special

Dark Tourism

Dalla foresta dei suicidi in Giappone al tour guidati di Charles Manson o Pablo Escobar. Tutte le mete dei turisti del macabro.

Vai allo speciale
Viaggi

Dark Tourism: l'Africa

Il continente africano offre molte attrattive ai turisti del macabro. Innanzitutto, è qui che è nato il terrificante vudù. Inoltre, è stato teatro di terribili genocidi e, ancora oggi, ospita baraccopoli molto pericolose.

Il continente africano offre molte attrattive ai turisti del macabro. Innanzitutto, è qui che è nato il terrificante vudù. Inoltre, è stato teatro di terribili genocidi e, ancora oggi, ospita baraccopoli molto pericolose.

Dagli Stati Uniti al Sudest asiatico, passando per Messicoex Unione Sovietica, Sudamerica, Giappone, India e Regno Unito. Il giro del mondo di DeAbyDay nei luoghi più macabri del pianeta, e per questo molto apprezzati dai dark tourist, termina in Africa.

ALLA SCOPERTA DEL VUDÙ IN BENIN E TOGO

Praticato da circa 60 milioni di persone in tutto il mondo, il vudù è riconosciuto come religione ufficiale in Benin, Paese dell'Africa occidentale dov’è nato, sebbene nell’immaginario collettivo la sua ‘patria’ sia Haiti. Il vudù, legato alla magia nera e secondo la tradizione in grado di riportare in vita i morti, affascina e spaventa al tempo stesso. Per questo piace così tanto ai dark tourist, che in Benin appunto, trovano pane per i loro denti. Meta imperdibile la città costiera di Ouidah, un tempo importante centro del commercio di schiavi, famosa per la massiccia presenza dei sacerdoti vudù bukono ma, soprattutto, per il festival dedicato a questa religione. Si tiene a gennaio attorno alla Porta del Non Ritorno, eretta in memoria delle migliaia di uomini che proprio in quel punto salparono, in catene, verso le piantagioni del Brasile. L’evento, capace di attirare praticanti da tutto il mondo e semplici curiosi, è il non plus ultra del vudù, tra balli, canti, oscuri rituali, gente in trance e sacrifici di animali, soprattutto galline e capre. Davvero pittoresche, poi, le bancarelle che vendono feticci per i rituali. A tal proposito, consigliamo di fare un salto in Togo, per la precisione nel quartiere Akodessawa della capitale Lomé, dove si trova il Marché aux Fétiches, il più grande mercato vudù del mondo. Visto che può essere problematico spostarsi in autonomia in questa parte del mondo, meglio affidarsi a un tour operator, che possa magari inserire nel pacchetto anche una visita a qualche villaggio animista più remoto.

Foto: Sergey Mayorov © 123RF.COM

IN ZAMBIA, A MOLLO NELLA PISCINA DEL DIAVOLO

La prossima tappa del viaggio in Africa è Livingstone, nello Zambia. È qui che si trova un’attrazione da brivido, più che macabra. Si tratta della Devil’s Pool, una piscina naturale che si trova proprio sul precipizio delle Cascate Victoria. Ma che, protetta da una barriera rocciosa, impedisce di essere trascinati oltre il bordo. E dunque di precipitare, per 128 metri. La Devil’s Pool, che è adiacente alla Livingstone Island, è accessibile da settembre a gennaio, cioè solo nella stagione secca: nel resto dell’anno la corrente sarebbe talmente forte da trascinare via nel vuoto gli incauti turisti.

UNA VISITA AI LUOGHI DEL GENOCIDIO DEI TUTSI IN RUANDA

Il genocidio dei tutsi del Ruanda è stato uno dei più sanguinosi episodi del XX secolo: nel 1994, nel giro di pochi mesi, furono sterminate almeno 500 mila persone, forse addirittura un milione. A lungo taciuta, questa strage è invece oggi ricordata nel Paese africano. Due le visite consigliate: il Kigali Genocide Memorial Centre, situato nel sobborgo di Gisozi dove 250 mila corpi, massacrati a colpi di machete, bastoni chiodati, asce e armi da fuoco, furono seppelliti in una fossa comune. Oppure il Murambi Genocide Memorial Center, situato nel Sud del Paese: in questo ex istituto tecnico, nei 100 giorni che sconvolsero il Ruanda, furono uccisi almeno 50 mila tutsi.

Foto: delcreations © 123RF.COM

IN SUDAFRICA, NELLA TOWNSHIP PIÙ PERICOLOSA DI CAPE TOWN

Nella Sudafrica dell’apartheid, il termine township designava quelle aree urbane metropolitane, ma periferiche, nelle quali abitavano esclusivamente cittadini non-bianchi. La più famosa e popolata è Soweto, sobborgo di Johannesburg nato come sobborgo abitato da minatori e lavoratori di colore, dove visse a lungo Nelson Mandela. Teatro di aspri scontri con la polizia, su tutti quello del 1976 che costò la vita al 13enne Hector Pieterson, Soweto non è più la baraccopoli malandata con fogne a cielo aperto di un tempo. Per respirare l’atmosfera di una ‘vera’ township sudafricana bisogna andare a Khayelitsha, sobborgo disagiato di Città del Capo dove vivono 400 mila persone. I walking tour organizzati da Juma Mkwela, molto rispettato nella comunità, ne mostrano il suo lato migliore. Per quello peggiore, beh, basta passeggiare per i suoi vicoli senza una guida: famosa per la violenza delle sue gang e per la sottocultura criminale, Khayelitsha figura tre le aree con il più alto tasso di criminalità del Sud Africa, a causa dei quasi 200 omicidi che qui si verificano ogni anno.

Foto apertura: belchonock © 123RF.COM