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Yummy dummies - ricette a prova di incapacy

In cucina non sempre è vero che a tutto c’è rimedio, ma è vero che dietro ogni abominio culinario c’è sempre un perché e ve lo spiega Sofia, in arte Cucinare Stanca. Tutti i venerdì su DeAbyDay!

by Cucinare Stanca

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  • Difficoltà

    media

  • Categoria

    Dolci

  • Porzioni

    6

  • Tempo preparazione

    20 min

    PT20M

  • Tempo cottura

    30 min

    PT30M

  • Tempo totale

    50 min

    PT50M

  • Cucina

    Italiana

  • Cottura

    Fritto

Cos'hanno in comune le Zeppole di San Giuseppe, un orrido orologio di cartoncino e un elenco di promesse non mantenute? Lo spiega Cucinare Stanca nella ricetta di oggi!

Cos'hanno in comune le Zeppole di San Giuseppe, un orrido orologio di cartoncino e un elenco di promesse non mantenute? Lo spiega Cucinare Stanca nella ricetta di oggi!

Alle elementari, iniziando già da fine gennaio, io, i miei compagni di classe e delle disperate maestre preparavamo un cimelio orribile da portare in dono ai nostri padri, per ringraziarli di esistere. Alternavamo, durante i vari anni, un orologio da polso di cartoncino a una cravatta, sempre di cartoncino, colorata da noi e che si apriva a libro. Fino a qui riuscivo più o meno ad affrontarla, quello che mi metteva un po’ in difficoltà era il contenuto scritto di questo lavoretto: dovevo scrivere le mie promesse, in cosa volessi migliorare, e delle manifestazioni d’affetto random nei confronti di mio padre. Cosa significa fare delle promesse a un padre a 7 anni? Non lo so, comunque io per non sbagliare, vi anticipo già, le ho tutte disattese, sempre, dalla prima alla quinta elementare.
Cosa significa “in cosa volevo migliorare”? Che ne so come si migliora una settenne e come si autocritica una settenne. Fatto sta che io scrivevo sempre:

  • Prometto di non rispondere più male 
  • Prometto di non dire parolacce
  • Prometto di aiutare in casa e ad apparecchiare
  • Prometto di non fare la lagna
  • Grazie papà, sei un bravo papà, ti voglio bene, Sofia (con il puntino sulla “i” a palloncino).

Sei un bravo papà, una frase che ora, rileggendola con un po’ più di concentrazione rispetto a quando la scrivevo a 7 anni, mi fa fare un respirone.
Da adesso in poi possiamo parlare di “genitore”? Perché quello che intendo io è un concetto che  vale per qualsiasi persona si prenda cura di un* bambin* o di un ragazzo giovane, pure se si chiama "mio cugino Mariolino".

Genitore "bravo" o genitore "non bravo"? Le motivazioni della sentenza

Immaginatevi genitori, forse già lo siete, e in un giorno a caso vi arriva la sentenza: "sei un bravo genitore" o "non sei un bravo genitore". Come si può essere tranquilli nel generare o nel curare un’altra persona che un giorno arriverà da te e ti dirà “ok vai bene”, “no, non vai bene”? Secondo valutazioni proprie, in base alla sua esperienza nel mondo, forse anche paragonandoti ad altri.
Su cosa si basa questa valutazione? Che criteri fanno pendere il giudizio verso l’una o l’altra soluzione? Ma soprattutto che durata ha questa valutazione? Non lo so.
Dal lato mio invece, davanti a questa orribile cravatta, potevo scrivere qualcosa di diverso? Non lo volevo scrivere in realtà, perché al netto dell’andamento della mia vita si sarebbe rivelato vero: mio padre era un buon padre. Ma a 7 anni non immaginavo che vita straziante fosse quella dell’adulto, e neanche che mio padre non stava tutto il giorno a pensare a come farmi contenta o scontenta e non avevo neanche scoperto che mio padre non si qualificava nel mondo come “il papà di Sofia” ma come una persona. Una volta che l’ho capito l’ho assolto dalla condanna a suo carico presso il Tribunale delle Figlie Risentite: alcune cose le ho capite, altre ormai risultavano prescritte, altre invece erano colpa mia (incredibile ma vero, una figlia con una colpa). 
Insomma tutto questo per dire che ‘sti genitori si possono guardare anche con un po’ di clemenza e gentilezza.
Me lo sono chiesta cosa faccia di un genitore un bravo genitore, in generale non lo so, ma se devo rispondere per me c’è solo una risposta: la sensazione di avere un alleato. 

