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Satisfashion

A caccia di stereotipi e falsi miti con l'esperto di moda Andrea Batilla. Seguite la sua rubrica e non indosserete mai più a cuor leggero i vostri tacchi a spillo preferiti.

by Andrea Batilla

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Fashion People

Andrea Batilla in Satisfashion: «Vi svelo tutti gli stereotipi sulla moda»

Di quanti stereotipi è fatto il nostro rapporto con i vestiti e con un’industria miliardaria? Risponde Andrea Batilla nella prima puntata di Satisfashion.

Di cosa parliamo quando parliamo di moda?

In questa prima puntata della rubrica Satisfashion Andrea Batilla, consulente strategico per aziende del lusso, ci insegna a riflettere su stereotipi e falsi miti legati a un mondo decisamente più profondo e complesso di quello che viene normalmente raccontato.

Quanti sono gli stereotipi sulla moda?

Perché quando si parla di vestiti ogni giudizio diventa improvvisamente personale e soggettivo mentre se vediamo un quadro di Picasso lo guardiamo con una forma di rispetto e non diciamo “Questo non me lo comprerei mai” ma gli diamo un valore universale e oggettivo? Perché modaiolo è un termine dispregiativo e i giornali di moda sono rivolti solo ad un pubblico femminile? Perché Armani è sempre Armani e Chanel è simbolo di eleganza?

Insomma, quanto siamo coscienti di quello che ci mettiamo ogni mattina?

Percezione distorta della moda: i colpevoli

È strano a dirsi ma i due principali colpevoli dell’imbarbarimento della percezione della moda sono le scuole e i media

La moda è riconosciuta come una forma di arte applicata a partire dai primi del Novecento. Il Royal College of Art a Londra viene fondato nel 1837 per contrastare il successo crescente di Francia e Germania nel design applicato. Nel 1850 il Principe Filippo lo fa diventare parte di un gigantesco progetto pubblico dedicato alle arti applicate che comprende il Victoria and Albert Museum e la Royal Albert Hall. Il primo diploma in Fashion Design viene dato ad una donna, Muriel Pemberton, nel 1931.

In questo modo, nel mondo anglosassone, la moda viene messa allo stesso livello di ogni altra forma di espressione artistica e trattata come tale.

In Italia le scuole di moda sono iniziative private che nascono tra gli anni ’30 e ’60 per formare sarti, modellisti e tagliatori. La moda non è quindi considerata un’arte né può avere un approccio progettuale ma un mestiere tecnico, al pari dell’idraulico e dell’elettricista.

Questa divisione rimane attiva a livello popolare (non solo in Italia) e quando la moda, a partire dal secondo dopoguerra, diventa un’industria, la sua popolarizzazione passa attraverso il concetto che sia una cosa femminile, facile da capire e culturalmente bassa.

Il pubblico femminile, attraverso i magazine femminili appunto, non viene abituato a riconoscere il valore della moda in termini di design ma di estetica pura e semplice, quindi di mercato. In questo modo, ancora oggi, è molto più semplice veicolare messaggi comprensibili alle masse che renderle consapevoli di significati complessi. Per lo stesso motivo di fronte ad un oggetto di design o di arte abbiamo in genere un timore reverenziale mentre verso i vestiti siamo portati ad esprimere opinioni totalmente soggettive. E se pensate che gli influencer abbiano qualcosa a che vedere con queste dinamiche, beh sì, hanno molto a che vedere.

Il ruolo degli influencer

Gli influencer hanno di fatto sostituito i magazine femminili e attraverso un linguaggio comprensibile e personale offrono un modo semplice per soddisfare le ansie di desiderio messe in circolo dalla società.

Spunti di riflessione

La stragrande maggioranza di chi compra abbigliamento affronta la moda come un bene di consumo che non ha bisogno di riflessione. Noi siamo qui per fare il contrario: per aiutarvi a riflettere.

Sulla moda più o meno tutti si sentono in grado di esprimere opinioni personali ma è solo attraverso la conoscenza e la cultura di questo sterminato e profondo mondo che possiamo riuscire a formarci un’opinione chiara e precisa di quello che avviene attorno a noi e quindi decidere in libertà cosa vogliamo o non vogliamo comprarci.

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