Creatività

Beppe Sala: «Ripresa verde, l'unica strada possibile per ripartire»

Il sindaco di Milano ha appena dedicato un libro, Lettera dalle città del futuro, agli abitanti più piccoli. Tra i principi ispiratori, la città dei 15 minuti che tanto piace ai francesi

Il sindaco di Milano ha appena dedicato un libro, Lettera dalle città del futuro, agli abitanti più piccoli. Tra i principi ispiratori, la città dei 15 minuti che tanto piace ai francesi

Si chiama Giuseppe Sala, ma tutti da sempre lo chiamano Beppe. È cresciuto dalle parti di Varedo, in provincia di Monza e Brianza, poco distante da Milano. Oggi amministra una delle città più importanti d'Italia, un faro di innovazione, un punto sulla cartina geografica dove “succedono le cose”. Per chi vuole vedere uno scorcio di futuro, la visita a Milano è consigliata. E lui, il primo cittadino del capoluogo lombardo, ha voluto proprio scrivere di questo. Lettera dalle città del futuro (DeAgostini) è dedicato ai giovani cittadini e a ciò che si sta facendo e si farà per rendere migliore la loro Milano. Noi gli abbiamo chiesto di raccontarci cosa c'è nel futuro (ma anche nel presente) di questa città.

Signor sindaco, cosa ci sarà nella Milano del futuro?

La Milano del futuro sarà una città policentrica e più a misura di cittadino, più equa a livello sociale, più sostenibile a livello ambientale, sempre attraente a livello internazionale e imprenditoriale. Nella Milano di domani ci saranno meno auto e aumenteranno le aree verdi. Si prenderanno di più mezzi pubblici e circoleranno meno auto private. Si potrà andare a scuola, al parco, in farmacia facendo solo una passeggiata o un giro in bici di soli 15 minuti. Milano sarà una città sempre più generosa e aperta nei confronti del prossimo e di chi viene da lontano. E continuerà a essere una città in grado di innovare e sperimentare, mettendosi in gioco, nel rispetto della sua lunga storia. Mi rendo conto che detta così può sembrare una lista dei desideri, ma le assicuro che ciò cui stiamo lavorando e che si sta già realizzando.

Il Covid ha svuotato Milano. L'ha silenziata. Che città è oggi?

Oggi Milano vive come se fosse in una dimensione di sospensione. Il Covid-19 ha fortemente colpito la città, il suo tessuto sociale ed economico. I turisti che fino a un anno fa erano 10 milioni oggi non affollano più la Galleria, piazza Duomo o gli altri luoghi iconici di Milano. La nostra città sta vivendo forse la prova più dura dal dopoguerra, una crisi che non sta facendo sconti a nessuno e anzi sta mettendo in seria difficoltà molte famiglie e numerose attività commerciali. Si avverte tanta stanchezza ma anche un forte desiderio di riscatto e di ripresa. Milano è una città abituata a dettare il passo dall'economia al design, dall'arte all'innovazione... In questa attesa obbligata dagli eventi, però, Milano si sta riprogettando e ridisegnando, nel rispetto delle norme, in vista delle sfide e delle opportunità future. Oggi Milano è una città forse più consapevole del valore del tempo, della qualità degli spazi e della necessità di fruire dei servizi in maniera più agevole e vicina. Sembra assurdo, ma sembra quasi che la necessità di mantenere le distanze interpersonali abbia fatto riscoprire a Milano il valore della prossimità, della vita di quartiere, delle relazioni sociali ed economiche di vicinato. La "città dei 15 minuti" è un modello che risponde a queste esigenze e che Milano si sta impegnando ad attuare.

Avete chiesto ai cittadini proposte per migliorare la città: è stata un'esperienza utile?

Certo. Il confronto con i cittadini è imprescindibile quando si sta iniziando un percorso di transizione ambientale e di riprogettazione della città come quello che abbiamo avviato. Oltre alle suggestioni che ricevo personalmente, attraverso i canali social, lettere ed email o per strada, in questi anni in più occasioni abbiamo interpellato i cittadini di Milano per sapere la loro opinione rispetto ad alcuni temi particolari: l'ultima, ad esempio, è la consultazione pubblica aperta per il PAC, il Piano Aria Clima, in via di adozione. Tra ottobre e novembre 2020, invece, abbiamo chiamato a raccolta oltre 800 esperti provenienti da diverse aree di interesse - dalle istituzioni alle università, dalla ricerca all'imprenditoria, dalla creatività alla cultura, dalla salute al volontariato - per mettere a fattor comune progetti e idee per la Milano di domani.