Quindi a prescindere da chi vi ha fatto sentire figli*, se un padre biologico, una madre adottiva, uno zio, una vicina di casa, può essere carino portargli/le una cosa buona da mangiare:

Ingredienti

  • 4 uova
  • 160 g di farina 00
  • 70 g di burro
  • 270 g d’acqua
  • 1 pizzico di sale
  • Un barottolo di amarene

La ricetta delle Zeppole di San Giuseppe a prova di Incapacy

Incapacy miei inizierei facendo la crema, che è sempre la stessa, non è il caso che ne impariate una nuova perché lo so che per ogni cosa nuova che imparate, una vecchia la eliminate (la trovate nella ricetta della crostata con la crema e frutta: quelle dosi andranno dimezzate).

Allora, questo impasto dei bignè ha lo stesso procedimento di sempre, ma ha una massa leggermente più magra, ma senza disperarsi, dopo la friggiamo e la riempiamo di crema, quindi la facciamo diventare bella carica come noi.
Partite cosi:

  1. Sciogliete il burro nell’acqua e portate il mix a bollore, insieme al pizzico di sale.
  2. Appena bolle, non dopo 16 anni, togliete dal fuoco e versate la farina in un solo colpo, mescolate e fate assorbire tutto il liquido dalla farina, aiutandovi con una spatola, non devono esserci grumi.
  3. Tornate sul fuoco e mescolando sempre cuocete questo c.d. polentino, fino a portarlo circa a 90/92°C, ci vorranno circa 3 minuti, si deve staccare bene dalle pareti.
  4. Fate girare il polentino in planetaria con foglia o mescolate con una cucchiara se vi piace il rischio e fatelo raffreddare, facendolo scendere almeno sotto ai 62/63°C, ma mai sotto i 35°C.
  5. Una volta raggiunta la temperatura iniziate a inserire le uova, una alla volta, come sempre, finché, sollevando la foglia della planetaria o la cucchiara non vi esce fuori la c.d spada, una punta. Potrebbero non servire tutte, quindi state attenti.

    Zeppole impasto

  6. Mettete a scaldare l’olio di semi di arachidi a fuoco basso, perché prevedo una lentezza nell’ eseguire le prossime indicazioni mai vissuta.
  7. Prendete un foglio di carta forno e adagiatelo sul tavolo, prendete un sac à poche con la bocchetta metallica a stella, quella zigrinata per capirci, e iniziate a fare o dei dolci cerchietti, tipo ciambella (a due piani, quindi due cerchietti uno sopra l’altro) di circa 6/7 cm di diametro o dei bozzetti tipo quelli in foto.

    Zeppole formate

  8. Una volta data la forma a tutto l’impasto, prendete una forbice e tagliate la carta forno sottostante a quadratini

    Zeppole ritagliate

  9. L’olio spero che non si sia bruciato a causa della vostra lentezza, se ha raggiunto la temperatura massima di 165°C mettete la prima zeppola a friggere, la carta forno si staccherà dalla zeppola dopo 4 secondi, togliete il quadratino dall’olio aiutandovi con una pinza o una forchetta. Vedrete che le zeppole nell’olio aumenteranno veramente moltissimo di volume, quindi non ne mettete troppe insieme, altrimenti buttate tutto. Va bene anche una alla volta, tanto che dovete fa?
  10. Dovranno cuocersi per circa 2/3 minuti per lato, comunque devono essere belle dorate, fate voi e regolatevi
  11. Scolatele su carta assorbente e conditele secondo le vostre convinzioni: c’è chi le divide in due, c’è chi le ricopre di crema solo sopra, c’è chi come me le riempie random con la crema come dei normali bignè.
  12. Metteteci l’amarena sopra, cambia davvero tutto.

Dico sempre che questa è la ricetta che ti insegna il punto di non ritorno della tua vita, quando hai messo un uovo in più, quando hai rotto l’anima al prossimo un po’ di più, che alla fine uno di te non ne può più e non si può più rimediare. È normale provare anche questo verso un genitore, perché non vi conosco, non so che v’è successo, ma se è vero che i genitori sono persone e quindi vanno considerati come tali, è vero anche che le persone a volte non si possono perdonare, neanche volendo.

Foto: Ilaria Muri