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Matteo Bassetti: «Coronavirus, "no" agli allarmismi»

Intervista all'infettivologo che, nonostante gli attacchi su Facebook, insiste: «È una malattia infettiva come tante altre, il panico non serve».

Intervista all'infettivologo che, nonostante gli attacchi su Facebook, insiste: «È una malattia infettiva come tante altre, il panico non serve».

«Sono sconcertato e demoralizzato. Subisco attacchi da ogni parte perché guardo ai numeri e spiego che questa è una infezione con una bassa letalità e una contagiosità contenuta rispetto ad altre malattie infettive». Così aveva scritto su Facebook Matteo Bassetti, direttore della Clinica delle malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova. Era il 23 febbraio e il Paese era già in piena psicosi da coronavirus, tra supermercati presi d’assalto e prezzo dell’Amuchina salito alle stelle.

Da allora la situazione non è migliorata: sono aumentati contagi (com’era prevedibile) e decessi, l’allarmismo dilaga e il Governo ha deciso di adottare misure drastiche per arginare il Covid-19. Ed è da qui che inizio, quando riesco finalmente a parlare con Bassetti, dopo aver rimandato un paio di volte l’intervista. Sono le 10:30 del mattino e va di corsa. «Cinque minuti», mi dice. Affare fatto.

Cosa mi dice delle misure di sicurezza varate dal Governo, dalle scuole chiuse per 15 giorni al ‘no’ alle strette di mano?

«Le seconde sono misure di buonsenso che mi trovano d’accordo. Per quanto riguarda la sospensione delle lezioni a scuola e all’università, mi sembra una decisione esagerata. Difatti il comitato tecnico-scientifico non era completamente d'accordo. Credo che la decisione sia motivata dalla volontà di uniformare il percorso scolastico degli studenti di tutta Italia».

Chiudere le scuole nelle regioni dove ci sono pochissimi contagi potrebbe causare non solo disagi alle famiglie, ma anche fomentare quell’allarmismo contro cui lei si batte dall’inizio.

«Mi sono stancato di insulti e minacce, ma continuo a sostenere che si tratta di una malattia infettiva come tante altre, che nella maggior parte dei casi decorre in maniera lieve e che dunque non bisogna fare allarmismo».

>>LEGGI ANCHE: "Marino Niola sul Coronavirus: «La mamma di Ischia e quella psicosi che divide l'Italia»"

Secondo l’Oms un’influenza ‘normale’ non causa una mortalità del 3,4%.

«In effetti l’influenza stagionale ha un tasso di mortalità che si aggira attorno all’1%. Il fatto è che per il Covid-19 il numero dei casi asintomatici è molto più alto di quello dei casi riportati. Dunque il tasso di mortalità in realtà è inferiore».

E comunque lei lo ha già detto: salvo rarissimi casi, non si muore di solo coronavirus.

«Esatto, le persone decedute finora avevano contratto il virus, ma le loro condizioni erano già compromesse da altre patologie».

Prima abbiamo parlato di allarmismo. In tanti pensano che ‘contagiato’ sia sinonimo di ‘intubato’.

«Sbagliato. Chi è asintomatico non viene ricoverato e nemmeno chi ha febbre bassa. E poi la terapia intensiva può anche essere una precauzione».

Sempre provando a fare chiarezza. Come si trasmette il virus?

«Allo stesso modo dell’influenza stagionale: attraverso le goccioline di saliva».

Ecco, dunque mettersi la mascherina durante un giro in bicicletta o una passeggiata in luoghi non particolarmente affollati, ha senso?

«No, non ha alcun senso».