A proposito di Piano Aria Clima. Questo è lo strumento che consentirà alla città di raggiungere gli obiettivi fissati dall’Unione Europea sulla neutralità carbonica, cioè il percorso verso una città libera dalla CO2. Si tratta di un piano articolato in 49 azioni concrete di trasformazione e Milano è il primo comune italiano a dotarsi di questo strumento programmatico, definito su fasi temporali a medio e lungo termine con scadenze precise al 2025, 2030 e 2050. Quali sono le azioni più urgenti e perché?

Il Piano Aria Clima che stiamo adottando è uno strumento di programmazione partecipato, concreto e ambizioso, che si pone l'obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica. È diviso in cinque ambiti - salute, connessione e accessibilità, energia, temperatura e consapevolezza. Per ogni ambito abbiamo previsto alcune azioni, finalizzate a migliorare la qualità della vita in città, intervenendo ad esempio sull'abbattimento delle emissioni inquinanti, sul contenimento del surriscaldamento globale e sull'economia circolare. Tra i principali obiettivi abbiamo individuato, ad esempio, la realizzazione del 55% di chilometri di metropolitana in più rispetto ad oggi, la diffusione delle zone 30, nuove piste ciclabili (entro il 2021 avremo realizzato 100 km di nuove piste) e la promozione del modello di "città dei 15 minuti". Inoltre, il PAC prevede interventi sull'efficientamento degli edifici di edilizia popolare comunale e scolastica, con l'abbattimento al 50% dei consumi di combustibile, mentre per l'edilizia privata sono in programma incentivi ai cittadini più fragili per la sostituzione delle caldaie e la coibentazione degli edifici. Importanti anche le azioni sul fronte della raccolta dei rifiuti che dovranno portare al raggiungimento del 75% di riciclato già nel 2028.

Visto che il libro è dedicato a loro, come pensa di coinvolgere i ragazzi nella progettazione di una città?

Io ho molta fiducia nei ragazzi e nella loro voglia di fare e di esserci. E questo libro è un po' il mio modo per far capire loro che è giusto essere parte attiva della realtà che vivono. Molti temono o demonizzano, ad esempio, il movimento dei Fridays For Future o i ragazzi delle nostre città che in queste settimane hanno tanto protestato per chiedere di tornare a fare lezione in presenza, a scuola e in sicurezza. Chi scende in campo per queste battaglie troverà sempre il mio appoggio. Credo che in giro ci siano tante ragazze e tanti ragazzi pieni di belle idee e di voglia di realizzarle. Come coinvolgerli? Mettendo in campo progetti che li rendano protagonisti anche di piccoli cambiamenti, nel loro quotidiano. Ipotizzo di far partecipare ragazzi di 13 anni o giù di lì al consiglio comunale, per recepire loro suggerimenti. Ma non solo: la gara di chilometri in bicicletta organizzata dalla scuola di Ravi o il mercatino dei vestiti usati del condominio di Jørgen, ad esempio, spiegano come sono le piccole azioni quotidiane a guidare le rivoluzioni più grandi, prima fra tutte quella culturale.

Da aprile 2020 è a capo di C40 for a Green and Just Recovery, la task force dei sindaci del mondo impegnati per la ripresa delle città post Covid-19. Quali sono le decisioni sul tavolo?

In questo momento noi sindaci siamo chiamati a dare una visione e risposte concrete ai nostri concittadini. La pandemia ci stimola ad attuare una serie di politiche che permettano di definire come sarà la città del futuro. L'ambiente è l'ambito in cui dovranno concentrare gli investimenti per dare nuovo impulso e nuova prospettiva alle nostre attività. Su questo, a livello internazionale non abbiamo dubbi. Come presidente della Global Mayors Covid-19 Recovery Task Force di C40, io e gli altri sindaci che ne fanno parte, siamo convinti che una ripresa verde e giusta sia l'unica possibile per le città. Per questo motivo, abbiamo elaborato un piano "Green and Just Recovery agenda": posti di lavoro, economia inclusiva, resilienza ed equità e salute e benessere sono le aree principali su cui va concentrata la nostra azione e quella delle istituzioni nazionali e internazionali. Per questo abbiamo presentato alcune richieste ai governi e alle istituzioni internazionali per sostenere i nostri sforzi, da una ripresa verde e giusta allo stop ai sussidi pubblici per combustibili fossili.

Uno dei capitoli del suo libro si intitola: Come si trasforma una città in una foresta. L'esigenza di verde è sempre più pressante nel capoluogo: cosa è cambiato dal suo insediamento in termini di centimetri di verde?

