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A caccia di stereotipi e falsi miti con l'esperto di moda Andrea Batilla. Seguite la sua rubrica e non indosserete mai più a cuor leggero i vostri tacchi a spillo preferiti.

by Andrea Batilla

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Andrea Batilla: «Il tailleur: un simbolo di emancipazione in continua evoluzione»

Il tailleur, versatile, elegante e pratico, è uno dei pezzi di abbigliamento più iconici della storia. Scopriamo nascita, morte e rinascita di un grandissimo classico con Andrea Batilla.

STEREOTIPO: In molte ce l’hanno nell’armadio ma fanno molta fatica a metterlo. Per altre è diventato una noiosa uniforme. Uno dei pezzi di abbigliamento più iconici della storia è sparito dal radar della moda. Per sempre?

RIBALTAMENTO DELLO STEREOTIPO: Siamo nel 1872 e a Londra nasce il movimento delle “Suffragette”, gruppo di donne  che, come il nome insegna, lottano per la parità dei diritti e in particolare per ottenere il diritto al voto. Non dobbiamo mai dimenticare che in quei tempi la donna era ritenuta un essere inferiore rispetto all’uomo, anche dalla scienza ufficiale.

Nei loro cortei per le strade di Londra le Soufragette sono le prime ad usare completi giacca e gonna che permettono movimenti più liberi rispetto a quelli usati quotidianamente. Dal loro insegnamento Coco Chanel elabora per prima l’idea del tailleur che, tra gli anni ’20 e ’30 è ancora qualcosa di molto poco usuale. Contemporaneamente una parte di donne particolarmente progressiste come Virginia Woolf o Vita Sackville-West cominciano ad usare i pantaloni da uomo destando enorme scandalo ma di fatto dando il via ad una rivoluzione che non si sarebbe più arrestata.

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Il tailleur (sia con la gonna che con il pantalone) si cristallizza durante gli anni ’40 proprio per la sua versatilità e praticità e viene usato soprattutto dalla parte di donne che, a causa della guerra, vengono spinte per la prima volta nella storia ad assumere ruoli maschili.
Sarà di nuovo Gabrielle Chanel nel 1954 alla tenera età di 73 anni a rivoluzionare il tailleur che sotto le mani di Dior si era irrigidito rendendo le donne lontani oggetti del desiderio. Il tailleur di Chanel è morbido, destrutturato e adatto alla vita lavorativa delle donne contemporanee che attraverso questo due pezzi si sentono eleganti ma riescono a muoversi liberamente.
Ma è con gli anni ’80 e con Giorgio Armani che il completo giacca/pantalone o giacca/gonna entra nel guardaroba della nuova classe imprenditoriale femminile che ne fa uno strumento di potere. 

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CONCLUSIONE: Oggi il suit, dopo essere stato a lungo in animazione sospesa, è tornato di nuovo in maniera prepotente sulle passerelle aprendosi a narrazioni mai percorse prima: l’erotismo, il minimalismo, l’esagerazione. Il tailleur ha perso il suo significato originale di liberazione femminista diventando uno dei tanti capi a disposizione dei nuovi designer (e quindi di tutte le donne) per scrivere storia ancora mai raccontate.

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