Federica Gasbarro, la Greta Thunberg italiana: «Ci aspetta un futuro diverso, più verde»

Correlazione tra riscaldamento globale e pandemia, piste ciclabili e mobilità elettrica, abitudine al riciclo e Friday for Future in versione digitale: intervista alla “Greta italiana”. 

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Green influencer, portavoce italiana del movimento Fridays for Future, unica italiana invitata dalle Nazioni Unite al Youth Climate Summit, che si è tenuto nel settembre 2019 a New York. Forse non conoscete il suo nome, ma probabilmente avete già visto Federica Gasbarro: magari a fianco di Greta Thunberg, durante una manifestazione contro lo sfruttamento del nostro pianeta, oppure come ospite in tv, per parlare di riscaldamento globale. Dall’impegno ambientalista di questa romana classe ‘95, che studia biologia a Tor Vergata, sono nati due libri, “Diario di una striker” e “Covid-19 e cambiamento climatico”, uscito ad aprile in piena pandemia: anche se non possiamo certo esultare per il calo dell'inquinamento atmosferico e delle emissioni di CO2 (visto come sono arrivati), l'emergenza-Coronavirus potrebbe insegnarci molto su come affrontare le minacce ambientali. E rispettare di più il nostro pianeta. Ne abbiamo parlato con la ‘Greta italiana’.

C'è una relazione fra pandemia e riscaldamento globale?

«Non ci sono ancora evidenze scientifiche, però in passato per virus della stessa famiglia del Covid-19, ad esempio la Sars, è stata confermata una correlazione. Se disboschiamo per coltivare, gli animali che vivono nelle foreste smembrate sono costretti a migrare e questo è un pericolo, considerando che possono essere incubatori del virus. Chiaramente nella maggior parte dei casi il salto di specie non c’è, ma in caso di mutazione ‘giusta’ il virus può arrivare a noi umani».

Chi snobbava il movimento Fridays for Future adesso avrà capito il messaggio?

«In realtà anche chi ci snobbava dentro di sé sapeva che avevamo ragione e negava il fenomeno del riscaldamento globale esclusivamente per interesse personale. Chi criticava i Fridays for Future, dicendo che i cambiamenti climatici non esistevano, oppure che l’uso sconsiderato del suolo e altre forme di devastazione non fossero alla base di certi scenari adesso non può più farlo».

Ci aspetta un futuro con più consapevolezza sul tema?

«Me lo auguro, spero ovviamente che ci sia un cambiamento. Anche se a giudicare dalla quantità di mascherine e guanti che vedo per terra a Roma sarà difficile… L’importante è che prendano coscienza i governi. Pensando all’Italia, va bene il bonus mobilità, ma servono anche più piste ciclabili».

A tal proposito, credi che Roma e le altre grandi città italiane cambieranno a causa della pandemia?

«Il futuro sarà diverso, più verde. La volontà da parte delle istituzioni c’è, ma come in un puzzle se non si incastrano tutti i pezzi non andiamo da nessuna parte. Non sono a conoscenza di nessun progetto riguardante mobilità a Roma, ma potrei sbagliarmi».

E nel nostro piccolo, che cosa possiamo fare per aiutare l’ambiente?

«Cambiare abitudini, partendo dalle piccole cose. Ad esempio cercare di sostituire oggetti di uso comune con altri biodegradabili o riciclabili. Usare biciclette, se le condizioni ci sono. Ricorrere alla mobilità elettrica».

 
 
 
 
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Come hai vissuto il periodo di lockdown?

«Essendo abituata a viaggiare tantissimo, è stato un periodo difficile. All’inizio mi sono riposata, ho fatto cose che non facevo da anni, poi mi sono concentrata sullo studio per gli esami universitari, che ho quasi terminato. L’uomo è un animale sociale, la quarantena è stata dura.

Tra le immagini simbolo della quarantena ci sono gli scaffali vuoti dei supermercati. In futuro ci sarà meno spreco alimentare?

«Penso di sì, anche se in tanti casi è ‘culturale’: chi è abituato a comprare tanto e poi buttare via dovrà proprio cambiare le sue abitudini. Ma la giusta informazione può aiutare a migliorare le cose. Questo periodo di isolamento potrebbe aver risvegliato molte coscienze.

E per quanto riguarda le vacanze, faremo meno viaggi in aereo e più in treno?

«Qui la vedo davvero più dura, credo cambierà davvero poco. La vacanza è un modo per staccare dal quotidiano: difficile che in questa occasione le persone scendano a compromessi con l’ambiente. Sarebbe piuttosto il caso di investire nella ricerca, magari nella progettazione di aerei alimentati a idrogeno. Comunque, il fatto che adesso le persone siano consapevoli che il treno inquina meno dell’aereo è già qualcosa. Non puoi imporre di andare in vacanza negli Stati Uniti solo in barca a vela (ride, ndr)!».

Ho colto il riferimento. A proposito, le regole di distanziamento sociale proibiscono i Fridays For Future. Come vi siete organizzati per le proteste?

«Queste manifestazioni sono l’assembramento per eccellenza e credo non potremo scendere fisicamente in piazza per un bel po’, almeno per tutto il 2020. Stiamo però continuando a scioperare online, pubblicando foto con cartelli e geolocalizzandoci. Il 24 aprile abbiamo organizzato un Global Strike per il clima su piattaforma digitale, con degli avatar da posizionare in piazza».

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