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Sanremo, 'o famo strano (il regolamento)

Dai tempi in cui c'erano 3 cantanti per 20 brani alle due edizioni decise con l'Enalotto. Viaggio attraverso i regolamenti di Sanremo.

Dai tempi in cui c'erano 3 cantanti per 20 brani alle due edizioni decise con l'Enalotto. Viaggio attraverso i regolamenti di Sanremo.

Iniziato in sordina nel 1951 in stile café-chantant, con i cantanti che si esibivano sul palco del Casinò di Sanremo mentre tra il pubblico sistemato ai tavolini si aggiravano i camerieri intenti a portare le consumazioni, il Festival è decisamente cambiato nel corso dei decenni. Oggi occupa un posto enorme nel cuore degli italiani e anche nei palinsesti Rai: insieme alle dimensioni, è mutato via via anche il regolamento della manifestazione canora, talvolta in modo bizzarro. Ecco un excursus.

Nel 1951 tre cantanti per 20 brani

Iniziamo appunto dal principio, edizione 1951. Nel Salone delle feste del Casinò di Sanremo si sfidano 20 canzoni, interpretate da tre (anzi quattro) artisti: Nilla Pizzi, Achille Togliano e il Duo Fasano. Più che i cantanti, appunto, a gareggiare sono i brani. Le votazioni si svolgono in sala: le hostess passano di tavolino in tavolino con delle urne, nelle quali i presenti possono infilare la scheda di preferenza. Seguita parzialmente in diretta radiofonica dall’emittente Rete Rossa, antenata di Radio Rai, la prima edizione (vinta da Grazie dei fiori, Nilla Pizzi) passa sostanzialmente inosservata.

1953, doppia interpretazione e orchestra

Nel 1953 inizia a nascere il Festival come lo conosciamo, grazie a una serie di innovazioni che allontanano l'atmosfera familiare delle prime due edizioni. In particolare, vengono introdotte la doppia interpretazione e la direzione orchestrale di ogni brano. Ad eccezione del 1956, sarà così fino al 1971.

Le due edizioni decise con l'Enalotto

Edizione 1956, appunto: gli interpreti dei 20 brani in gara sono selezionati dalla Rai attraverso un concorso per Voci Nuove indetto l’anno precedente. Arrivano 6.646 candidature ed è da qui che sono pescati i sei partecipanti, tutti esordienti nel mondo della musica: vince Aprite le finestre, cantato da Franca Raimondi. Nel 1961 e nel 1962 la classifica del Festival di Sanremo viene decisa tramite una sorta di “referendum” effettuato attraverso l’Enalotto e, per questo, è annunciata ben sette giorni dopo la serata finale. Quattro le serate di ogni edizione: nelle prime due i giurati sono 524 (e non gli stessi): 224 presi fra il pubblico presente in sala e 300 telespettatori, dislocati in 20 città italiane.

A Sanremo arrivano gli artisti stranieri

Dal 1964 i brani candidati sono proposti alla commissione selezionatrice già abbinati a chi deve eseguirli in gara: fino a questo momento il nome dell’artista è stato infatti stabilito successivamente, in quanto ritenuto “secondario”. C’è ancora la doppia esibizione: uno degli interpreti di ciascun brano è un artista straniero che si esibisce, salvo rare eccezioni, in italiano. Il 1965 è l’anno in cui gli interpreti italiani possono essere in gara con più canzoni, mentre per gli artisti stranieri questa possibilità permarrà ancora per altre due edizioni.

Gli anni dei regolamenti cervellotici

Nel 1974, per la prima volta, viene introdotta la distinzione tra Big, ammessi di diritto alla serata finale, e Aspiranti, sottoposti al rischio dell’eliminazione. Sono anni bui per il Festival, alle prese con un calo di interesse e frizioni con le case discografiche, che portano al disastro dell’edizione 1975, vinta (non ce ne voglia) da Gilda. Per dare nuova vita alla kermesse, gli organizzatori concepiscono un regolamento cervellotico. Nel 1976 la competizione è tra cinque squadre composte da sei cantanti, con i "caposquadra" non soggetti a votazione (dunque immuni all’eliminazione) e un complesso sistema di ripescaggi. Nel 1977 gli interpreti in gara sono 12, che accoppiati si sfidano in un meccanismo a scontro diretto. La spuntano gli Homo Sapiens.

1977 e 1984, basi preregistrate e playback

Se il 1977 si rivela un’edizione storica in quanto la prima ospitata all’Ariston, quella del 1980 non è da meno: viene eliminata l’orchestra e tutti i cantanti si esibiscono su basi musicali preregistrate. Ma la vera edizione di rottura deve ancora arrivare ed è quella del 1984: i Big vengono votati attraverso il Totip ed è istituita la sezione autonome delle Nuove proposte, in più tutte le esibizioni sono in playback. Tra gli ospiti ci sono i Queen: per protesta Freddie Mercury si esibisce per quasi tutta la durata di Radio Ga Ga tenendo il microfono lontano dalla bocca.

I cambiamenti (senza sussulti) degli ultimi anni

Il 1990 vede il ritorno dell’orchestra dal vivo per tutti i cantanti in gara, così come della giuria popolare. Il decennio passa senza particolari sussulti, poi qualcosa cambia verso la metà di quello successivo: nel 2004 non c’è nessuna distinzione degli artisti in sezioni, ma in compenso viene introdotto il voto popolare tramite messaggeria telefonica. Uomini, Donne, Under e Classic: nel 2005 i partecipanti sono suddivisi in quattro categorie, con eliminazione e possibilità di vincere il primo posto assoluto. La formula non piace. Nel 2009, per ravvivare la competizione, vengono reintrodotti i ripescaggi: tramite televoto, il pubblico da casa può far riammettere due artisti dei sei eliminati nelle prime due serate. E a proposito di grandi ritorni, non si può non citare quello della doppia canzone per i Campioni, con abolizione della giuria demoscopica e voto riservato a quella di qualità. Da allora non ci sono stati grossi cambiamenti: forse perché Sanremo è Sanremo e non ne ha bisogno. Lo guardano tutti lo stesso.

Foto: ©dimitrisurkov/123RF.COM