni ed emozioni è possibile che il ragazzino abbia difficoltà a capirsi davvero, e a capire quale percorso vuole intraprendere. È in questi casi che diventa importante consultarsi con psicologi e pediatri, in modo da trovare il modo migliore per aiutarlo a sentirsi veramente se stesso.