special

Il lato positivo

La rubrica di Elena Bernabè e Sandra Saporito per riuscire a guardare in una prospettiva diversa e arricchente anche le circostanze più complesse del nostro quotidiano.

Vai allo speciale
Psiche

Pandemia e overdose di virtualità: quanto è bello potersi toccare?

Pandemia, confinamento e overdose di virtualità: ripartiamo da noi, dal contatto umano, dagli abbracci.

Pandemia, confinamento e overdose di virtualità: ripartiamo da noi, dal contatto umano, dagli abbracci.

Smart working, apericall, Dad, meeting su Zoom... Nuovi termini, nuovi modi di vivere durante il confinamento e il distanziamento sociale. Pandemia e confinamento ci hanno spinto a ridimensionare la nostra vita in un format 3.0 e molte interazioni umane si sono mescolate al virtuale. Ci siamo ritrovati a vivere online dalla mattina alla sera: l’insegnamento, il lavoro e il tempo libero hanno iniziato a svolgersi quasi esclusivamente attraverso un display, col rischio di un'overdose di virtualità dietro l’angolo.

Nessun dubbio sul fatto che la tecnologia sia stata d’aiuto durante la pandemia, ma l’abuso e l’onnipresenza dei device nella nostra vita possono diventare un serio problema: insonnia, dipendenza da internet, ansia, burnout, difficoltà di concentrazione, deficit di attenzione sono soltanto alcuni dei sintomi di overdose digitale.

Il rimedio? Ripartire da noi, dal contatto umano, dall’abbraccio. In effetti, l’abbraccio sarebbe in grado di contrastare alcuni degli effetti nefasti della sovraesposizione digitale e sostenere il nostro benessere psico-fisico in un periodo di grandi sfide.

Overdose di virtualità, le conseguenze sul nostro benessere

La tecnologia i è stata di certo di grande aiuto durante la pandemia, ci ha permesso di continuare a svolgere alcune mansioni fondamentali in un periodo in cui il rischio di bloccarci totalmente era davvero alto, ma ogni comodità ha il suo prezzo e quello dell’overdose di virtualità rischia di essere alto se non riusciamo ad equilibrare la realtà digitale con quella vera, analogica.

Infatti l’abuso della tecnologia non è privo di conseguenze per la nostra salute psico-fisicanomofobia (no-mobile-phobia), stati depressivi, ansia da interazione sociale, difficoltà di concentrazione e pure i problemi legati al sonno possono essere le manifestazioni di un eccessivo uso di internet. Senza contare che i display influenzano persino i nostri cicli ormonali...

Diversi studi scientifici hanno infatti evidenziato che la luce blu emanata dagli schermi di smartphone, tablet e televisori viene percepita dal nostro organismo come luce diurna andando ad influenzare pesantemente la secrezione di melatonina, un ormone prodotto dalla ghiandola pineale, e di conseguenza la regolazione del nostro ciclo sonno-veglia portando ad insonnia, stanchezza psico-fisica, irritabilità e difficoltà di concentrazione.

Quindi come capire se anche tu stai provando un’ overdose di virtualità?

Quando inizi a manifestare una pesante insofferenza al suono delle notifiche che fanno impazzire il tuo cellulare con l’obbligo di giostrarti tra Whatsapp, Messenger, Facebook, Telegram, Instagram, Skype e Zoom per restare in contatto con gli altri oppure per lavorare e ti senti in gabbia: sempre disponibile, sempre connessa; oppure quando non riesci a fare a meno del tuo smartphone e lo controlli 500 volte al giorno, come Bruno Patino, direttore di Arté France e autore de “La memoria del pesce rosso: Come cavarsela in un mondo dove il tempo è la nuova moneta”  pubblicato da A. Vallardi, che avrebbe scoperto la diminuzione della soglia di attenzione indotta dai social media ad appena 9 secondi (uno in più del pesce rosso!), allora è possibile che anche tu sia in uno stato di overdose di virtualità. In questo caso, è giunto il tempo di imparare a staccare la spina. Letteralmente.  

Personalmente, è stato “grazie” a questa overdose digitale che ho scoperto il digital detox, il disconnettersi dal virtuale per riconnettersi al mondo, alle persone, al contatto umano. E posso assicurarti che stare un mese totalmente senza social è stato rigenerante e liberatorio, una vera boccata d’aria!

Digital detox, ecco come imparare a staccare la spina

Il digital detox è una disintossicazione dal mondo virtuale attraverso l'abbandono temporaneo dei social media, la riduzione drastica dell’uso dello smartphone e/o la disconnessione totale da internet per un determinato periodo di tempo.

Io ho approfittato delle vacanze di agosto per disinstallare tutte le app dei social e riappropriarmi del mio tempo, dei miei ritmi. Senza condivisioni online, ho avuto la netta sensazione di riappropriarmi del mio spazio personale, del silenzio, della dimensione interiore che si ha piacere di condividere soltanto con poche persone, a volte soltanto attraverso silenzi e abbracci e questi non li puoi condividere attraverso un display, vanno vissuti.

La prima mossa da fare per un digital detox in dolcezza?

Disattivare tutte le notifiche (provare per credere!) e spegnere i diversi schermi almeno un paio d’ore prima di andare a dormire.

E poi, riattivare i sensi. Tornare a toccare con delicatezza e gentilezza le persone alle quali vuoi bene, gustare i cibi lentamente, ad occhi chiusi, prestando attenzione ai sapori, odorare il profumo dei fiori e dell’erba tagliata o della pioggia, ascoltare i suoni del mondo intorno a te e per un po’ semplicemente chiudere gli occhi e farli riposare dopo l’iperstimolazione che hanno subìto in questi mesi. Questi piccoli gesti ti porteranno a riprenderti il diritto di abitare il momento e te stessa, di vivere il tuo presente in maniera più completa e appagante.

Riscoprire la bellezza del vero contatto umano

Digital detox e contatto umano

Il lato positivo di questa situazione di sovrastimolazione tecnologica può quindi essere una naturale reazione di rifiuto all’onnipresenza digitale e una riscoperta dei gesti semplici, comuni, che davamo per scontato, ma di cui il virtuale è talmente carente da farcene sentire terribilmente la mancanza.

Prendiamo per esempio l’abbraccio, quello caldo e avvolgente che arresta il tempo e ti fa sentire nel posto più sicuro al mondo: l’abbraccio è in grado di agire favorevolmente al livello ormonale aumentando i livelli di ossitocina: il cosiddetto “ormone dell’amore” è in grado di migliorare la memoria e ridurre la pressione sanguigna. L’abbraccio incrementa anche la secrezione di endorfine: questi neurotrasmettitori servono a ridurre lo stress, alleviare il dolore, aumentare il benessere e il buonumore.

In poche parole, l’abbraccio fa esattamente il contrario del virtuale e potrebbe contrastare gli effetti nefasti dell’abuso tecnologico.

In conclusione, la tecnologia è certamente utile in molti ambiti ma la sua presenza nella nostra vita andrebbe ridimensionata per arginare i pericoli di un utilizzo eccessivo, sia per la nostra salute psico-fisica che per preservare la vera socialità, fatta di persone in carne e anima.

Paracelso, l’ inventore della chimica moderna, un giorno disse: “Sola dosis venenum facit” (è la dose che fa il veleno). Se il virtuale ci avvelena, ricordiamoci che il rimedio siamo noi e può bastare davvero poco per tornare a stare meglio. A volte, basta un abbraccio.

 

Sandra Saporito

>>Leggi anche: Sindrome della capanna: comprenderla e superarla

Foto apertura: Pexels