Il verde è sicuramente un ambito in cui Milano sta investendo parecchio, soprattutto negli ultimi anni. Stiamo piantando tanti alberi. Abbiamo aperto diversi nuovi giardini e aree verdi e lavoriamo per realizzare 20 nuovi parchi, di cui 7 negli ex Scali ferroviari (in base all'accordo di programma, almeno il 50% della superficie di ogni scalo dovrà restare a verde). Negli ultimi mesi, inoltre, oltre 27mila metri quadrati di aree sono stati depavimentati e convertiti in zone verdi. Vorrei poi ricordare che Milano è in prima fila nel progetto Forestami che mira alla piantumazione di 3 milioni di alberi su scala metropolitana entro il 2030. Insomma, il nostro obiettivo è permettere a ogni cittadino di trovare uno spazio verde vicino a casa e stiamo facendo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per realizzarlo il prima possibile.

L'allagamento delle strade è un problema comune a molte grandi città d'Italia, Milano compresa. Ed è solo uno dei grandi problemi legati al Dna idrogeologico del territorio italiano. Cosa deve fare un'amministrazione per rendere sicura la città da questo punto di vista? Milano può fare pace con i suoi fiumi?

Direi che esiste solo una risposta: intervenire. Fortunatamente siamo vicini alla conclusione dell'annosa questione legata alle piene del Seveso. A fine 2022 termineranno i lavori di realizzazione delle vasche di laminazione di Bresso e Senago - in attesa poi del completamento dei lavori per quella di Varedo. Si tratta di opere importanti e strategiche per l'intera città che, contenendo le esondazioni del Seveso, impediranno alle acque di allagare i quartieri di Niguarda e Isola, provocando i danni che tutti noi purtroppo conosciamo. Intervenire non è semplice, perché opere di questo genere hanno tempi di progettazione e realizzazione oltre che costi non sempre di facile gestione. Ma con determinazione e collaborazione - anche tra istituzioni, quando un'opera valica i confini del proprio territorio - le questioni devono essere affrontate e risolte, per il bene dei cittadini.

Nel suo libro ha anche parlato di cohousing, una rivoluzione per uno dei Paesi in cui il patrimonio immobiliare è ancora un asset importante. Secondo lei sarà possibile?

Credo che in futuro formule di questo genere saranno molto più diffuse di quanto non lo siano oggi. Pensiamo a quanti ragazzi universitari condividono l'appartamento con altri studenti o alle case per gli anziani... L'idea è grossomodo quella, ma sicuramente più organizzata. Sicuramente vivere in una abitazione in cohousing non è compatibile con tutti gli stili di vita, ma così come si sono sviluppati gli spazi di coworking e i servizi di mobilità in sharing, non vedo perché in futuro non si possa pensare a formule più strutturate di cohousing, sia in un'ottica di contenimento dei costi di gestione di una casa, sia in un'ottica di socialità nuova.

Se è vero che le crisi possono diventare opportunità, cosa Milano non deve dimenticare di questi mesi per potersi rilanciare?

Non deve perdere la consapevolezza riguardo due temi: la solidarietà e la capacità di trovare soluzioni per adattarsi alle situazioni contingenti, nel rispetto dei propri valori. Il lockdown e le difficili condizioni in cui molte famiglie si sono ritrovate a causa della crisi generata dal Covid-19 hanno rafforzato la già fitta rete di associazioni di volontari: sempre più giovani si sono messi a disposizione per portare la spesa a chi non sta bene o non ha i mezzi per fare acquisti. E questo è sicuramente il segno di una comunità che ha rinunciato alla vicinanza fisica ma non a quella emotiva e solidale. La resilienza, la capacità di adattamento, mostrata in questi mesi conferma quanto sia forte l'animo di Milano, la determinazione con cui persegue obiettivi e li raggiunge. Milano è stata duramente colpita, ma non ha dimenticato la propria storia né le proprie qualità - quello spirito di iniziativa, quella laboriosità, quell'originalità, quell'internazionalità e quell'autorevolezza - che la condurranno a un nuovo periodo di crescita, in cui equità sociale e sostenibilità saranno i protagonisti.

Quali sono i compiti per il futuro che vuole assegnare alla sua città?

Direi che i compiti sono due. Il primo è di farsi trovare sempre pronta ad affrontare le nuove sfide che si presenteranno. Viviamo un periodo di grande instabilità, che può spaventare. Le città devono essere una guida. Milano vuole essere una guida. Ha le carte per esserlo. Il secondo lo accennavo anche nella risposta all'ultima lettera, quella di Gabri: Milano deve realizzarsi come città metropolitana. Serve collaborazione, comunione di azioni e di intenti con i comuni del territorio circostante, ma se tutti - ognuno nella propria realtà - lavorano e si muovono nella stessa direzione otterremo benefici in termini di crescita, di sviluppo economico sociale e culturale, di mobilità, di consapevolezza migliori e maggiori.

Foto apertura: Matteo Corner - LaPresse